lunedì, Aprile 20, 2026

Argentina: la Cassazione potrebbe passare da 13 a 9 giudici

Il Governo Milei valuta di non coprire i quattro posti vacanti nel massimo tribunale penale del paese, su proposta degli stessi magistrati. La mossa solleva interrogativi istituzionali e penalizza decine di candidati che attendono la nomina dal 2022.

by Adriana Randazzo
ministro della giustizia-cassazione

Il massimo tribunale penale dell’Argentina potrebbe cambiare volto. La Camera Federale di Cassazione, organo giudiziario che rivede le condanne per corruzione a carico di funzionari ed ex funzionari e si colloca al di sotto della sola Corte Suprema, potrebbe passare da 13 a 9 componenti. La proposta, emersa dagli stessi giudici del tribunale, ha trovato una prima apertura da parte del Governo del presidente Javier Milei, alimentando un dibattito che intreccia questioni istituzionali, interessi politici e diritti acquisiti da decine di candidati che attendono di essere nominati.

Tutto è cominciato il 23 marzo scorso, quando il ministro della Giustizia Juan Bautista Mahiques ha incontrato i giudici della Cassazione nella loro sede. All’incontro hanno partecipato il presidente del tribunale Diego Barroetaveña e sette altri magistrati, oltre al viceministro Santiago Viola. In quella sede, i giudici hanno illustrato al ministro la propria posizione: con i nove componenti attualmente in carica il tribunale funziona bene, la produttività delle sezioni non è compromessa dalle quattro vacanze esistenti e non sarebbe necessario procedere alle nomine. Mahiques, secondo fonti giudiziarie e governative citate dal quotidiano La Nación, avrebbe risposto invitando i magistrati a raggiungere un consenso interno, segnalando una disponibilità di massima a valutare la proposta.

Le quattro vacanze si sono create con il pensionamento dei giudici Eduardo Riggi, Liliana Catucchi e Ana María Figueroa, e con le dimissioni recenti di Juan Carlos Gemignani. I giudici rimasti spiegano che il meccanismo di rotazione tra le sezioni — quando manca un componente, viene sorteggiato un giudice da un’altra sezione — consente di mantenere i carichi di lavoro distribuiti in modo efficiente. Sostengono inoltre che questo sistema anticipi di fatto il modello previsto dal nuovo Codice di Procedura Penale accusatorio, che prevede un “collegio di giudici” sorteggiati caso per caso.

Dal Ministero della Giustizia arrivano argomentazioni in linea con questa posizione. “Se un tribunale funziona bene ed è efficiente, qual è la fretta di nominare nuovi giudici? Risponde a un’esigenza funzionale o a un’esigenza politica?”, ha dichiarato un’alta fonte del dicastero. Il comunicato ufficiale diffuso dopo la riunione ha parlato di volontà comune di “garantire la certezza giuridica e ottimizzare il funzionamento dei tribunali federali”, senza menzionare esplicitamente la riduzione dei componenti.

Per tradurre la proposta in realtà, tuttavia, sarebbe necessaria una riforma legislativa della legge organica della giustizia nazionale e federale. Circolano già due bozze di progetti di legge, la cui esistenza è stata confermata da fonti giudiziarie, anche se i dettagli non sono stati resi pubblici. L’approvazione richiederebbe un accordo politico in Parlamento non privo di ostacoli, considerata la composizione dell’attuale Congresso.

Il nodo più spinoso riguarda però i concorrenti che hanno già partecipato ai concorsi per coprire i posti vacanti, avviati dal Consiglio della Magistratura nel 2022 e ancora non conclusi. Al momento, i candidati meglio posizionati nella graduatoria sono la giudice Gabriela López Iñiguez, con 166,75 punti, seguita dal giudice José Michilini con 165,95 e dal pubblico ministero Leonel Gómez Barbella con 154,5. Mancano ancora le audizioni personali tra i primi venti candidati, che potrebbero modificare le posizioni in classifica, e si applica una quota di genere che impone la presenza di almeno una donna in ciascuna delle tre terne.

Tra i concorrenti, la notizia ha suscitato reazioni di indignazione. “L’unica ragione che mi viene in mente è favorire la concentrazione del potere in poche mani”, ha dichiarato uno di loro. Un altro ha sollevato una contraddizione pratica: ridurre il numero di giudici non comporterebbe alcun risparmio, poiché i magistrati già in carica continuerebbero a percepire i loro stipendi, e il bilancio del tribunale resterebbe invariato, distribuito però tra nove persone invece di tredici.

Sullo sfondo, secondo fonti governative, vi sarebbe anche una valutazione politica: alcuni dei profili meglio posizionati nella graduatoria non sarebbero graditi all’Esecutivo. Un elemento che, secondo gli osservatori, potrebbe rivelarsi determinante nella decisione finale di Casa Rosada su come procedere.

Fonte: La Nación 

Photo credit: La Nación/ Alfredo Sábat

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