sabato, Agosto 8, 2026

Nuova svolta nei negoziati tra USA e Iran?

Trump congela un maxi-attacco e rilancia il dialogo con Teheran, ma smentite iraniane e continui cambi di rotta americani alimentano i dubbi sulla tenuta dell'intesa

by Rachele Gabbin
Nuova svolta nei negoziati tra USA e Iran?

Dovevano iniziare lunedì i nuovi colloqui tra Stati Uniti e Iran. Ad accelerare l’apertura di questo tavolo negoziale sarebbero state, ancora una volta, le minacce di Trump di sferrare un “attacco massiccio” contro Teheran.

“Sapevano quale sarebbe stata la portata dell’attacco perché lo vedevano prepararsi”, ha dichiarato il presidente statunitense ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, precisando come l’operazione in fase di allestimento avrebbe rappresentato “il più grande attacco dalla Seconda Guerra Mondiale” e che un’azione di tale portata avrebbe rischiato di far fallire definitivamente ogni prospettiva di pace.

Attraverso i propri canali social, Trump ha inoltre affermato di essere stato sollecitato sia dall’Iran che dagli alleati mediorientali degli Stati Uniti a congelare l’azione militare, in quanto i contorni di un’intesa si stavano ormai definendo. “Eravamo pronti a partire […], il motivo per cui ce lo hanno chiesto è perché pensano che ci sia un accordo. C’è un accordo su Hormuz e ci sarà un accordo sul nucleare”, ha aggiunto.

Tuttavia, nella giornata di ieri l’Iran ha smentito l’esistenza di trattative con gli USA, precisando di essere in contatto unicamente con l’Oman per valutare una temporanea riapertura dello Stretto di Hormuz.

Il quadro diplomatico rimane dunque incerto per due ragioni fondamentali: i segnali contraddittori inviati dalle parti e la progressiva perdita di credibilità delle garanzie americane.

Lo stesso presidente degli Stati Uniti ha, infatti, più volte sbandierato come imminente una soluzione diplomatica della guerra, salvo poi assistere al sistematico riaccendersi degli attacchi incrociati.

A tal proposito, Trita Parsi, vicepresidente esecutivo del Quincy Institute for Responsible Statecraft, ha dichiarato ad Al Jazeera che la strategia statunitense, contrassegnata da continue escalation e repentine ritrattazioni, rischia di compromettere le prospettive di una soluzione diplomatica del conflitto.

“Ormai è diventato un copione logorante”, ha affermato Parsi. “Proseguendo su questa strada, ogni credibilità negoziale andrà perduta: diventa dubbia la reale volontà di rispettare i patti, perde peso la validità degli incentivi offerti e, inevitabilmente, si depotenzia persino la deterrenza delle minacce”.

Sulla stessa linea si attesta Alan Eyre, esperto di diplomazia presso il Middle East Institute di Washington: “Non è cambiato nulla. Il presidente Trump ha minacciato di annientare l’Iran cinque o sei volte, per poi fare marcia indietro all’ultimo minuto. Trovo assai improbabile che vi siano reali trattative in corso o che si stia definendo un intesa sul nucleare o sullo Stretto di Hormuz”.

A confermare l’estrema precarietà del momento sono le stesse dichiarazioni dei vertici statunitensi, pronti a sferrare nuovi attacchi qualora il canale diplomatico dovesse fallire. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha ribadito come il maxipiano d’attacco sia soltanto congelato, confermando in un post su X che le forze armate americane restano “pronte all’azione e con il colpo in canna”.

Nel frattempo, dopo la forte volatilità delle ultime settimane, i mercati energetici hanno reagito all’ipotesi di tregua con una brusca virata al ribasso: il greggio Brent ha ceduto il 4,5%, attestandosi a 83,98 dollari al barile, mentre il Wti statunitense è sceso del 4,6%, toccando quota 80,74 dollari.

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