giovedì, Agosto 20, 2026

Gaza, gli Usa stanziano 206 milioni per la forza internazionale ma il piano di pace resta bloccato

Washington finanzia la forza internazionale che dovrebbe garantire sicurezza, aiuti e ricostruzione a Gaza. Ma il suo dispiegamento dipende dall’accordo sul disarmo di Hamas e sul ritiro israeliano, ancora lontano

by Andrea Martucci
Gaza, Usa stanziano 206 milioni per la forza - Phantasmagoria Pacis - REUTERS/Mahmoud Issa

Gaza torna al centro dell’iniziativa diplomatica degli Stati Uniti. L’amministrazione del presidente Donald Trump ha informato il Congresso dell’intenzione di destinare oltre 206 milioni di dollari alla futura International Stabilization Force. La forza internazionale rappresenta uno degli elementi centrali del piano americano per la sicurezza e la ricostruzione della Striscia. Lo stanziamento costituisce il primo finanziamento statunitense significativo per l’operazione. Tuttavia, alla disponibilità economica non corrisponde ancora una svolta politica. Israele e Hamas restano distanti sulle condizioni necessarie per attuare la roadmap e non esiste una data certa per il dispiegamento dei contingenti internazionali.

Gaza, 206 milioni dagli Stati Uniti per la forza internazionale

Il Dipartimento di Stato americano ha comunicato al Congresso un primo stanziamento da 200 milioni di dollari per l’International Stabilization Force.

Secondo due notifiche datate 30 luglio, le risorse serviranno a finanziare equipaggiamenti, infrastrutture, veicoli e costi operativi della futura missione.

A questa cifra si aggiungono circa 6,3 milioni di dollari. Washington intende utilizzarli per riconvertire nove mezzi corazzati americani inizialmente destinati al Nepal.

Albania e Kosovo dovrebbero essere i primi Paesi a ricevere questi veicoli nell’ambito della loro partecipazione alla missione.

L’amministrazione Trump non ha ancora indicato il costo complessivo della forza. Di conseguenza, i 206 milioni rappresentano soltanto una prima tranche del possibile impegno finanziario americano.

Cosa dovrebbe fare l’International Stabilization Force

Il progetto assegna alla International Stabilization Force un ruolo determinante nella fase successiva al conflitto.

La forza dovrebbe condurre operazioni di sicurezza nelle aree dalle quali si ritirerà l’esercito israeliano. Inoltre, dovrebbe sostenere il processo di smilitarizzazione e contribuire alla formazione di nuove forze di polizia palestinesi.

Un altro compito riguarda la protezione della distribuzione degli aiuti umanitari e l’ingresso dei materiali necessari alla ricostruzione.

Gran parte della Striscia, infatti, porta ancora i segni delle devastazioni provocate da due anni di guerra iniziata dopo gli attacchi guidati da Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023.

La composizione definitiva della missione resta comunque oggetto di trattativa.

Gaza, cinque Paesi pronti a fornire truppe

Cinque Stati hanno finora assunto l’impegno di partecipare alla forza internazionale con propri contingenti: Indonesia, Marocco, Kazakhstan, Kosovo e Albania.

Egitto e Giordania hanno invece offerto il proprio contributo per addestrare le nuove forze di polizia.

Rimane però una domanda fondamentale: quando potranno entrare i militari a Gaza?

Al momento non esiste una risposta. Lo stanziamento americano permette di preparare mezzi e infrastrutture, ma il dispiegamento dipende dall’attuazione dell’accordo politico.

Ed è proprio su questo terreno che il progetto incontra le difficoltà maggiori.

Il piano di pace di Trump si arena su disarmo e ritiro

Il 30 luglio Donald Trump aveva annunciato un importante passo avanti nel piano di pace. Secondo il presidente americano, Hamas aveva accettato un disarmo progressivo parallelamente al ritiro delle forze israeliane dalla Striscia.

Le differenti interpretazioni dell’accordo hanno però rallentato immediatamente il processo.

Hamas sostiene che l’attuazione della roadmap dipenda prima dal rispetto degli impegni israeliani, compresi la cessazione degli attacchi e il ritiro.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu mantiene una posizione opposta. Israele, secondo la linea indicata dal premier, non completerà il ritiro fino al totale disarmo di Hamas.

Il nodo riguarda quindi anche la sequenza con cui le due parti dovrebbero rispettare gli impegni previsti.

Nessuna svolta dagli ultimi colloqui

Neppure gli ultimi contatti diplomatici hanno permesso di superare lo stallo.

Jared Kushner, inviato di Trump e genero del presidente americano, ha incontrato esponenti di Hamas domenica. Il giorno successivo ha avuto colloqui con la leadership israeliana a Gerusalemme.

Tuttavia, gli incontri non hanno prodotto il compromesso necessario per sbloccare il piano di pace.

Entrambe le parti hanno mantenuto le proprie richieste sui punti principali. Di conseguenza, resta difficile stabilire quando la forza internazionale potrà iniziare concretamente la propria missione.

Gli Stati Uniti stanno quindi costruendo la struttura finanziaria e operativa dell’intervento mentre il presupposto politico resta ancora incerto.

Gaza, il Board of Peace cerca altri finanziamenti

A coordinare il progetto dovrebbe essere il Board of Peace, organismo creato da Trump per supervisionare la roadmap americana e la ricostruzione.

Un funzionario dell’organismo ha parlato di “progressi significativi” nelle ultime settimane. Il Board avrebbe inoltre cercato nuovi impegni finanziari da parte dei Paesi coinvolti.

Tra le necessità figura la costruzione di una base per le forze internazionali all’interno della Striscia. A questa si aggiungono diversi progetti destinati alla ricostruzione.

I Paesi membri avevano inizialmente promesso 17 miliardi di dollari. Tuttavia, soltanto una parte di queste risorse sarebbe stata finora effettivamente ricevuta.

Il Dipartimento di Stato americano ha comunque ribadito l’intenzione di sostenere l’attuazione del piano.

Il cessate il fuoco non ha fermato le vittime

La situazione sul terreno continua intanto a essere fragile.

Il cessate il fuoco ha ridotto il livello della violenza, ma non ha fermato completamente gli attacchi israeliani. Inoltre, non ha portato al disarmo dei militanti.

Secondo i dati delle autorità sanitarie di Gaza e dell’esercito israeliano citati dalla fonte, dal cessate il fuoco raggiunto in ottobre sono morti oltre 1.200 palestinesi e quattro soldati israeliani.

Questi numeri mostrano quanto la stabilizzazione rimanga distante nonostante gli sforzi diplomatici.

La futura forza internazionale dovrebbe intervenire proprio in questo scenario, ma soltanto dopo il raggiungimento delle condizioni politiche necessarie.

Gaza, 206 milioni non bastano a sbloccare la pace

Lo stanziamento americano segna un passaggio concreto nella strategia degli Stati Uniti per Gaza. Washington mette a disposizione oltre 206 milioni di dollari e prepara le prime infrastrutture necessarie alla International Stabilization Force.

Il denaro, però, non risolve il principale ostacolo. Israele e Hamas continuano a divergere sul rapporto tra ritiro israeliano e disarmo. Senza un accordo su questi punti, la forza internazionale rischia di restare pronta sulla carta ma impossibilitata a entrare in azione.

Gli Stati Uniti mostrano quindi di voler procedere con il progetto, mentre il negoziato deve ancora trovare il suo passaggio decisivo. Sicurezza, ricostruzione e futuro politico della Striscia restano strettamente legati a una roadmap che dispone ora delle prime risorse economiche, ma non ancora di tutte le condizioni necessarie per diventare operativa.

Per seguire gli altri approfondimenti dedicati a pace, conflitti e relazioni internazionali, è possibile consultare Phantasmagoria Pacis.

Notizia di https://www.reuters.com

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