venerdì, Maggio 22, 2026

Il presidente di Taiwan difende l’aumento degli investimenti nella difesa

by Jacopo Padoan
Investimenti

El Pais- Madrid 21/05/2026

Nel mezzo del polverone sollevato dalla recente visita in Cina del presidente statunitense Donald Trump, anche il suo omologo taiwanese, Lai Ching-te, ha voluto tracciare le proprie linee rosse: “Il nostro futuro non può essere deciso da forze straniere”, ha dichiarato durante una conferenza stampa a Taipei, convocata per fare il bilancio dei suoi due anni alla guida dell’isola autogovernata, che Pechino considera parte irrinunciabile del proprio territorio.
Lai, considerato da Pechino un “pericolo” per le sue tendenze secessioniste, ha sostenuto la necessità di incrementare gli investimenti nella difesa in un contesto turbolento: “Siamo più in allerta che mai di fronte alle minacce. Non si tratta di provocare, ma di prevenire la guerra”, ha spiegato. “La pace e la stabilità nello stretto di Taiwan sono elementi essenziali per la sicurezza e la prosperità globali”.
In questo scenario di tensione, Trump ha affermato ieri che parlerà con il presidente di Taiwan. Si tratta di una mossa senza precedenti per un leader statunitense, che potrebbe scuotere profondamente le relazioni tra Washington e Pechino, secondo quanto riporta l’agenzia Reuters. I presidenti di Stati Uniti e Taiwan non comunicano direttamente da quando, nel 1979, Washington ha spostato il riconoscimento diplomatico da Taipei a Pechino.
L’isola democratica, che conta 23 milioni di abitanti, è diventata uno dei punti più critici dell’agenda durante l’incontro della scorsa settimana tra Trump e Xi Jinping. Il presidente cinese ha avvertito il magnate repubblicano che le relazioni tra Washington e Pechino dipendono proprio da Taiwan: “È il tema più importante nei rapporti tra Cina e Stati Uniti”, ha dichiarato il leader asiatico. Se gestita male, ha rimarcato, la questione potrebbe persino trascinare i due Paesi verso un “conflitto”.
Taiwan resta così intrappolata nella lotta tra superpotenze. La Cina, con i suoi 1,4 miliardi di abitanti, vede l’isola come una provincia ribelle e mantiene la riunificazione tra i suoi obiettivi strategici principali.
Trump ha evitato di pronunciarsi pubblicamente su Taiwan durante i tre giorni trascorsi a Pechino. Tuttavia, al momento della partenza, il repubblicano ha assicurato che i taiwanesi possono stare tranquilli e che la politica statunitense rimane invariata.

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