giovedì, Maggio 21, 2026

La nonviolenza che nasce dalla guerra

Tra incontri, testimonianze e confronto con studenti e istituzioni, il tour dell’Euromediterranea ha riportato al centro del dibattito la cultura della pace

by Rachele Gabbin
La nonviolenza che nasce dalla guerra

Anche quest’anno si è svolto il tour dell’Euromediterranea, iniziativa ricorrente promossa nel 1999 dalla Fondazione Alexander Langer, intitolata al celebre giornalista, ambientalista e pacifista italiano. L’obiettivo dell’iniziativa è mantenere vivo il suo pensiero e i suoi ideali attraverso la valorizzazione di persone, gruppi e associazioni impegnati nella promozione dei diritti umani, della pace, della nonviolenza, della convivenza interetnica e della conversione ecologica.

Il premio, del valore di 10.000 euro e finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano, vanta nel tempo un ampio elenco di vincitrici e vincitori di rilievo. Tra questi figura anche Narges Mohammadi, insignita del Premio Langer nel 2009 e successivamente del Premio Nobel per la Pace nel 2023.

Per l’edizione di quest’anno, il riconoscimento è stato assegnato a Kamate Kasereka François. Il tour si è svolto nell’arco di quasi tre settimane, dal 12 al 27 aprile, articolandosi in numerose tappe e incontri pubblici, per un totale di circa 2.500 chilometri percorsi.

Ma chi è Kamate? Si tratta di un giovane attivista congolese che opera nel Nord Kivu, una delle regioni più instabili al mondo, segnata da violenza e povertà, dove promuove percorsi di resistenza nonviolenta. Cofondatore di Extinction Rebellion Rutshuru, sezione locale del movimento climatico internazionale, e dell’Amani Institute ASBL impegnato nella diffusione di una cultura di pace, ha inoltre collaborato con il movimento LUCHA (Lutte pour le Changement), realtà civica nonviolenta e apolitica che ha promosso celebri campagne pacifiste, tra cui Adopt a Tree not a Weapon (Adotta un albero, non un’arma). Nel corso della sua attività, ha promosso la creazione di numerosi spazi di dialogo tra giovani, autorità locali e società civile, contribuendo a rafforzare iniziative di mediazione e partecipazione dal basso.

Da Roma a Bolzano, da Perugia a Como, il tour si è configurato come un percorso itinerante fatto di incontri e confronto, che ha coinvolto un’ampia partecipazione di studenti, attivisti, istituzioni e comunità locali. Al centro, i temi che Kamate incarna quotidianamente, giustizia climatica, diritti umani, pace e partecipazione democratica, offrendo al contempo un’importante occasione per portare all’attenzione il dramma vissuto dalla popolazione del Nord Kivu da oltre trent’anni.

Una regione ricchissima di risorse naturali, ma profondamente segnata dall’assenza di politiche orientate allo sviluppo umano, da una corruzione diffusa e da un conflitto alimentato proprio da quelle stesse risorse. Una combinazione strutturale che ha avuto conseguenze devastanti, costando la vita a milioni di persone.

Tra gli scambi più significativi emersi nel corso delle tappe del tour figurano quelli con i giovani, così come i momenti di confronto con esperti e giornalisti, tra cui Sheila Romen, funzionaria DPPA delle Nazioni Unite a Kinshasa, e Nello Scavo, corrispondente di guerra per Avvenire. In tale occasione, Scavo ha rivolto un appello pubblico volto a richiamare l’attenzione sull’importanza di ascoltare attivisti come Kamate, che, pur operando in un contesto di conflitto, hanno scelto la via della nonviolenza.

Una scelta che non si esaurisce in una dimensione etica o culturale, ma che assume una chiara valenza politica, configurandosi come una delle poche alternative praticabili in un contesto in cui il ricorso alle armi e alla violenza continua a imporsi come risposta prevalente.

 

FONTE: CORRIERE DELLA SERA

Photo credit: Leonhard Lenz, CC0, via Wikimedia Commons

You may also like

error: Il contenuto è protetto!!