venerdì, Maggio 22, 2026

Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food che trasformò il modo di pensare il cibo

by Jacopo Padoan
Carlo Petrini

È scomparso nella tarda serata di ieri Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e tra le voci più influenti a livello internazionale nel campo dell’alimentazione sostenibile e della sovranità alimentare. Aveva 75 anni ed è morto a Bra, in provincia di Cuneo, la stessa città in cui era nato nel 1949.

Gastronomo, scrittore e giornalista, Petrini — conosciuto da tutti come “Carlin” — ha dedicato l’intera vita a promuovere un modello alimentare fondato su tre principi che sono diventati il manifesto della sua esistenza e della sua opera: buono, pulito e giusto. Una filosofia che ha saputo tradurre in istituzioni, reti globali e un movimento culturale capace di coinvolgere milioni di persone in tutto il mondo.

Le origini e la nascita di un movimento

Di origini umili, Petrini conseguì un diploma tecnico e si iscrisse alla facoltà di Sociologia dell’Università di Trento, che lasciò a quattro esami dalla laurea. Fu però al di fuori delle aule accademiche che costruì la sua formazione più profonda, attraverso il giornalismo, l’attivismo culturale e una curiosità intellettuale che non si sarebbe mai spenta.

Negli anni Ottanta fondò Slow Food, un’organizzazione nata come risposta simbolica e concreta all’avanzare del fast food e di un modello produttivo sempre più industrializzato e lontano dalle tradizioni locali. Il movimento si diffuse rapidamente oltre i confini italiani, diventando un punto di riferimento internazionale per chi si occupava di ambiente, agricoltura, cultura gastronomica e diritti alimentari.

Una rete globale e un’università unica al mondo

Accanto a Slow Food, Petrini fondò Terra Madre, una rete mondiale che mette in collegamento contadini, pastori, pescatori, cuochi, accademici e consumatori con l’obiettivo comune di difendere la biodiversità, la sovranità alimentare e un’agricoltura sostenibile. Una struttura orizzontale e plurale che oggi conta comunità in decine di Paesi.

Tra i suoi contributi più concreti vi è anche la creazione dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, a Bra, prima istituzione accademica al mondo a offrire un approccio interdisciplinare agli studi sul cibo. Un progetto che ha contribuito a legittimare la gastronomia come disciplina scientifica e culturale a tutti gli effetti.

Il riconoscimento internazionale

Il lavoro di Petrini ha ricevuto riconoscimenti da istituzioni di primo piano a livello globale. Nel 2004 la rivista Time lo ha nominato “Eroe europeo”. Nel gennaio 2008 il quotidiano britannico The Guardian lo ha inserito, unico italiano, nella lista delle cinquanta persone che potrebbero salvare il mondo. Nel 2013 il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente lo ha nominato co-vincitore del premio Champion of the Earth per la categoria “Ispirazione e Azione”. Nel 2016 è stato nominato Ambasciatore Speciale FAO per il programma Fame Zero in Europa.

Il suo contributo è stato riconosciuto anche in sede ONU: nel 2012 ha preso parte al Forum Permanente delle Nazioni Unite sui Popoli Indigeni a New York e ha partecipato alla Conferenza Rio+20 in Brasile, dedicata allo sviluppo sostenibile. Nel 2019 è stato invitato da Papa Francesco — del quale era amico — al Sinodo sull’Amazzonia in Vaticano.

Un pensiero che attraversava i confini politici

Figura difficilmente catalogabile sul piano politico, Petrini fu tra i quarantacinque membri del comitato promotore del Partito Democratico nel 2007, ma vantava relazioni e stima anche in ambienti del centrodestra. Una trasversalità che rispecchiava la natura del suo messaggio, difficilmente riducibile a una singola appartenenza partitica.
Negli ultimi anni aveva anche avviato le Comunità Laudato Sì, una rete di circa ottanta realtà territoriali ispirate all’enciclica di Papa Francesco, per la quale Petrini — che non si definiva credente — scrisse la prefazione nell’edizione Edizioni San Paolo: un gesto insolito e significativo, che testimoniava la sua capacità di costruire ponti tra mondi apparentemente distanti.

L’eredità

“Chi semina utopia, raccoglie realtà”, ripeteva spesso Petrini, sintetizzando in una frase la sua visione del mondo. Slow Food ha annunciato che porterà avanti il suo lavoro, ricordando “la sua straordinaria empatia, la sua voglia di fare e il suo esempio di vita” come forza guida per il futuro del movimento.
Con la sua scomparsa, il dibattito globale su cibo, ambiente e giustizia sociale perde una delle voci più originali e ascoltate degli ultimi decenni.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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