Le ostilità in Ucraina non accennano ad attenuarsi: il 16 aprile, la Russia ha lanciato uno degli attacchi più intensi degli ultimi mesi, con circa 700 droni e decine di missili balistici e da crociera che hanno attraversato il cielo del Paese colpendo numerose aree civili. Il bilancio provvisorio parla di almeno 18 morti e oltre 100 feriti. La capitale, Kiev, è stata uno dei bersagli più colpiti con quattro vittime accertate, tra cui un bambino di dodici anni, e più di 50 civili feriti. La situazione è critica anche al sud: nella città portuale di Odesa si contano nove vittime, mentre altri quattro decessi sono stati registrati nella regione strategica di Dnipro.
Il presidente del Consiglio europeo, António Costa, si è espresso con parole dure dinnanzi all’accaduto, definendolo “l’ennesimo orrendo assalto condotto mentre la popolazione dormiva nelle proprie case”. Tetiana Sokol, una residente di Kiev di 54 anni, ha raccontato all’Associated Press la natura violenta ed improvvisa dei bombardamenti: “Al terzo attacco tutto è crollato, non sapevamo dove correre. Ho preso quello che avevo sottomano e sono scappata con il cane”.
Dall’inizio dell’invasione su larga scala nel 2022, l’esercito russo ha consolidato le sue tattiche militari che includono anche attacchi alla popolazione civile. L’Ucraina è stata sottoposta a bombardamenti quasi quotidiani contro aree abitate, con attacchi più contenuti alternati a offensive di ampia portata. Secondo le Nazioni Unite, oltre 15.000 civili hanno perso la vita nel conflitto.
L’intensificarsi degli attacchi coincide con un momento diplomatico delicato. A Kiev cresce la preoccupazione che il protrarsi delle tensioni in Medio Oriente possa determinare un dirottamento delle forniture militari statunitensi inizialmente destinate all’Ucraina. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha quindi intrapreso un tour di 48 ore tra Germania, Norvegia e Italia, con l’obiettivo di ottenere nuovi accordi per la fornitura di sistemi di difesa aerea.
Sebbene l’Ucraina disponga di una solida industria militare, in particolare nella produzione di droni e missili, resta dipendente dai partner occidentali per i sistemi antimissilistici Patriot di fabbricazione americana, considerati essenziali per intercettare e distruggere missili balistici e altri obiettivi aerei.
Nel corso della visita a Roma di mercoledì scorso, Zelensky ha discusso con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni la possibilità di rafforzare la cooperazione nel settore della difesa. Tra le ipotesi figura il cosiddetto “Drone Deal”, un accordo volto a scambiare competenze tecnologiche ucraine con le industrie della difesa dei Paesi alleati, in cambio di sistemi e armamenti che l’Ucraina non produce, come i Patriot. La premier ha confermato l’interesse italiano a sviluppare una produzione congiunta, riconoscendo come l’Ucraina sia diventata una “nazione guida” nel settore dei droni. Tra le opzioni sul tavolo, la più concreta riguarda una coproduzione con Leonardo, uno dei principali attori europei nel settore della difesa.
Nelle dichiarazioni congiunte al termine dell’incontro, Meloni ha dichiarato: “L’Italia intende continuare a fare la sua parte per arrivare a soluzioni condivise, che tutelino la sovranità di Kiev che assicurino la solidità dell’alleanza euro atlantica perché un Occidente diviso, un’Europa spaccata sarebbero l’unico vero regalo che potremmo fare a Mosca […] In questi quattro anni la posizione dell’Europa e dell’Italia è stata sempre la stessa al fianco di Kiev, del suo popolo e delle sue istituzioni. Non è solo un dovere morale ma una necessità strategica […] è in gioco anche la sicurezza dell’Europa”.