sabato, Aprile 18, 2026

L’8 aprile si è celebrata la giornata internazionale dei Rom

Stereotipi e stigmi sociali restano diffusi, mentre si rafforza sul piano istituzionale l’impegno per l’inclusione

by Rachele Gabbin
L’8 aprile si è celebrata la giornata internazionale dei Rom

Nella giornata dell’8 aprile si è celebrata la Giornata internazionale dei Rom, un’occasione in cui le istituzioni hanno rinnovato il proprio impegno nel contrasto alle forme di discriminazione e marginalizzazione che continuano a colpire queste comunità.

In una dichiarazione congiunta, i commissari europei Roxana Mînzatu, Hadja Lahbib e Marta Kos hanno sottolineato come i Rom rappresentino “una componente essenziale dell’identità europea condivisa” e contribuiscano in modo significativo alla vita sociale, economica e culturale del continente. Questi, infatti, sono circa 10-12 milioni in Europa, di cui 6 milioni nell’Unione. Allo stesso tempo, i commissari hanno condannato la persistenza di stereotipi e pratiche di esclusione, definendole incompatibili con i valori europei.

Un appello analogo è stato rivolto anche da Alain Berset, segretario generale del Consiglio d’Europa, che ha evidenziato come le comunità rom continuino a incontrare ostacoli strutturali nell’accesso a ambiti fondamentali della vita sociale ed economica. Il permanere di queste barriere, secondo Berset, rischia di indebolire le democrazie, rendendole più esposte a divisioni e dinamiche di esclusione. Da qui nasce la necessità di dare piena attuazione agli standard e agli strumenti elaborati dal Consiglio d’Europa, tra cui il Nuovo patto democratico per l’Europa e la Strategia per l’inclusione dei Rom e dei Sinti 2026-2030.

A conferma della persistenza di tali criticità, un report dell’Agenzia dell’Unione Europea per i diritti fondamentali ha evidenziato come, nei nove paesi dell’UE con le più ampie popolazioni rom, circa l’80% viva in condizioni di povertà. Le difficoltà non riguarderebbero soltanto istruzione e occupazione, ma investono anche l’accesso ai servizi essenziali, come l’assistenza sanitaria, un’alimentazione adeguata e, in alcuni casi, persino l’acqua potabile. Le indagini mostrano inoltre come la marginalizzazione sia spesso legata a meccanismi di esclusione sistemica: nella Repubblica Ceca, ad esempio, molti adulti rom incontrano ostacoli nell’accesso alla casa, al lavoro e ai servizi pubblici, mentre in Paesi come Ungheria e Grecia i bambini affrontano limitazioni nella partecipazione ad attività educative e ricreative.

Negli ultimi anni, tuttavia, si registra anche un crescente impegno istituzionale volto a migliorare le condizioni di vita all’interno delle comunità. Tra le iniziative più recenti figura il progetto della Commissione europea Romanì. Empowering Roma Women, Improving Access to Health, and Combating Gender-Based Violence, che mira a contrastare l’esclusione sociale e la violenza di genere. Coordinato dal Dipartimento di Sociologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il progetto ha coinvolto Italia, Bulgaria e Romania, con la collaborazione della Fondazione ISMU e di Caritas Ambrosiana.

Un elemento distintivo del progetto è rappresentato dalla metodologia adottata, che integra ricerca, formazione e intervento sul territorio. A Milano, ad esempio, sono stati organizzati incontri e momenti di confronto sui temi dell’esclusione e delle discriminazioni che subiscono le donne rom. Con il supporto di una fotografa professionista, le partecipanti hanno realizzato una serie di scatti nei propri contesti di vita quotidiana, successivamente utilizzati come strumenti di riflessione e dialogo e destinati a confluire in una mostra prevista per il mese di maggio.

Photo credit: Touam (Hervé Agnoux), CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons

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