mercoledì, Aprile 29, 2026

Gli Emirati Arabi Uniti lasciano l’OPEC dopo sessant’anni

Abu Dhabi annuncia l’uscita dall’Organizzazione a partire dal maggio 2026, citando i vincoli produttivi come ostacolo alla propria strategia energetica di lungo periodo

by Rachele Gabbin
Gli Emirati Arabi Uniti lasciano l’OPEC dopo sessant’anni

Nella giornata di ieri, 28 aprile, gli Emirati Arabi Uniti (EAU) hanno annunciato che, dopo sessant’anni di adesione all’OPEC, lasceranno l’Organizzazione a partire dal primo maggio 2026.

L’OPEC, per esteso l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, ha sede a Vienna ed è stata fondata nel 1960 da Iran, Iraq, Kuwait, Arabia Saudita e Venezuela. Gli Emirati vi aderirono nel 1967 tramite Abu Dhabi, mantenendo poi l’adesione anche dopo la nascita della federazione nel 1971. Gli Stati Uniti non ne fanno parte, così come nessun Paese europeo.

La decisione non arriva del tutto inaspettata: Abu Dhabi in passato aveva già valutato l’ipotesi di un’uscita. Anche allora, come oggi, il motivo riguardava i vincoli imposti dall’Organizzazione, giudicati troppo restrittivi rispetto alla volontà del Paese di potenziare capacità produttiva ed esportazioni. Ciononostante, la notizia ha colto di sorpresa la comunità internazionale, soprattutto per la rapidità della sua attuazione.

Già nel 2024 e nel 2025 alcune fonti di mercato avevano segnalato l’intenzione di Adnoc (Abu Dhabi National Oil Company) di raggiungere una capacità produttiva di 5 milioni di barili al giorno entro inizio 2026, un anno prima rispetto all’obiettivo inizialmente fissato al 2027, con un incremento di circa un milione di barili. Un’ambizione che avrebbe generato tensioni con l’OPEC, perché in conflitto con i tetti produttivi imposti dall’Organizzazione.

L’annuncio, è stato diffuso dall’agenzia di stampa statale Wam, che ha spiegato come la decisione “riflette la visione strategica ed economica di lungo termine degli Emirati Arabi Uniti, nonché l’evoluzione del loro profilo energetico, in particolare l’accelerazione degli investimenti nella produzione di energia nazionale”.

Nel comunicato ufficiale, Abu Dhabi ha riconosciuto che il momento attuale è segnato da forte fragilità e volatilità, complice la chiusura dello Stretto di Hormuz e le interruzioni nel Golfo Persico. Al tempo stesso, si è detta fiduciosa che nel lungo periodo la domanda globale di energia continuerà a crescere e che il Paese sarà pronto a rispondervi, avendo investito massicciamente per produrre più energia in modo più pulito e a costi inferiori. Per farlo, tuttavia, si legge nel comunicato, non sarebbe più possibile restare vincolati ai limiti produttivi dell’OPEC.

Gli Emirati hanno, poi, rassicurato la comunità internazionale sulla loro intenzione di continuare ad agire responsabilmente dopo l’uscita dall’Organizzazione,  impegnandosi ad aumentare la produzione in modo graduale e calibrato, in risposta all’andamento della domanda e alle condizioni di mercato. Questo impegno riflette il ruolo che Abu Dhabi ha storicamente svolto per la stabilità del mercato globale. Gli EAU sono infatti considerati tra i produttori più affidabili al mondo: i loro barili figurano tra i più competitivi per costo e tra i meno intensivi in emissioni di carbonio.

La loro uscita costituisce comunque un duro colpo per l’OPEC, e in particolare, per l’Arabia Saudita, che perde un alleato importante nella gestione coordinata dell’offerta petrolifera. Al tempo stesso, la mossa potrebbe essere accolta favorevolmente dal presidente statunitense Donald Trump, che ha più volte criticato l’OPEC accusandone i membri di manipolare la produzione per mantenere elevati i prezzi dell’energia in Occidente.

FONTE: KHALEEJ TIMES
Photo credit: © Vincent Eisfeld / nordhausen-wiki.de

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