All’inizio della settimana si è svolto in Kenya un importante vertice economico che ha visto la partecipazione del presidente francese Emmanuel Macron. L’incontro si è rivelato particolarmente significativo per il rafforzamento delle relazioni bilaterali tra Parigi e Nairobi, inserendosi in un più ampio tentativo europeo di ridefinire la propria presenza nel continente africano.
Nel suo intervento presso l’Università di Nairobi, Macron ha, infatti, sollecitato un rinnovato impegno europeo in Africa, ponendo l’accento sulla necessità di superare un approccio basato prevalentemente sugli aiuti umanitari. “L’Africa ha bisogno di investimenti per diventare più sovrana”, ha affermato, evidenziando come lo sviluppo economico rappresenti una condizione essenziale per rafforzare l’autonomia del continente. Il presidente ha inoltre riconosciuto un cambio di paradigma nei rapporti euro-africani, osservando come in passato i leader europei fossero inclini a dettare priorità e soluzioni, un atteggiamento che oggi “non corrisponde più a ciò che l’Africa necessita o è disposta ad accettare”.
Nel delineare le prospettive di cooperazione, Macron ha sottolineato il potenziale economico e demografico dell’Africa, definendola “il continente più giovane del mondo” e ribadendo che un maggiore afflusso di investimenti potrebbe generare fino a 250.000 posti di lavoro, sia in Africa che in Francia. In quest’ottica, ha insistito sulla natura bidirezionale del partenariato economico, invitando esplicitamente anche gli imprenditori africani a investire in Francia, in un quadro di interdipendenza crescente.
Il tema del colonialismo ha occupato una parte centrale del dibattito. In un’intervista rilasciata a Jeune Afrique e The Africa Report, Macron ha condannato con fermezza le eredità negative del passato coloniale, ma ha al contempo sostenuto che non sia più possibile attribuire esclusivamente a questo fattore le difficoltà che ancora interessano il continente, a oltre settant’anni dai processi di indipendenza.
Nel contesto attuale, ha osservato come persista una diffidenza strutturale nei confronti delle ex potenze coloniali, tra cui la Francia e il Regno Unito. Tuttavia, ha affermato, “tali paesi non rappresentano i predatori di questo secolo”. Al contrario, Macron ha rivendicato il ruolo dell’Europa nella difesa dell’ordine internazionale, del multilateralismo e di un sistema commerciale aperto e regolato, contrapponendolo alle tensioni tra Stati Uniti e Cina, descritte come sempre più segnate da logiche aggressive e da un ridotto rispetto delle regole condivise.
Il ministro degli Esteri del Kenya, Musalia Mudavadi, da parte sua, ha definito il vertice un’“opportunità per l’Africa di iniziare a parlare con una sola voce”, sottolineando la crescente esigenza di coordinamento e coesione tra i Paesi del continente nelle relazioni internazionali.
Intervenendo alla BBC, Mudavadi ha poi evidenziato il valore simbolico di ospitare l’incontro in un Paese africano non francofono, interpretandola come un segnale politico rilevante. Tale decisione, ha spiegato, contribuisce a superare una lettura delle relazioni internazionali ancora ancorata alle divisioni linguistiche, spesso ereditate proprio dal passato coloniale. In questo contesto, il ministro ha parlato di un “momento opportuno” per rafforzare la cooperazione tra Kenya e Francia, superando barriere, da lui definite “più o meno artificiali”, che continuano a ostacolare una piena integrazione regionale. Ha quindi concluso: “L’attenzione è tutta rivolta al futuro, ed è significativo che il vertice si chiami Africa Forward. Non si tratta di voler scavare nel passato”.
Anche la scelta della sede non appare, dunque, casuale. Individuare Nairobi come luogo degli incontri svoltisi a partire dall’11 maggio risponde a una precisa logica strategica. Il Kenya, ex colonia britannica, rappresenta infatti un contesto emblematico per segnalare la volontà francese di ridefinire la propria presenza nel continente, proponendosi come partner globale dell’Africa e non più soltanto come ex potenza coloniale.