Gerusalemme, marzo 2026 — L’escalation della violenza nei Territori Palestinesi Occupati, in particolare in Cisgiordania, continua a causare vittime e ad aggravare i bisogni umanitari della popolazione palestinese. Secondo dati recenti, nei primi mesi del 2026 il numero di sfollati causati dalla violenza dei coloni ha già superato il totale registrato nell’intero 2025.
Nella giornata di ieri, due persone sono state uccise: una da coloni israeliani nei pressi di Betlemme e un’altra dalle forze israeliane nel campo di Qalandia, vicino a Gerusalemme. Dall’inizio dell’ultima escalation regionale, oltre 150 attacchi da parte di coloni hanno causato vittime o danni materiali in circa 90 comunità, con una media superiore a sei attacchi al giorno.
Sfollamenti in aumento e comunità svuotate
Dall’inizio del 2026, gli attacchi dei coloni e le restrizioni di accesso hanno costretto quasi 1.700 palestinesi ad abbandonare le proprie case. In meno di tre mesi, il numero ha già superato quello complessivo dell’anno precedente.
Secondo l’United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA), dal 2023 ben 38 comunità palestinesi sono state completamente svuotate dei loro abitanti. Le organizzazioni umanitarie stanno fornendo assistenza agli sfollati, inclusi alloggi di emergenza, supporto psicosociale e altri servizi essenziali.
Un’ulteriore escalation si è verificata con lo sfratto di 15 famiglie palestinesi dalle loro abitazioni nell’area di Batn al Hawa, nel quartiere di Silwan, a Gerusalemme Est. In risposta, le Nazioni Unite e i partner umanitari hanno invitato le autorità israeliane a fermare e invertire le evacuazioni forzate e l’espansione degli insediamenti. L’appello è stato lanciato dall’Humanitarian Country Team, che riunisce i responsabili delle agenzie ONU e oltre 200 organizzazioni non governative.
Crisi umanitaria persistente nella Striscia di Gaza
Nella Striscia di Gaza, la risposta umanitaria prosegue su larga scala nonostante le persistenti restrizioni di accesso, le interruzioni delle catene di approvvigionamento e i continui attacchi.
Nella giornata di ieri, le Nazioni Unite e i loro partner hanno fornito assistenza a 47 palestinesi rientrati dall’Egitto attraverso il valico di Rafah. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), insieme ai partner, ha facilitato l’evacuazione medica di 17 pazienti che necessitavano cure non disponibili localmente, accompagnati da 30 caregiver.
L’United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees ha garantito oltre 13.000 consultazioni sanitarie di base attraverso 38 punti di servizio, mentre il United Nations Development Programme ha raccolto circa 2.000 metri cubi di rifiuti solidi e rimosso oltre 750 tonnellate di detriti.
Ulteriori interventi hanno incluso la fornitura di carburante da parte dell’United Nations Office for Project Services per alimentare servizi essenziali, in un contesto in cui la rete elettrica è inattiva da quasi 30 mesi. Le cucine sostenute dal World Food Programme hanno distribuito circa 1,5 milioni di pasti.
La Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) ha fornito mangimi e sostegno finanziario agli allevatori per ridurre la dipendenza dagli aiuti alimentari, mentre l’United Nations Children’s Fund ha supportato la distribuzione di 3.500 metri cubi di acqua potabile tramite camion.
Nel frattempo, l’OCHA ha coordinato gli aiuti per le famiglie sfollate le cui tende sono state allagate da forti piogge: circa 3.000 persone sono state colpite, mentre le precipitazioni hanno anche interrotto i servizi idrici, secondo l’UNICEF.
Fonte: OCHA daily newsletter del 27/03/2026
Immagine: 2 settembre 2025, evacuazione da Gaza City © EYAD BABA/AFP via Getty Images