mercoledì, Maggio 20, 2026

Uganda, stretta sull’influenza straniera

Museveni rivendica la sovranità nazionale; cresce il timore di una legge contro il dissenso

by Rachele Gabbin
Uganda, stretta sull’influenza straniera

In Uganda, il Presidente Yoweri Museveni ha promosso un controverso disegno di legge volto a limitare drasticamente l’influenza straniera nel Paese. La nuova normativa criminalizza la promozione di interessi esteri contrari a quelli nazionali, introducendo pene severe e vietando a organizzazioni o privati di sviluppare e attuare politiche pubbliche senza la preventiva approvazione del governo.

L’adozione di una simile normativa da parte di Museveni non sorprende: la denuncia dell’ingerenza straniera costituisce da tempo un elemento ricorrente della sua linea politica, accompagnata dalle frequenti accuse mosse ai rivali interni di beneficiare di finanziamenti provenienti dall’estero.
“L’Uganda non è una neo-colonia in cui entità straniere possono dettare la linea da seguire”, aveva dichiarato Museveni già a seguito delle proteste giovanili del 2024.

Nella sua stesura finale, il testo del provvedimento appare comunque più neutrale e smorzato nei toni rispetto ad alcune bozze precedenti, fortemente criticate dalle istituzioni economiche. In particolare, la norma originaria, che imponeva a qualunque cittadino ugandese beneficiario di fondi esteri l’obbligo di registrarsi come ‘agente straniero’ e di dichiarare i flussi finanziari in entrata, è stata modificata: il vincolo si applicherà esclusivamente a coloro che ricevono finanziamenti per scopi politici volti a promuovere interessi d’oltreoceano.

A tal proposito, il mese scorso il governatore della Banca Centrale, Michael Atingi-Ego, aveva avvertito che, nella sua formulazione originaria, la legge avrebbe rappresentato un disastro economico per il Paese. Il provvedimento rischiava infatti di contrarre i flussi finanziari verso l’Uganda e di prosciugare le riserve di valuta estera. Anche la Banca Mondiale aveva espresso forti perplessità, evidenziando tra i principali rischi quello di esporre a responsabilità penale un’ampia gamma di ‘ordinarie attività di sviluppo’.

Ad ogni modo, al di là di eventuali modifiche, esponenti dell’opposizione ugandese, organizzazioni per i diritti umani (tra cui Human Rights Watch) ed esperti legali continuano a condannare la nuova legge, sostenendo che un linguaggio così ampio potrebbe consentire al governo di criminalizzare, di fatto, qualsiasi forma di opposizione politica.

A tal proposito, Joel Ssenyonyi, leader dell’opposizione in Uganda, ha dichiarato: “Questa legge è un copia e incolla di normative russe e cinesi adottate per eliminare l’opposizione e le organizzazioni della società civile” […]. “L’approvazione di questo disegno di legge non proteggerà la sovranità dell’Uganda, ma comprometterà i finanziamenti al sistema multipartitico, farà sprofondare migliaia di ugandesi nella povertà assoluta, allontanerà gli investimenti stranieri e rischierà di isolare il Paese a livello internazionale. È evidente che l’obiettivo è soffocare il dissenso”.

Dinanzi alle accese reazioni suscitate dal disegno di legge, Museveni è intervenuto ancora a fine aprile con un post su X per rassicurare l’opinione pubblica, liquidando i timori come ‘molto rumore’, distante dalle reali intenzioni del provvedimento, di cui ha difeso fermamente l’obiettivo centrale: “Indipendenza significa avere il diritto di prendere le nostre decisioni, se necessario, e imparare da esse. Sovranità significa, per favore, lasciateci in pace. Non finanziate gruppi per influenzare le nostre decisioni come Paese”.

Inoltre, secondo il presidente non c’è motivo di allarmarsi, dato che saranno esentate dalle nuove restrizioni le istituzioni finanziarie vigilate dalla Banca Centrale, le strutture mediche e scolastiche e le organizzazioni religiose.

Le rassicurazioni del governo non sono, però, bastate a placare le polemiche, con i critici che continuano a definire la riforma un vero e proprio ‘colpo di Stato costituzionale’. “Il disegno di legge sostituisce il principio ‘il potere appartiene al popolo’ con ‘il potere appartiene al governo’. Non si adatta a un mondo in evoluzione, ma adatta la Costituzione alle paure di chi è al potere. Questa non è una legislazione a tutela della sovranità, è una legislazione contro il popolo sovrano dell’Uganda. La definizione stessa di un colpo di Stato”, ha dichiarato Anthony Asiimwe, vicepresidente della Uganda Law Society.

 

FONTE: REUTERS 

Photo credit: dispatch_ug, CC BY 2.0 https://creativecommons.org/licenses/by/2.0, via Wikimedia Commons

You may also like

error: Il contenuto è protetto!!