martedì, Aprile 21, 2026

Parlamento brasiliano spaccato dalla definizione dell’odio

Un disegno di legge che adotta i criteri internazionali dell'IHRA divide esperti e parlamentari: tutela la comunità ebraica o limita il dibattito sul conflitto israelo-palestinese?

by Adriana Randazzo
parlamento brasiliano

Un disegno di legge presentato in Parlamento a Brasilia ha riacceso il dibattito su uno dei temi più delicati del panorama politico e culturale brasiliano: come definire l’antisemitismo per legge, senza compromettere la libertà di espressione e il diritto alla critica politica. La proposta, firmata dalla deputata Tabata Amaral, si trova oggi al centro di un acceso confronto tra giuristi, accademici, organizzazioni ebraiche e movimenti per i diritti civili.

Il testo del disegno di legge adotta i criteri elaborati dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), un’organizzazione intergovernativa che riunisce oltre 30 paesi impegnati nella memoria della Shoah e nella lotta all’antisemitismo. Secondo questa definizione, sono da considerarsi antisemiti non solo gli atti di odio esplicito contro gli ebrei, ma anche quelli che prendono di mira lo Stato di Israele in quanto “collettività ebraica” o che assimilano le sue politiche ai crimini del nazismo.

È proprio su questo punto che si concentrano le critiche più serrate. Numerosi esperti e parlamentari sostengono che includere simili parametri in una norma giuridica rischi di trasformare la legittima critica alle scelte del governo israeliano — in particolare riguardo al conflitto con i palestinesi — in un reato perseguibile. Il professor Michel Gherman, studioso di storia ebraica e antisemitismo in Brasile, ha esplicitamente segnalato il pericolo che la proposta finisca per sovrapporre due piani distinti: la lotta al pregiudizio razziale, da un lato, e il dibattito politico su una questione geopolitica controversa, dall’altro.

Sul fronte opposto, i sostenitori del provvedimento ritengono che una definizione chiara e condivisa sia indispensabile per orientare le politiche pubbliche, formare operatori della giustizia e delle istituzioni educative, e rafforzare la partecipazione del Brasile al dialogo internazionale sulla memoria e sui diritti delle minoranze. In un paese dove episodi di antisemitismo vengono periodicamente segnalati — dalle scritte sui muri agli insulti online fino ad aggressioni fisiche — l’assenza di un quadro normativo preciso renderebbe più difficile il contrasto a questi fenomeni.

Il contesto in cui matura il dibattito è particolarmente significativo. Nel 2025, il governo brasiliano ha deciso di abbandonare l’IHRA, una scelta interpretata da alcuni come un segnale di distanza dalla comunità ebraica internazionale e da altri come l’affermazione di una politica estera più indipendente e sensibile alla causa palestinese. Questa uscita rende ancora più complessa la discussione sul disegno di legge: adottarne i criteri significherebbe, in un certo senso, recepire in forma legislativa i parametri di un organismo da cui il paese si è formalmente allontanato.

La storia parlamentare del provvedimento riflette le tensioni interne al dibattito. Sebbene la proposta avesse inizialmente raccolto firme trasversali, diversi deputati hanno successivamente chiesto di ritirare il proprio sostegno dopo le polemiche suscitate dalla sua presentazione pubblica. Al momento, non è prevista alcuna data per la calendarizzazione del voto in aula, segno che la maggioranza politica preferisce attendere che il dibattito si assesti prima di procedere.

Gli esperti coinvolti nella discussione concordano su un punto: una definizione giuridica dell’antisemitismo è necessaria, ma il modello da adottare non può essere semplicemente importato dall’esterno. Qualsiasi norma, sottolineano, deve essere elaborata tenendo conto della storia, della composizione sociale e del contesto politico specifici del Brasile, un paese con una significativa comunità ebraica, una forte tradizione di solidarietà con i movimenti di liberazione palestinese e un acceso dibattito pubblico sul conflitto in Medio Oriente.

La questione, dunque, resta aperta. Tra chi chiede protezione e chi difende la libertà di critica, il Parlamento brasiliano si trova di fronte a un nodo difficile: costruire uno strumento di tutela efficace senza che esso diventi un limite alla discussione democratica. Un equilibrio che, in molti paesi, si è dimostrato difficile da trovare.

Fonte: Folha de S.Paulo

Photo credit: Ansa

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