La giunta militare del Burkina Faso ha disposto lo scioglimento di 118 organizzazioni della società civile, molte attive nel campo dei diritti umani, rafforzando il controllo sullo spazio civico. La misura si inserisce nel processo di consolidamento del potere avviato dopo il colpo di Stato del 2022.
Il governo guidato da Ibrahim Traoré ha progressivamente limitato le attività di ONG, sindacati e gruppi di opposizione, introducendo nel 2025 una normativa più restrittiva. Secondo il ministro Emile Zerbo, le dissoluzioni rispondono all’esigenza di far rispettare gli obblighi legali previsti.
Il provvedimento segue altre misure recenti, tra cui sospensioni e revoche di licenze, e si inserisce in un contesto di crescente centralizzazione del potere. Secondo osservatori internazionali, si tratta di un ulteriore segnale di restringimento delle libertà civili.
Nel medio periodo, la stretta rischia di indebolire il ruolo della società civile e di ridurre gli spazi di monitoraggio indipendente, con possibili conseguenze sulla tutela dei diritti umani in un Paese già segnato da instabilità e violenza diffusa.
Fonte: Africanews.com
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