L’Assemblea Nazionale del Venezuela ha approvato la “Legge di Amnistia per la Coesistenza Democratica”, un provvedimento destinato a estinguere la responsabilità penale per una serie di atti compiuti negli ultimi 26 anni. La legge in questione si ispira a modelli di giustizia di transizione (in inglese transitional justice) già messi in atto nella regione, tra cui l’accordo del 2016 stipulato tra il Governo colombiano e le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia).
Le leggi di amnistia nascono da una valutazione pragmatica: è necessario che il sistema giudiziario dia priorità ai reati considerati maggiormente gravi, poiché è pressoché impossibile perseguire singolarmente ogni violazione in un contesto di crisi prolungata.
Inoltre, è interessante notare come alcuni atti considerati criminali nella storia passata del Paese siano in realtà frutto dell’esercizio di diritti fondamentali: è per questo motivo che la legge porterà alla scarcerazione di numerosi esponenti considerati prigionieri politici da varie organizzazioni internazionali indipendenti. Questa situazione porta alla creazione di ambiguità. L’accettazione dell’amnistia implica che un reato sia stato commesso. Tuttavia, se il reato era, ad esempio, l’espressione di dissenso politico, l’amnistia rischia di essere un riconoscimento implicito della criminalizzazione del dissenso.
Inoltre, è necessario porre l’attenzione sull’attuazione pratica della norma. Il suo successo dipenderà dalla capacità del sistema giudiziario di agire con indipendenza e trasparenza, superando l’ulteriore paradosso di un’istituzione chiamata a revocare sentenze che essa stessa ha emesso.
Per la comunità internazionale, il successo della misura si misurerà non solo nel numero di scarcerazioni, ma nella capacità di ripristinare un’ effettiva fiducia nelle istituzioni e nel potere giudiziario.
Fonte: “The Amnesty Law in Venezuela: A Step Toward Democracy?“; ICTJ
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