sabato, Settembre 12, 2026

Parlamento turco approva la legge sul disarmo del PKK

La normativa prevede forme di protezione legale e reinserimento per i combattenti che consegneranno le armi, ma lascia ancora aperta la questione del futuro di Abdullah Öcalan

by Rachele Gabbin
Il Parlamento turco approva la legge sul disarmo del PKK

Nella giornata di lunedì è stata approvata una legge nel parlamento turco destinata a ridefinire i contorni di un conflitto che dura da oltre quarant’anni. Il provvedimento punta a garantire riabilitazione e protezione legale per migliaia di combattenti del PKK, il movimento autonomista curdo considerato un’organizzazione terroristica non solo da Ankara, ma anche da Stati Uniti e Unione Europea.

Si tratta del primo concreto passo legislativo verso la pacificazione del conflitto. Un percorso in questa direzione era stato avviato lo scorso anno quando lo stesso fondatore del PKK, Abdullah Öcalan, aveva rivolto dal carcere un appello ai suoi compagni miliziani affinché deponessero le armi e abbracciassero strumenti democratici per rivendicare i diritti della minoranza curda. Da quel momento, pur tra reciproche diffidenze e con tempistiche molto dilatate, il processo di disarmo aveva di fatto gradualmente preso forma.

Denominato “legge per una Turchia libera dal terrore”, il testo è stato approvato dopo 12 ore di discussione con una larga maggioranza: 468 voti favorevoli, 88 contrari e sei astensioni.  Il provvedimento è stato sostenuto dal partito di governo AKP del presidente Recep Tayyip Erdoğan e dal partito filo-curdo DEM e prevede la sospensione dell’azione penale e delle pene detentive per alcuni reati per un periodo compreso tra cinque e dieci anni. La legge stabilisce inoltre il reinserimento nella vita civile dei combattenti che consegneranno le armi, escludendo però un’amnistia generale. Dal beneficio restano infatti esclusi coloro che si sono resi responsabili di reati gravi, a partire dall’omicidio.

Secondo quanto riferito dagli stessi parlamentari, nella fase iniziale la misura dovrebbe comportare la scarcerazione di circa 3.500 detenuti legati al PKK, pari a circa un terzo delle persone attualmente recluse nelle carceri turche.  La misura potrebbe quindi consentire a numerosi militanti del PKK che vivono da anni in clandestinità o in esilio all’estero di rientrare in Turchia e tornare alla vita pubblica.

L’entrata in vigore della nuova legislazione non sarà tuttavia immediata: il provvedimento resta infatti vincolato all’effettivo accertamento, da parte del Consiglio di Sicurezza Nazionale della Turchia, del completo disarmo del PKK. Inoltre, nonostante la portata della svolta, il testo lascia irrisolto uno dei nodi considerati più cruciali dai militanti curdi: il destino di Öcalan, 77 anni, che da ormai 27 anni sconta la pena in isolamento nel carcere dell’isola di İmralı, a breve distanza da Istanbul.

A questo proposito, la scorsa settimana il vicepresidente turco Cevdet Yılmaz ha dichiarato a CNN Türk che il caso di Öcalan “non rientra nell’ambito di questa legge”, aggiungendo però che il leader curdo sarebbe “nella posizione di contribuire al processo di pace”, senza fornire ulteriori dettagli.

All’esito del voto, Yılmaz ha definito su X la nuova legge un “passo storico”, sottolineando come i 468 voti favorevoli rappresentino “un consenso politico di fondamentale importanza.” “Ci aspettiamo che i processi di disarmo e dissoluzione vengano attuati il più rapidamente possibile … e che successivamente le relative disposizioni di legge entrino in vigore”, ha aggiunto.

Anche Devlet Bahçeli, stretto alleato di Erdoğan e leader degli ultranazionalisti del MHP, ha accolto con favore l’esito della votazione. “Che sia motivo di augurabilità e successo”, ha dichiarato, stringendo la mano ai deputati filo-curdi del DEM.

Photo credit: Ifan Morgan Jones, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

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