mercoledì, Maggio 20, 2026

Il modello Filimonov spaventa

Dagli slogan patriottici alla stretta sociale, la linea politica che sta cambiando Vologda

by Rachele Gabbin
Il modello Filimonov spaventa

Georgy Filimonov è alla guida della regione settentrionale di Vologda, a nord-est di Mosca, dal 2023, anno in cui è stato nominato dal presidente russo Putin in persona, prima di consolidare il proprio potere con la vittoria elettorale del 2024. Fin dal suo insediamento, la sua linea politica ha suscitato accesi dibattiti a causa di un’impronta ultranazionalista, illiberale e profondamente legata alla nostalgia del passato. Non è raro, per esempio, vedere lo stesso Filimonov indossare giacche dal taglio tipicamente staliniano.

Tra i provvedimenti che hanno suscitato maggiore scalpore finora figurano la limitazione della vendita di alcolici a sole due ore nei giorni lavorativi, misura che ha di fatto determinato la chiusura di oltre 600 negozi specializzati, e, soprattutto, il divieto di aborto nelle cliniche private della regione. Quest’ultimo si inserisce in un orientamento più ampio, in linea con le politiche promosse da Vladimir Putin, volte a contrastare il marcato calo della natalità.

A queste severe misure sociali si aggiunge una forte operazione di propaganda visiva: dall’erezione di statue commemorative di Stalin e Ivan il Terribile (primo zar di Russia) fino alla decisione di ridipingere di rosso rubino e rivestire di slogan nazionalisti quasi tutti gli autobus locali e i quattro jet dell’era sovietica della compagnia aerea regionale.

L’adozione di tali politiche proibizioniste ha consentito a Filimonov di consolidare i rapporti con la potente Chiesa ortodossa russa, che in passato lo aveva criticato per la promozione di elementi legati al paganesimo, tra cui l’installazione di una statua dedicata a Veles, divinità slava associata agli inferi.

Per quanto riguarda la popolazione di Vologda, le scelte del governatore non hanno sempre incontrato consenso, in particolare quando hanno inciso direttamente su diritti e libertà individuali. Tuttavia, il dissenso appare scarsamente tollerato. Dinnanzi a proteste da parte di cittadini o leader d’impresa, o anche solo in presenza di un sostegno ritenuto insufficiente, le autorità hanno spesso risposto con modalità coercitive. Lo stesso governatore si è spinto fino a sfidare a un confronto fisico il proprietario miliardario di un’importante acciaieria russa, suo rivale in termini di influenza.

Parallelamente, gruppi di opposizione attivi sui social media sono stati oscurati dall’autorità russa per le telecomunicazioni, contribuendo a restringere ulteriormente gli spazi di espressione del dissenso.

Al contempo, non manca chi guarda con favore all’ ‘intraprendenza’ di Filimonov. Una cittadina della regione, impiegata nei pressi del Cremlino locale e del nuovo monumento a Ivan il Terribile, ha dichiarato al New York Times “Forse sono proprio questi personaggi eccentrici a dover salire al potere, quelli che non hanno paura di nulla, che agiscono senza esitazioni, se non altro, producono cambiamenti visibili”. I cambiamenti a cui si riferisce sono effettivamente visibili camminando per la città: nuovi marciapiedi di granito e lampioni raffinati sono stati installati in massa, e gli austeri edifici della città sono stati illuminati a giorno in vista delle celebrazioni per l’880° anniversario previsto per il prossimo anno.

Le forti posizioni del governatore non incontrano consenso unanime neppure a livello politico. Pur beneficiando del sostegno delle principali istituzioni russe, le sue iniziative hanno suscitato critiche anche tra esponenti e sostenitori del partito legato al Presidente Vladimir Putin.

Nel febbraio 2025, tali critiche hanno trovato espressione in una petizione che ne chiedeva le dimissioni, arrivando a raccogliere decine di migliaia di firme, una forma di dissenso esplicito relativamente rara nel contesto russo. L’iniziativa è stata successivamente sospesa e Filimonov è rimasto in carica.

 

FONTE: THE NEW YORK TIMES

Photo credit: jimmyweee, CC BY 2.0 https://creativecommons.org/licenses/by/2.0, via Wikimedia Commons

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