martedì, Aprile 21, 2026

Cina, il divario pensionistico tra città e campagne

Nelle aree rurali, le pensioni particolarmente basse spingono molti anziani a proseguire l’attività lavorativa

by Rachele Gabbin
Cina, il divario pensionistico tra città e campagne

Ogni mattina la linea 4 della metropolitana di Chongqing è affollata di lavoratori che si spostano verso il centro città. Tuttavia, tra i passeggeri non ci sono solo impiegati e pendolari tradizionali: molti sono contadini anziani diretti ai mercati urbani con ceste cariche di verdura e altri prodotti agricoli. Questa scena racconta due aspetti della Cina contemporanea: da un lato, una rete infrastrutturale che collega in modo capillare città e campagna, indicatore dei progressi economici e tecnologici del Paese; dall’altro, una realtà meno sfarzosa, dove pensioni troppo basse costringono molti anziani a continuare a lavorare.

Per molti contadini la possibilità di utilizzare la metropolitana per raggiungere i mercati costituisce un vantaggio significativo. Il collegamento consente infatti di vendere direttamente i prodotti senza intermediari, aumentando così i margini di guadagno. Tuttavia, questo non basta a compensare condizioni di vita ancora difficili: il trasporto urbano copre solo una parte del percorso e molti anziani sono comunque costretti a percorrere lunghe distanze ogni giorno. A ciò si aggiunge la precarietà del lavoro, legata alla natura stessa dell’attività agricola, esposta a variabili e imprevisti che incidono direttamente sul reddito.

Dal punto di vista demografico la Cina sta vivendo una transizione strutturale profonda: a un rapido invecchiamento della popolazione si accompagnano una forza lavoro in calo e una persistente bassa natalità. Negli ultimi anni le nascite annue sono infatti scese drasticamente, passando da circa 18 milioni nel 2016 a 9,5 milioni nel 2024, mentre l’aspettativa di vita continua ad aumentare. Secondo alcune previsioni, il rapporto di dipendenza degli anziani, cioè il rapporto tra anziani e popolazione in età lavorativa, pari al 21,2% nel 2024, è destinato a raddoppiare entro il 2041. Anche l’urbanizzazione è avanzata rapidamente: la quota di popolazione nelle aree urbane è passata dal 17,2% al 64,6% negli ultimi cinquant’anni.

Per far fronte al progressivo invecchiamento della popolazione, negli ultimi decenni il sistema pensionistico cinese ha subito trasformazioni significative, arrivando a garantire oggi una copertura pressoché universale. Permangono tuttavia profonde disparità: le pensioni dei lavoratori urbani risultano nettamente più elevate rispetto a quelle destinate alla popolazione rurale, che restano molto basse e spesso insufficienti a garantire standard di vita dignitosi. In particolare, la pensione di base per coloro che non hanno avuto un impiego formale, come la maggior parte degli anziani nelle aree rurali, ammonta a circa 163 yuan al mese (circa 24 dollari). Per contro, la pensione media mensile dei lavoratori urbani si attesta intorno ai 3.500 yuan, mentre per gli ex funzionari pubblici può raggiungere i 7.000 yuan.

Nel complesso, questi dati delineano un quadro di marcate disuguaglianze strutturali, difficilmente conciliabile con la dichiarazione della Cina di aver eliminato la povertà assoluta nel 2020.

Dal punto di vista politico, emergono, però, alcuni segnali di apertura: nel corso dell’ultima sessione annuale del Parlamento, almeno 34 rappresentanti hanno presentato proposte volte ad aumentare le pensioni nelle aree rurali. Interventi governativi in tal senso non sono inediti, ma resta da verificare se, in questa fase, verranno adottate misure più incisive e strutturali. Negli ultimi tre anni, infatti, l’incremento è stato pari a circa 20 yuan mensili, una variazione marginale rispetto all’ampiezza delle disparità esistenti.

FONTE: THE ECONOMIST

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