giovedì, Aprile 30, 2026

L’Estonia vieta l’ingresso ad ex soldati russi nel Paese

Tallinn propone di vietare l’ingresso ai veterani russi e spinge l’Unione Europea ad adottare una misura comune per ragioni di sicurezza e deterrenza

by Rachele Gabbin
L’Estonia vieta l’ingresso ad ex soldati russi nel Paese

Che le ex repubbliche sovietiche intrattengano rapporti complessi con la Russia di Vladimir Putin è ormai fatto acquisito. Questa dinamica è emersa con ancora maggiore evidenza dopo l’invasione dell’Ucraina, di fronte alla quale il sostegno al Paese aggredito è stato unanime.

Quest’anno l’Estonia ha ulteriormente irrigidito la propria posizione nei confronti di Mosca, vietando l’ingresso nel Paese a circa 1.300 ex combattenti russi e sollecitando l’Unione Europea a adottare una misura simile, da mantenere anche ben oltre la cessazione delle ostilità.

Tra i motivi portati da Tallinn vi sono sia questioni di sicurezza, che di ordine politico e morale.

Innanzitutto, secondo il ministro degli esteri estone Margus Tsahkna, c’è la possibilità che gli ex soldati possano essere reclutati da servizi di intelligence russi per la conduzione di attività riconducibili a sabotaggio o spionaggio sul suolo europeo. A ciò si aggiunge una preoccupazione più ampia: “Conosciamo già gli attacchi ibridi di oggi, ma riuscite a immaginare centinaia di migliaia di ex combattenti e criminali che arrivano qui?” […] “Sono certo che non verranno solo per lavorare e pagare le tasse”. “No, faranno molte cose brutte”, ha dichiarato a POLITICO il ministro. 
Sul piano etico, è intervenuto anche Pevkur, membro del Partito Riformatore Estone: “Le persone che commettono crimini di guerra non dovrebbero calpestare il suolo dei Paesi europei”.

Non è la prima volta che la repubblica baltica rivendica una politica di chiusura totale verso i militari di Mosca, estendendo tale approccio anche al tema dell’accoglienza dei dissidenti. Già durante la mobilitazione russa, l’Estonia aveva stabilito che la fuga dalla leva non fosse un requisito sufficiente per l’asilo. Più di recente è stata ribadita la stessa impostazione: Pevkur ha respinto le critiche di alcuni attivisti, secondo cui un bando indiscriminato colpirebbe chi è stato arruolato con la forza, obbligandolo a restare al fronte e logorandone la tenuta psicologica. “Hanno la possibilità di fuggire prima di arruolarsi”, ha tagliato corto il politico. Una linea che, paradossalmente, finisce per coincidere con quella del Cremlino.

Gestire l’ingresso di un veterano è, comunque, una sfida complessa. Secondo Joris van Bladel, sociologo militare dell’Egmont Institute, chi torna dal fronte rappresenta un fattore di rischio sia per Mosca che per l’Europa, soprattutto in assenza di adeguati programmi di reinserimento. “Tornano individui destabilizzati, psicologicamente fragili o inclini alla violenza”, sostiene l’esperto.  I dati di Novaya Gazeta, una testata investigativa russa che attinge dai verbali dei tribunali, confermano la preoccupazione: almeno il 6% dei soldati smobilitati ha subìto condanne in Russia, con oltre 900 reati gravi registrati, tra cui l’omicidio.

La proposta estone, intanto, ha ottenuto il sostegno di Kaja Kallas, capo della politica estera dell’UE ed ex prima ministra estone. Andrà ora monitorato come si muoverà Bruxelles e se intenderà fare propria la proposta.

FONTE: POLITICO

Photo credit: Liilia Moroz, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons

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