martedì, Aprile 21, 2026

Violenza nelle scuole in Turchia, due attacchi armati in 48 ore

Gli episodi, compiuti da studenti, riaccendono il confronto su sicurezza e dinamiche sociali giovanili

by Rachele Gabbin
Violenza nelle scuole in Turchia, due attacchi armati in 48 ore

Nel giro di due giorni, in Turchia, si sono verificati due episodi di violenza armata in ambito scolastico, entrambi ad opera di giovani.

Il 14 aprile, un diciannovenne armato di fucile ha aperto il fuoco nella sua ex scuola superiore a Siverek, nella provincia di Şanlıurfa, ferendo almeno 16 persone tra studenti e personale docente. Secondo le ricostruzioni, l’aggressore è passato indisturbato prima nel cortile della scuola e poi all’interno dell’edificio.

Le immagini di videosorveglianza hanno ripreso tutto: l’aggressore spara nei corridoi dell’istituto mentre gli studenti scappano terrorizzati. Il filmato mostra poco dopo i soccorsi affrettarsi ed entrare in azione. Il ragazzo si sarebbe tolto la vita mentre la polizia tentava di intervenire, secondo alcuni testimoni.

Il Ministero dell’Interno turco ha indicato che tra i feriti vi sono dieci studenti, quattro insegnanti, un agente di polizia e un addetto alla mensa. Cinque persone sono state trasferite nel capoluogo provinciale per maggiori cure, con un insegnante che risulta in condizioni gravi.
Il sospetto, privo di precedenti penali, non aveva attirato l’attenzione delle autorità prima dell’attacco; il movente è sconosciuto.

Il giorno successivo, il 15 aprile, un secondo episodio ha avuto esiti ancora più drammatici. In una scuola nella provincia di Kahramanmaras, uno studente di 14 anni ha aperto il fuoco, uccidendo almeno quattro persone, tra cui tre compagni di classe, e ferendone circa venti.

Secondo una prima ricostruzione, il ragazzo si sarebbe presentato a scuola con cinque armi e sette caricatori, presumibilmente appartenenti al padre, un ex agente di polizia, e avrebbe sparato in due aule frequentate da studenti più giovani. Anche in questo caso, l’aggressore si è tolto la vita subito dopo l’attacco. Le motivazioni del gesto non sono state chiarite.

La giovane età delle vittime, studenti tra i 10 e i 14 anni, rende l’accaduto ancora più agghiacciante. Quattro dei feriti più gravi sono stati sottoposti a interventi chirurgici. Il ministro della Giustizia, Akın Gürlek, ha annunciato l’apertura di un’inchiesta per accertare le responsabilità e chiarire le circostanze degli attacchi.

Le sparatorie nelle scuole in Turchia restano fortunatamente relativamente rare, soprattutto se confrontate con quanto accade in altri Paesi. Negli Stati Uniti, per esempio, nel 2026 sono già stati verificati almeno 21 episodi simili in ambito scolastico, di cui otto in campus universitari e tredici in istituti di grado inferiore. Secondo un’analisi della CNN basata su fonti come Gun Violence Archive, Education Week ed Everytown for Gun Safety, gli attacchi hanno causato almeno 13 morti e 15 feriti. Dopo un calo durante il primo anno della pandemia di Covid-19, dovuto alla chiusura delle scuole, il numero di episodi ha ripreso a crescere rapidamente. Gli anni dal 2021 al 2024 hanno registrato livelli record. Nel 2023 e nel 2024 si sono verificati almeno 83 episodi all’anno, mentre il 2022 è stato tra i più letali, con 48 vittime. In quell’anno si verificò anche la strage della Robb Elementary School in Texas, dove furono uccisi 19 bambini e due insegnanti. Dati relativi al 2025 indicano almeno 78 sparatorie, con 32 morti e 124 feriti.

Seppure in diverse misure, il fenomeno è globale e ha cause comuni: contesti difficili e talvolta degradati in cui giovani studenti vengono abbandonati dalle comunità e dalle autorità. Gli studi disponibili indicano che molti aggressori presentano un profilo di forte vulnerabilità. “Non c’è dubbio che stiano lottando e che vi siano stati molteplici fallimenti nelle loro vite”, osserva Reid Meloy, psicologo forense e consulente dell’FBI. Problemi di salute mentale, tra cui depressione e forme di paranoia, ricorrono frequentemente. A questi fattori si aggiungono spesso contesti familiari instabili ed esperienze di trauma precoce, inclusi abusi o violenze domestiche. Anche l’emarginazione sociale gioca un ruolo rilevante: secondo uno studio del 2004, circa tre quarti degli autori di sparatorie scolastiche erano stati vittime di bullismo o isolamento.

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