mercoledì, Agosto 26, 2026

Russia ai Giochi: la decisione che spacca il mondo

Il Comitato Olimpico Internazionale revoca la sospensione provvisoria del Comitato Olimpico Russo, riaprendo la strada a Los Angeles 2028: la scelta divide i governi occidentali e riaccende il dibattito sul rapporto tra sport e politica

by Adriana Randazzo
Russia verso le olimpiadi del 2028

La decisione del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) di revocare provvisoriamente la sospensione del Comitato Olimpico Russo (ROC) continua a suscitare, a distanza di giorni dall’annuncio, forti reazioni sul piano politico internazionale. La scelta, che apre concretamente la strada a un possibile ritorno della Russia ai Giochi Olimpici di Los Angeles 2028, ha innescato una spaccatura netta tra i governi occidentali, alcuni dei quali hanno espresso un’opposizione dura e circostanziata alla linea adottata dal CIO.

La linea dura del Canada

Tra le posizioni più critiche emerse negli scorsi giorni si segnala quella del Canada. Il ministro dello Sport canadese Adam van Koeverden, ex olimpionico di canoa, ha definito la decisione “sconcertante“, ribadendo con fermezza che Russia e Bielorussia non dovrebbero essere rappresentate nelle competizioni sportive internazionali finché prosegue l’invasione dell’Ucraina. Alle dichiarazioni si è affiancata un’iniziativa concreta: il governo canadese ha infatti annunciato che non consentirà la partecipazione di atleti russi a manifestazioni sportive finanziate dal governo federale, traducendo così la propria contrarietà politica in una misura operativa.

Sulla medesima linea si è espressa anche il ministro degli Esteri canadese Anita Anand, secondo la quale la decisione del CIO rischia di normalizzare quella che ha definito l’aggressione illegale della Russia contro l’Ucraina, un giudizio che rafforza ulteriormente la posizione critica assunta da Ottawa sull’intera vicenda.

La difesa della presidente Coventry

Di segno opposto la posizione della presidente del CIO Kirsty Coventry, che ha difeso pubblicamente la decisione dell’organismo olimpico, richiamandosi al principio secondo cui gli atleti non dovrebbero essere ritenuti responsabili delle scelte compiute dai rispettivi governi. L’ex campionessa olimpica dello Zimbabwe ha inoltre ricordato come il proprio Paese abbia attraversato, in passato, periodi di isolamento internazionale, sostenendo che gli sportivi non dovrebbero pagare il prezzo di decisioni maturate in sede politica.

Il fronte europeo e l’iniziativa dell’Estonia

Anche in Europa la decisione del CIO ha suscitato reazioni significative. Particolarmente rilevante è la posizione assunta dall’Estonia, che intende chiedere formalmente all’Unione Europea di interrompere i finanziamenti destinati al Comitato Olimpico Internazionale. Il governo di Tallinn presenterà ufficialmente la proposta al commissario europeo per lo Sport Glenn Micallef, sostenendo che lo sport non può trasformarsi in una porta d’accesso alla normalizzazione dell’aggressione.

Alla critica dell’Estonia si sono aggiunte, negli scorsi giorni, le prese di posizione di Regno Unito, Lettonia, Norvegia, Svezia e Ucraina, tutti Paesi che hanno espresso pubblicamente il proprio dissenso nei confronti della scelta del CIO. Particolarmente duro il commento del ministero degli Esteri ucraino, che ha parlato di un segnale preoccupante per l’intera comunità internazionale, ricordando come centinaia di atleti ucraini abbiano perso la vita dall’inizio del conflitto.

Il silenzio di Washington

Diversa, almeno per il momento, la situazione negli Stati Uniti, dove la Casa Bianca non ha ancora assunto una posizione ufficiale sulla vicenda. Il presidente Donald Trump non si è pronunciato pubblicamente sulla decisione del CIO, mentre a livello parlamentare si è fatta sentire la voce del senatore repubblicano della Florida Rick Scott, che ha definito la revoca della sospensione un fallimento vergognoso nella difesa dei valori olimpici, sottolineando come le condizioni che avevano originariamente portato all’esclusione della Russia non risultino, a suo giudizio, mutate.

La soddisfazione di Mosca

Di segno opposto, naturalmente, la reazione del governo russo, che ha accolto con favore la decisione del CIO. Il ministro dello Sport russo Mikhail Degtyarev ha parlato di un chiaro segnale che il movimento olimpico deve rimanere libero dalla politica, esprimendo l’auspicio che tutte le federazioni internazionali completino rapidamente il percorso di reintegro degli atleti russi nelle rispettive discipline.

Un dibattito ancora aperto

Nonostante la revoca della sospensione da parte del CIO, il quadro complessivo resta tutt’altro che definito. Saranno infatti le singole federazioni sportive internazionali a dover stabilire, con ampia autonomia decisionale, modalità e tempistiche dell’eventuale pieno ritorno della Russia nelle rispettive competizioni, comprese le questioni relative all’utilizzo della bandiera, dell’inno nazionale e all’organizzazione di eventi sportivi sul proprio territorio.

La vicenda, che intreccia strettamente sport e geopolitica, si preannuncia dunque destinata a rimanere al centro del dibattito internazionale nei prossimi mesi, in una fase in cui il movimento olimpico si trova a dover conciliare i propri principi di universalità con le pressioni politiche legate al perdurare del conflitto in Ucraina.

Photo credit: Grandi Sport

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