In Romania, dalla scorsa settimana una crisi di governo domina la scena politica. Il Partito Social Democratico (PSD), principale forza della coalizione quadripartita al governo, ha abbandonato l’esecutivo, ritirando il proprio sostegno al Primo Ministro Ilie Bolojan, e ha annunciato l’intenzione di presentare una mozione di sfiducia insieme al principale partito di estrema destra, l’Alleanza per l’Unità dei Romeni (AUR).
Si tratta di uno sviluppo che rischia di alterare significativamente gli equilibri interni. La coalizione guidata da Bolojan si era costituita proprio con l’obiettivo di arginare l’ascesa di AUR e delle altre forze di estrema destra ed euroscettiche, in crescita da anni. AUR è infatti il principale partito di opposizione e, al momento, guida i sondaggi. Alle ultime elezioni presidenziali il suo leader, George Simion, era riuscito a raggiungere il ballottaggio, salvo poi essere sconfitto dal candidato europeista Nicușor Dan.
La mozione di sfiducia affonda le sue radici in alcuni dissidi sulla politica economica del governo. Il PSD si è infatti detto contrario alle misure proposte da Bolojan per ristabilire ordine nelle finanze pubbliche, giudicate eccessivamente gravose. Dalla pandemia, il debito pubblico romeno ha, infatti, registrato una forte impennata, passando dal 40,6 al 63 per cento del PIL. A ciò si aggiunge un deficit di bilancio pari all’8,4 per cento del PIL, tra i più elevati dell’Unione Europea.
Bolojan, ad ogni modo, ha escluso per il momento le dimissioni, perché determinato ad attuare una serie di riforme vitali per il Paese che gli serviranno per poter sbloccare 11 miliardi di euro di fondi europei.
Secondo i recenti sondaggi, PSD e AUR potrebbero assicurarsi una maggioranza parlamentare qualora decidessero di unire le forze nelle prossime elezioni generali. Per il momento, tuttavia, questa appare un’ipotesi remota. Il leader del PSD, Sorin Grindeanu, ha infatti escluso che tale scenario rientri nei piani del partito, anche se altri esponenti socialdemocratici non hanno scartato questa eventualità. Marian Neacșu, parlamentare del PSD ed ex vice primo ministro, ha ad esempio commentato la mozione affermando che “ogni viaggio inizia con un singolo passo”.
Dopo l’annuncio dell’uscita di scena del PSD diversi esponenti politici rumeni hanno espresso rammarico per quella che considerano una scelta drastica. Ciprian Ciucu, sindaco di Bucarest e figura di spicco del Partito Nazionale Liberale (PNL), ha criticato la mossa definendola su Facebook “molto irresponsabile”, aggiungendo che “chiunque costruisca una maggioranza per far cadere un governo ha la responsabilità di formarne un altro al suo posto”, e annunciando inoltre che il suo partito non entrerà più in coalizione con i Socialdemocratici.
Altri esponenti del PNL hanno poi attaccato Grindeanu per aver deciso di “scendere a patti” con AUR. “Grindeanu ha ripetutamente affermato che non avrebbe collaborato con l’AUR. L’alleanza di oggi conferma la menzogna permanente di Grindeanu”, ha scritto su Facebook l’eurodeputato Dan Motreanu.
Secondo i media locali, la mozione potrebbe essere discussa in Parlamento all’inizio di maggio e, con ogni probabilità, verrà approvata. Tuttavia, PSD e AUR avranno bisogno del sostegno di altri partiti di opposizione, poiché insieme dispongono di 219 seggi, 14 in meno rispetto ai 233 necessari, su un totale di 465, per far cadere il governo. Resta quindi da vedere come evolverà la situazione nel frattempo. Il leader dell’AUR, George Simion, ha dichiarato che il suo partito è aperto a colloqui con tutte le altre forze politiche una volta caduto il governo.
FONTE: IL POST
Photo credit: Government of Romania, Attribution, via Wikimedia Commons