La crisi umanitaria ed economica in Afghanistan continua ad aggravarsi. Secondo l’ultimo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), quasi tre afghani su quattro non riescono oggi a soddisfare i bisogni essenziali, mentre circa 28 milioni di persone vivono in condizioni di povertà estrema.
L’economia del Paese ha registrato un aumento del PIL reale dell’1,9% nel 2025, ma il dato resta insufficiente rispetto alla crescita demografica, salita al 6,5%. Questo squilibrio ha provocato un calo del reddito pro capite e un ulteriore peggioramento delle condizioni di vita.
La situazione è resa ancora più difficile dal ritorno massiccio di milioni di afghani dai Paesi confinanti: solo nel 2025 sono rientrate circa 2,9 milioni di persone, andando ad aumentare la pressione su comunità già in forte difficoltà.
Secondo l’UNDP, oltre l’80% delle famiglie afghane è indebitato e molte sono costrette a ricorrere a strategie di sopravvivenza estreme per procurarsi cibo, acqua e cure mediche. Nelle province che ospitano il maggior numero di rimpatriati, appena il 3% della popolazione dispone di un lavoro formale, mentre la maggioranza vive di lavori saltuari.
Anche la crisi climatica sta colpendo duramente il Paese. La siccità ha interessato il 64% del territorio nazionale e l’accesso all’ acqua potabile è drasticamente diminuito rispetto all’ anno precedente. Parallelamente, le violazione dei diritti umani e le violente restrizioni imposte dai talebani a donne e ragazze continuano a limitare l’accesso all’ istruzione e al lavoro, indebolendo ulteriormente l’economia.
A peggiorare il quadro sono infine i tagli agli aiuti internazionali. Nel 2025 i finanziamenti umanitari sono diminuiti del 16,5%, causando la chiusura o la riduzione dei servizi in oltre 440 cliniche che garantivano servizi medici. Le Nazioni Unite avvertono che senza investimenti urgenti in lavoro e servizi essenziali, milioni di afghani rischiano di precipitare in una crisi ancora più profonda.
Fonte: UN News
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