giovedì, Aprile 30, 2026

OSSERVATORE ROMANO: Una Caro­vana per la pace nel Paese della guerra infi­nita

by Jacopo Padoan
Carovana per la pace e l'unita della repubblica democratica del Congo

Carovana per la pace

È alla metà del suo cam­mino la Caro­vana pana­fri­cana per la pace e l’unità della Repub­blica Demo­cra­tica del Congo, par­tita lo scorso 24 marzo per per­cor­rere un Paese deva­stato da una guerra infi­nita, con arrivo pre­vi­sto il 30 mag­gio. Circa 2.500 chi­lo­me­tri, da ovest a est, per­corsi su pul­mini, moto, piro­ghe, tra­sporti locali e a piedi per rom­pere il silen­zio su una delle più gravi crisi uma­ni­ta­rie del mondo. L’obiet­tivo degli orga­niz­za­tori, appar­te­nenti alla Società civile e a movi­menti cit­ta­dini, è quello di denun­ciare la pre­da­zione delle risorse e le inge­renze esterne che ali­men­tano i con­flitti armati sul suolo con­go­lese. «Que­ste guerre non ci appar­ten­gono», dichia­rano. «Il popolo non deve più essere sacri­fi­cato sull’altare di una guerra che non lo riguarda».

Il viaggio di Binja e l’unità nazionale

Hap­pi­ness Binja Yalala, 21 anni, del movi­mento Lucha (Lutte pour le chan­ge­ment), è una degli otto mem­bri della caro­vana, che ha avuto ini­zio a Banana, sull’Atlan­tico, alla foce del fiume Congo, e si con­clu­derà, dopo 64 giorni, a Kalemi, sulla sponda del lago Tan­ga­nika. «Da trent’anni il nostro Paese attra­versa guerre e dif­fi­coltà», dice Binja, stu­den­tessa di giu­ri­spru­denza a Goma, il capo­luogo del Nord Kivu. «Dob­biamo avere il corag­gio di non rima­nere in silen­zio. Per que­sto cam­mi­niamo città per città, vil­lag­gio per vil­lag­gio, ripe­tendo lo stesso mes­sag­gio: “Il Congo è uno e indi­vi­si­bile, nes­suno può pen­sare di divi­derlo”. Mal­grado tutti i pro­blemi, vogliamo rima­nere un unico popolo. Dob­biamo anche scri­vere una sola sto­ria, per­ché le tra­ge­die che stanno acca­dendo in tanti luo­ghi, fra i quali Goma, Bukavu e la pro­vin­cia dell’Ituri, non riguar­dano solo chi vive là, ma tutto il Paese. La Caro­vana è il nostro con­tri­buto per la costru­zione della pace».

Mobilitazione e sensibilizzazione nelle comunità

Sono nume­rose le orga­niz­za­zioni, lai­che e reli­giose, non solo con­go­lesi, coin­volte in que­sta mobi­li­ta­zione. In ogni luogo attra­ver­sato, i mem­bri della caro­vana ten­gono incon­tri e assem­blee con gli stu­denti e par­te­ci­pano a tra­smis­sioni radio­fo­ni­che per sen­si­bi­liz­zare e coin­vol­gere i cit­ta­dini e le auto­rità locali. «Que­sti momenti ricor­dano che la pace si costrui­sce anche attra­verso la fra­tel­lanza, l’ascolto e l’impe­gno di ognuno di noi, e testi­mo­niano il rifiuto dell’indif­fe­renza e della ras­se­gna­zione. La pace non è un lusso, è un diritto», afferma Bija.

Le sfide del territorio e l’accoglienza popolare

Le imma­gini dif­fuse sui social resti­tui­scono l’alle­gria e il diver­ti­mento, ma anche la fatica e le dif­fi­coltà del viag­gio, dovute «al cat­tivo stato delle strade, piene di fango, buche, pozze d’acqua, disli­velli, sassi; alla man­canza di mezzi per mobi­li­tare un mag­gior numero di per­sone e per orga­niz­zare forum; e al basso livello di edu­ca­zione civica della popo­la­zione», dichiara Bija. Tut­ta­via, i cit­ta­dini accol­gono con entu­sia­smo i paci­fi­sti, inco­rag­gian­doli e met­tendo a dispo­si­zione le pro­prie abi­ta­zioni per la notte, così come le chiese e le scuole.

Il ruolo della Chiesa e la pace come base dello sviluppo

La caro­vana ha otte­nuto anche il sup­porto della Con­fe­renza epi­sco­pale nazio­nale del Congo (Cenco), «Un soste­gno morale e stra­te­gico che riflette il desi­de­rio comune di fede­rare le coscienze attorno a un ideale supe­riore: rista­bi­lire la sta­bi­lità, rivi­ta­liz­zare la spe­ranza e ripor­tare la dignità umana al cen­tro dell’azione col­let­tiva», dice uno dei par­te­ci­panti dalla pagina face­book. «La pace rap­pre­senta la con­di­zione essen­ziale per lo svi­luppo soste­ni­bile e la pro­spe­rità delle nazioni. Senza sta­bi­lità non ci pos­sono essere inve­sti­menti solidi, né istru­zione di qua­lità, né accesso equo ai ser­vizi sociali di base. La pace favo­ri­sce la fidu­cia tra i cit­ta­dini, raf­forza i legami tra le comu­nità e crea un clima favo­re­vole alla coo­pe­ra­zione, all’inno­va­zione e alla cre­scita. Ed è anche la base della coe­sione sociale, per­ché per­mette alle per­sone di vivere insieme rispet­tando le dif­fe­renze, favo­rendo il dia­logo e costruendo una società in cui ogni indi­vi­duo si senta pro­tetto, rico­no­sciuto e valo­riz­zato».

Un bilancio positivo e i rischi della violenza nel Kivu

Il bilan­cio di que­sto primo mese di cam­mino è, per Binja, «molto posi­tivo, al di là delle mie aspet­ta­tive ini­ziali. Que­sto mi raf­forza e mi dà il corag­gio di con­ti­nuare e di con­tri­buire, anche mode­sta­mente, al futuro del nostro Paese. Par­te­ci­pare a que­sta ini­zia­tiva, per me e per tutta la squa­dra, non è solo un pri­vi­le­gio, è anche una for­tuna».Per motivi di sicu­rezza, la caro­vana non attra­ver­serà il Kivu, dove la vio­lenza non con­cede tre­gua da quando, oltre un anno fa, l’M23/Afc (Alleanza del Fiume Congo), soste­nuto dal Rwanda, e gruppi armati stra­nieri, tra cui l’Adf, hanno occu­pato que­sta parte del Paese, per­pe­trando omi­cidi, stu­pri, sac­cheggi, tor­ture siste­ma­ti­che e atro­cità senza fine. Tutto que­sto nono­stante gli accordi sti­pu­lati tra i governi con­go­lese e rwan­dese, mediati dagli Stati Uniti e dal Qatar.

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