I dati del primo trimestre mostrano un calo della disoccupazione, ma il conflitto in Medio Oriente rischia di invertire la tendenza. La Banca d’Inghilterra attende le cifre sull’inflazione prima di decidere sui tassi
Il mercato del lavoro del Regno Unito ha sorpreso gli analisti con dati migliori del previsto per i tre mesi fino a febbraio 2026, ma gli effetti del conflitto tra Iran e Israele, scoppiato il 28 febbraio, rischiano di vanificare rapidamente quei progressi. È questo il quadro che emerge dai dati pubblicati dall’Office for National Statistics (ONS) martedì 21 aprile.
Il tasso di disoccupazione si è attestato al 4,9% nel trimestre considerato, il livello più basso dall’estate del 2025, in netto calo rispetto al 5,2% registrato nei tre mesi fino a gennaio. Gli economisti si aspettavano che il dato rimanesse invariato al 5,2%, rendendo la flessione una vera e propria sorpresa statistica. Nello stesso periodo, 332.000 persone in più risultavano occupate rispetto a un anno prima.
La crescita salariale, tuttavia, ha mostrato segnali di rallentamento. Escludendo i bonus, i salari sono cresciuti del 3,6% su base annua nei tre mesi fino a febbraio, in calo rispetto al 3,8% di gennaio e al livello più basso dal novembre 2020. Includendo i bonus, la crescita si è fermata al 3,8%, contro il 4,1% del trimestre precedente. Si tratta di un dato che la Banca d’Inghilterra considera compatibile con il suo obiettivo di riportare l’inflazione al 2%, e che potrebbe influenzare le decisioni di politica monetaria attese per il 30 aprile, quando il Comitato di politica monetaria si riunirà per deliberare sui tassi di interesse, attualmente fermi al 3,75%.
Yael Selfin, capo economista di KPMG, ha commentato che il calo della disoccupazione è coerente con le rilevazioni che indicavano una ripresa delle assunzioni nei mesi precedenti al conflitto. Tuttavia, ha aggiunto che la disoccupazione potrebbe risalire nei prossimi mesi, man mano che le imprese ridurranno le assunzioni in risposta all’aumento dei costi e al calo della domanda.
I dati del trimestre, infatti, fotografano una situazione precedente all’esplosione della crisi bellica. La guerra ha avuto inizio proprio il 28 febbraio, ultimo mese del periodo analizzato, e il suo impatto sull’economia reale si farà sentire con maggiore intensità nei dati dei mesi successivi.
Un primo segnale in tal senso emerge dalle cifre fiscali più aggiornate dell’ONS: il numero di lavoratori dipendenti è diminuito di 11.000 unità a marzo, portandosi a 30,3 milioni, un calo superiore alle attese degli analisti, che prevedevano una riduzione di 5.000 unità. Anche la stima precedente di febbraio è stata rivista al ribasso, da un aumento di 20.000 a una diminuzione di 6.000. Il numero di posizioni vacanti è sceso da 721.000 a 711.000 nel trimestre fino a marzo.
Ashley Webb, economista senior di Capital Economics, ha parlato di primi segnali che l’aumento dei prezzi energetici legato alla guerra sta pesando sui piani di assunzione delle imprese, con effetti che si trasmettono a una ulteriore moderazione della crescita salariale.
Le previsioni per i prossimi mesi sono preoccupanti. L’EY Item Club stima che la disoccupazione potrebbe raggiungere il 5,8% entro la metà del 2027, con quasi 250.000 persone in più che perderebbero il lavoro a causa della crisi, portando il numero totale di disoccupati a oltre 2,1 milioni. I giovani tra i 18 e i 24 anni sarebbero i più colpiti: il loro tasso di disoccupazione, già al 14,3% nel trimestre fino a febbraio, il livello più alto dal 2015, potrebbe aumentare ulteriormente.
Sul fronte politico, il Segretario al Lavoro Pat McFadden ha riconosciuto i progressi registrati a inizio anno, sottolineando però che il paese non può ignorare le conseguenze della guerra in Medio Oriente, destinate a ripercuotersi su prezzi e occupazione nei prossimi mesi. Il governo ha annunciato l’intenzione di adottare tutte le misure necessarie per sostenere il paese in questa fase.
La Banca d’Inghilterra esaminerà i dati sull’occupazione insieme alle cifre sull’inflazione di marzo, attese per mercoledì, prima di prendere la sua decisione sui tassi. Gli economisti si aspettano che l’istituto mantenga il tasso base invariato al 3,75%, ritenendo prematuro un ulteriore inasprimento della politica monetaria in un momento di così elevata incertezza.
Fonte: The Guardian
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