Crescono le preoccupazioni internazionali sulla tenuta della fragile tregua tra Iran e Stati Uniti, dopo che nella giornata di ieri, gli USA hanno sequestrato una nave da carico iraniana che tentava di forzare il passaggio dei porti di Teheran. La nave mercantile, battente bandiera iraniana, era diretta verso il porto di Bandar Abbas e, secondo quanto riferito dall’esercito iraniano, proveniva dalla Cina. Il presidente Trump ha dichiarato sul social Truth: “La nave Touska ha cercato di superare il blocco, è stata messa in guardia ma si è rifiutata di ascoltare e così la Marina l’ha fermata colpendo la sala macchine. Ora è sotto la custodia degli Stati Uniti”. La replica di Teheran non ha esitato a farsi attendere: “Gli Usa hanno violato il cessate il fuoco, reagiremo presto contro l’atto di pirateria”.
Così, il secondo round di negoziati previsto per questa sera a Islamabad sembra essere saltato: l’agenzia di stampa iraniana Irna, ha dichiarato che il Paese non parteciperĂ alla nuova fase di colloqui di pace con gli Stati Uniti. Questa decisione sarebbe dovuta alle “richieste eccessive di Washington, alle aspettative irrealistiche, ai continui cambiamenti di posizione, alle ripetute contraddizioni e al blocco navale in corso”, ha riferito l’agenzia.
Uno dei principali motivi di tensione tra i due paesi riguarda proprio il mantenimento da parte degli Stati Uniti del blocco dei porti iraniani a fronte di una gestione altalenante del traffico marittimo da parte di Teheran, che ha prima revocato e poi ripristinato le restrizioni attraverso lo Stretto di Hormuz. “Non si possono limitare le esportazioni di petrolio dell’Iran pretendendo al contempo sicurezza gratuita per gli altri”, ha scritto sui social il Primo Vicepresidente iraniano Mohammadreza Aref. “La scelta è chiara: o un mercato petrolifero libero per tutti, o il rischio di costi significativi per chiunque” ha aggiunto.
Il timore di nuovi shock per le economie internazionali cresce: in precedenza, Trump aveva messo in guardia l’Iran affermando che avrebbe distrutto le sue centrali elettriche e i suoi ponti in assenza di un accordo. A queste parole Teheran aveva risposto che, in caso di attacco, avrebbe colpito le centrali elettriche e gli impianti di desalinizzazione dei vicini arabi del Golfo. In questo quadro di crescente instabilità , nelle ultime ore i prezzi del petrolio hanno subito un nuovo rincaro di oltre il 5% e i mercati azionari hanno vacillato, alimentati dal rischio che la tregua possa fallire e che il traffico nel Golfo resti ridotto al minimo indispensabile.
Alcune fonti della sicurezza pakistana avrebbero, però, dichiarato ad Al Jazeera che i negoziati tra Stati Uniti e Iran avranno comunque luogo e si terranno entro la giornata di venerdì. “Due aerei da trasporto pesante statunitensi, C-17 Globemaster, sono atterrati alla base aerea di Noor Khan a Rawalpindi”, vicino alla capitale pakistana Islamabad. […] “Le strade dall’aeroporto alla Zona Rossa di Islamabad sono state temporaneamente chiuse, a indicare un rafforzamento delle misure di sicurezza, gli hotel Serena e Marriott di Islamabad sono stati evacuati e non sono consentite nuove prenotazioni fino a venerdì”.
Ad ogni modo, anche nel caso in cui i colloqui tra le due delegazioni dovessero effettivamente tenersi, la prospettiva di un potenziale accordo rimane altamente incerta e soggetta a molteplici variabili politiche e strategiche. L’Iran ha giĂ assicurato che non vi sono nuove proposte sul tavolo dei negoziati con gli Stati Uniti, lasciando intendere una fase di stallo nelle trattative. “Le nostre posizioni sono chiare: a differenza della controparte, che cambia costantemente la propria, noi rimaniamo saldi. Fin dall’inizio abbiamo detto che alcune cose erano inaccettabili, e molte delle questioni riportate dai media sono mere speculazioni, senza alcuna nuova proposta sul tavolo”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei.