La Missione di Verifica dell’ONU in Colombia ha pubblicato il suo più recente rapporto sull’implementazione dell’Accordo di Pace, relativo al periodo compreso tra il 27 dicembre 2025 e il 26 marzo 2026. Il documento, redatto dall’ufficio del diplomatico slovacco Miroslav Jenča, esprime preoccupazione per i fatti di violenza registrati durante la campagna elettorale e chiede alle autorità colombiane di garantire condizioni di sicurezza adeguate in vista del primo turno delle elezioni presidenziali.
Elezioni legislative in un contesto fragile
Secondo il rapporto, le elezioni del Congresso e le consultazioni interpartitiche dell’8 marzo si sono svolte in larga misura in modo pacifico, a dimostrazione, secondo l’ONU, della solidità istituzionale del Paese. Solo 2 dei 13.746 seggi elettorali sono stati trasferiti preventivamente per motivi di sicurezza, e non sono state registrate gravi alterazioni dell’ordine pubblico.
Tuttavia, nella fase di avvicinamento al voto si sono verificati diversi episodi preoccupanti: un attacco mortale contro la scorta di un senatore nel dipartimento di Arauca; la sparizione di un candidato al Senato nel Cesar; il sequestro temporaneo di una senatrice indigena da parte di un gruppo armato nel Cauca; e un episodio analogo ai danni di una candidata indigena alle circoscrizioni speciali di pace, sempre nel Cauca. Jenča ha sottolineato che i rischi sono stati “particolarmente elevati nelle regioni vulnerabili” che dispongono di rappresentanza aggiuntiva in Parlamento grazie all’Accordo di Pace del 2016.
Comunes perde la personalità giuridica
Per la prima volta dalla firma dell’accordo con le FARC, il partito Comunes — nato dall’ex guerriglia — ha partecipato alle elezioni legislative in condizioni di parità con gli altri partiti. Il risultato, tuttavia, è stato deludente: la formazione non ha ottenuto seggi né ha raggiunto la soglia minima di 500.000 voti necessaria per mantenere la propria personalità giuridica. Comunes ha appoggiato dieci candidati — tre dei quali donne — all’interno della coalizione Fuerza Ciudadana, che ha raccolto poco più di 114.000 voti.
I dirigenti del partito hanno riconosciuto i risultati e imputato le difficoltà alle minacce subite in diversi territori durante la campagna, ribadendo al contempo il proprio impegno verso l’Accordo. L’ONU ha espresso apprezzamento per la partecipazione, definendola un elemento fondamentale del processo di reinserimento dei combattenti nella vita civile.
Violenza contro gli ex combattenti
Sul fronte della sicurezza, il bilancio continua a essere pesante. Nel periodo analizzato, la Missione ha verificato l’assassinio di quattro ex combattenti nei dipartimenti di Putumayo, Caquetá, Huila e Cauca, oltre a nove tentati omicidi. Il totale delle persone uccise dalla firma dell’Accordo ha raggiunto quota 491, mentre le vittime di tentato omicidio sono 179, e 57 le persone scomparse.
Tra il 27 dicembre e il 20 marzo, l’Ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari ha registrato lo sfollamento forzato di 8.404 persone e il confinamento di altre 23.039 in 26 comuni di 8 dipartimenti, con gli scontri tra gruppi armati illegali come causa principale.
Riforma agraria in ritardo
Sul fronte della riforma rurale integrale, il rapporto segnala progressi parziali. Fino a metà marzo, erano state consegnate a contadini, donne rurali e vittime del conflitto circa 323.579 ettari dei 3 milioni previsti dall’Accordo, con titoli definitivi di proprietà emessi per 86.000 di questi ettari.
L’ONU ha rinnovato l’appello al Congresso affinché avanzi nel dibattito sulla Giurisdizione Agraria e Rurale, il cui funzionamento è ancora privo di una legge regolatrice.
Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU discuterà il rapporto il 21 aprile 2026.
Fonte: El Tiempo
Photo Credit: El Tiempo/ ONU