mercoledì, Aprile 29, 2026

Cisgiordania, escalation di violenze dei coloni: crescono attacchi e sfollamenti

by Genny Barozzi

Dall’attacco del 7 ottobre 2023 di Hamas contro Israele, la violenza dei coloni israeliani in Cisgiordania ha conosciuto una forte escalation. Nel territorio occupato – dove vivono oltre 750.000 coloni – il 2025 era già stato un anno record per vittime palestinesi, ma nei primi mesi del 2026 il bilancio è ulteriormente peggiorato, con almeno dieci morti registrati.

Gli ultimi episodi si sono verificati nei villaggi di Al-Mughayyir e Deir Dibwan, nel governatorato di Ramallah, dove civili palestinesi, tra cui un minorenne, sono stati uccisi in attacchi attribuiti a coloni armati. Secondo le autorità israeliane, gli interventi militari sarebbero avvenuti in risposta a lanci di pietre contro civili israeliani; una versione contestata dai residenti, che denunciano invece aggressioni mirate e sistematiche, spesso sotto la protezione dell’esercito.

Impunità e controllo del territorio

Gran parte degli episodi si concentra nell’Area C della Cisgiordania, sotto pieno controllo israeliano, dove la presenza di avamposti e colonie contribuisce a frammentare il territorio palestinese. In villaggi come Al-Mughayyir, circondati da insediamenti, gli attacchi sono descritti come quasi quotidiani.

Secondo dati citati dalla stampa internazionale, oltre il 96% delle indagini aperte contro coloni si conclude senza esiti giudiziari. Dal 2020, nonostante centinaia di vittime palestinesi, i procedimenti avviati risultano estremamente limitati. Questo contesto alimenta un clima di impunità che, secondo osservatori e organizzazioni per i diritti umani, favorisce la prosecuzione delle violenze.

Parallelamente, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha denunciato sfollamenti forzati su larga scala nei territori occupati, evocando il rischio di pratiche assimilabili a una “pulizia etnica”. Tra il 2024 e il 2025, oltre 36.000 palestinesi sono stati costretti ad abbandonare le proprie case.

Violenza sistemica e uso della coercizione

Un rapporto del Norwegian Refugee Council evidenzia inoltre il ricorso crescente alla violenza sessuale e alla coercizione come strumenti per forzare l’abbandono delle terre. Testimonianze raccolte parlano di minacce, molestie e aggressioni ai danni di donne e minori, con effetti profondi sulla struttura sociale delle comunità locali, tra separazioni familiari e matrimoni precoci utilizzati come forma di protezione.

Episodi di particolare gravità sono stati segnalati anche nel governatorato di Betlemme e nella Valle del Giordano, dove si registrano aggressioni fisiche e abusi, anche davanti ai familiari delle vittime.

Crescono le critiche anche in Israele

L’intensificarsi delle violenze ha suscitato reazioni anche all’interno di Israele. Esponenti politici come Yair Golan e Yair Lapid, insieme a ex responsabili della sicurezza, hanno denunciato il fenomeno definendolo “terrorismo ebraico”.

Anche l’organizzazione Commanders for Israel’s Security ha avvertito dei rischi strategici legati alla radicalizzazione dei coloni, mentre il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha riconosciuto il carattere “moralmente inaccettabile” di alcune violenze.

Pressioni internazionali e stallo politico

Secondo Amnesty International, l’espansione delle colonie e l’aumento delle violenze rientrano in un progetto più ampio di annessione dei territori palestinesi. L’organizzazione accusa la comunità internazionale di non aver utilizzato strumenti efficaci per esercitare pressione su Israele.

In ambito europeo, resta aperto il dibattito sulla possibile sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele. Tuttavia, i Paesi membri non hanno raggiunto un consenso. Il presidente francese Emmanuel Macron ha riconosciuto la legittimità della questione, ma ha escluso misure immediate, sottolineando la necessità di non aggravare ulteriormente le tensioni regionali.

In questo contesto, la Cisgiordania appare sempre più come un fronte instabile e in progressivo deterioramento, dove violenze, impunità e pressioni territoriali rischiano di compromettere ulteriormente le prospettive di stabilità e di soluzione del conflitto israelo-palestinese.

Fonti: Il Fatto Quotidiano – Rachida El Azzouzi

Foto di copertina: Jakob Lundvall on Pexels

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