Rapporto Settimanale ECRE, 24 aprile 2026
SVILUPPI NAZIONALI – ITALIA
- Il Primo Ministro Giorgia Meloni si è impegnata a modificare un progetto di legge sulla sicurezza a seguito della diffusa opposizione a un controverso “piano di bonus di rimpatrio” per gli avvocati specializzati in asilo.
- I partecipanti a una manifestazione di estrema destra hanno ribadito la richiesta di “rimigrazione” delle persone fuori dall’Europa.
- Un’agenzia di collocamento italiana ha firmato un accordo con due agenzie in Tunisia per facilitare la migrazione di manodopera per i giovani tunisini.
- Un nuovo rapporto di una ONG ha messo in evidenza la criminalizzazione in Italia delle persone che agiscono in solidarietà con chi è in movimento.
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è impegnata a modificare un progetto di legge sulla sicurezza a seguito della diffusa opposizione a un controverso “piano di bonus di rimpatrio” per gli avvocati specializzati in asilo. La misura, inclusa in un progetto di legge attualmente in attesa di approvazione parlamentare, prevede pagamenti stimati a favore degli avvocati di oltre 600 euro per ogni richiedente asilo da loro rappresentato che accetti il rimpatrio volontario. Meloni si è offerta di introdurre modifiche al piano tramite un atto legislativo separato qualora il “Decreto Sicurezza” venisse approvato. È sotto pressione poiché il decreto deve essere adottato dai deputati entro il 25 aprile, pena la sua decadenza, e qualsiasi modifica richiederebbe anche l’approvazione del Senato (la camera alta del Parlamento).
L’Unione delle Sezioni Penali Italiane, che rappresenta gli avvocati penalisti, ha definito la misura “incompatibile con la Costituzione e i principi fondamentali dell’etica forense” poiché, a loro avviso, renderebbe gli avvocati difensori “uno strumento delle politiche di rimpatrio del governo”. In un altro contesto, Dario Belluccio dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI), organizzazione membro dell’ECRE, ha affermato che il sistema proposto “mina l’autonomia giuridica, creando un chiaro conflitto di interessi, spingendo gli avvocati a favorire le volontà della pubblica amministrazione piuttosto che la tutela dei propri clienti» e «espone a rischio le persone vulnerabili, come le vittime della tratta o i potenziali rifugiati che potrebbero essere spinti verso rimpatri non sicuri da incentivi finanziari”. Belluccio ha inoltre denunciato la misura perché sembra “rispondere esattamente al concetto di ‘rimigrazione’ promosso dall’estrema destra” e perché si basa su quella che ha descritto come una “visione politica del fenomeno migratorio completamente errata, basata sulla repressione e di comprovata inefficacia”.
La questione della “rimigrazione” è stata al centro anche di una recente manifestazione di estrema destra a Milano. I partecipanti all’evento, organizzato il 18 aprile dal gruppo Patriots for Europe del Parlamento europeo e dal suo membro italiano Lega per Salvini Premier, hanno intonato il termine in risposta a un discorso di un giornalista di destra. Alla manifestazione hanno preso la parola anche leader di estrema destra provenienti da Austria, Repubblica Ceca, Francia, Italia, Paesi Bassi e Spagna. Nel frattempo, circa 5.000 manifestanti che scandivano “Fascisti fuori da Milano!” hanno organizzato una serie di contro-manifestazioni in città e alcuni hanno persino tentato di sfondare un blocco della polizia per raggiungere la piazza dove si stava svolgendo la manifestazione “Masters of Our House”.
Allo stesso tempo, Forza Italia, partner di coalizione di governo della Lega, ha organizzato una manifestazione separata per esprimere la propria opposizione a quello che numerosi commentatori hanno definito il “Vertice sul rimpatrio”. Un’agenzia di collocamento italiana ha firmato un accordo con due agenzie in Tunisia per facilitare la migrazione di manodopera di giovani tunisini verso l’Italia. L’accordo quadro quinquennale è stato firmato il 13 aprile a Tunisi tra Umana, un’agenzia di collocamento leader autorizzata dal Ministero del Lavoro italiano, e sia l’Agenzia Nazionale Tunisina per l’Occupazione (ANETI) che l’Agenzia Tunisina per la Formazione Professionale (ATFP), alla presenza del ministro tunisino del Lavoro e della Formazione Professionale Riadh Chaoued e dell’ambasciatore italiano in Tunisia Alessandro Prunas.
Chaoued ha dichiarato ai giornalisti che l’accordo rappresenta un “ulteriore passo” a sostegno dell’occupazione giovanile, mentre Prunas ha elogiato il contributo che ci si aspetta da esso nel “sostenere la migrazione regolare ed espandere le opportunità di lavoro strutturate a vantaggio reciproco”. Un nuovo rapporto di una ONG ha messo in luce la criminalizzazione in Italia delle persone che agiscono in solidarietà con chi è in movimento. Il rapporto, pubblicato dalla Piattaforma per la cooperazione internazionale sui migranti privi di documenti in collaborazione con diverse organizzazioni membri dell’ECRE e incentrato su cinque Stati membri dell’UE, ha rilevato che 19 delle 110 persone identificate come sottoposte a procedimenti giudiziari per aver aiutato persone in movimento nel 2025 si trovavano in Italia.
Si è inoltre concentrato in particolare sul caso di sei membri dell’ONG Mediterranea, organizzazione di ricerca e soccorso, che sono stati processati nell’ottobre 2025 con l’accusa di aver facilitato l’“immigrazione illegale” a seguito di un’operazione di soccorso in mare da loro condotta nel settembre 2020. A parte questo, il rapporto ha rilevato diversi sviluppi legislativi e politici nel 2025 che “hanno ulteriormente limitato lo spazio civico, colpendo in particolare le ONG che si occupano di migrazione e il diritto di protesta”.
NOTIZIE DALL’UFFICIO ECRE
Nell’autunno del 2025, l’ECRE e i suoi partner di tutta Europa hanno condotto una visita di studio in Lussemburgo al fine di esaminare le pratiche nazionali nella tutela dei diritti delle donne e delle ragazze che si identificano come richiedenti asilo e rifugiate. Organizzata nell’ambito del progetto “Empowerment and Protection of Migrant Women” (AMAL) tra il 30 settembre e il 2 ottobre, la visita ha esaminato in che misura il sistema di asilo, il quadro giuridico, le condizioni di accoglienza e i servizi di sostegno del Lussemburgo rispondano alle esigenze specifiche di genere. L’ECRE ha pubblicato una relazione sulla visita di studio che ha evidenziato una serie di punti di forza degni di nota nell’approccio del Lussemburgo. Tra questi figurano una procedura di asilo strutturata e altamente segmentata e l’accesso garantito all’assistenza legale gratuita sin dall’inizio, che consente alle donne di presentare domande in modo indipendente e di richiedere misure sensibili al genere.
Il rapporto ha inoltre rilevato una crescente attenzione alla violenza di genere (GBV) all’interno del sistema, sostenuta dalla formazione del personale in materia di vulnerabilità, traumi e salute mentale, nonché da una giurisprudenza in evoluzione che riconosce i rischi legati al genere. Il rapporto ha identificato un panorama della società civile forte e diversificato come pietra angolare del sistema. Organizzazioni come Passerell, l’Associazione per il sostegno dei lavoratori immigrati (ASTI), la Croce Rossa lussemburghese, Planning Familial Luxembourg e InfoTraite svolgono tutte un ruolo cruciale nel fornire sostegno legale, sociale, sanitario e contro la tratta. Allo stesso modo, il rapporto ha osservato che la stretta cooperazione tra autorità pubbliche, ONG e fornitori di servizi specializzati – facilitata in parte dalle dimensioni ridotte del Lussemburgo – è un fattore chiave per garantire risposte coordinate e incentrate sulle vittime.
Ha inoltre evidenziato una serie di iniziative promettenti, tra cui il Centro nazionale per le vittime di violenza (CNVV) e le attività di sensibilizzazione mirate sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi. Oltre ai numerosi risultati positivi, il rapporto ha individuato anche diverse sfide ancora in corso. Ha rilevato che le questioni strutturali, in particolare la grave carenza di alloggi, continuano ad avere un impatto negativo sulle condizioni di accoglienza e sull’integrazione a lungo termine. Inoltre, gli ostacoli alla segnalazione tempestiva della violenza di genere, le lacune nei servizi di interpretariato e l’accesso limitato all’assistenza psicologica specializzata limitano ulteriormente una protezione efficace, mentre permangono incongruenze nell’applicazione di approcci sensibili al genere e all’infanzia nelle diverse fasi del sistema. Il rapporto ha inoltre sollevato preoccupazioni circa le implicazioni delle imminenti riforme legate al Patto dell’UE su migrazione e asilo.
Tra queste figurano questioni relative all’accesso all’assistenza legale durante le prime fasi procedurali, all’adeguatezza delle valutazioni di vulnerabilità e alla portata dei meccanismi di monitoraggio. Il rapporto ha inoltre individuato sfide nel quadro della lotta alla tratta, in particolare per quanto riguarda il riconoscimento limitato delle vittime il cui sfruttamento è avvenuto al di fuori del Lussemburgo, nonché la separazione tra le procedure di asilo e quelle relative alla tratta. Nel complesso, il rapporto fornisce un quadro sfumato dell’approccio del Lussemburgo, combinando esempi di pratiche ben sviluppate con persistenti lacune strutturali e procedurali. Sottolinea che, nonostante l’esistenza di una solida base di attori impegnati e di iniziative innovative, sarà essenziale prestare un’attenzione costante al coordinamento, alle risorse e all’attuazione delle politiche per garantire che le protezioni sensibili al genere possano essere effettivamente sostenute nella pratica. Il rapporto è disponibile per il download qui.
Fonte: ECRE Newsletter
Photo credits: Copyright © 2026 European Council on Refugees and Exiles (ECRE)
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