mercoledì, Agosto 19, 2026

Ebola, record di vittime in Congo: 2.325 morti, l’OMS avverte che l’epidemia corre più veloce della risposta

L’epidemia di Ebola Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo è diventata la più mortale mai registrata nel Paese. Quasi 5.000 i casi confermati e mortalità salita al 46%. L’OMS rafforza la risposta mentre gli Stati confinanti aumentano la sorveglianza.

by Andrea Martucci
© UNICEF/Christian Kalengera - Ebola

Ebola torna a mettere in ginocchio la Repubblica Democratica del Congo. L’epidemia causata dal ceppo Bundibugyo è diventata la più mortale mai affrontata dal Paese. Secondo i dati delle autorità locali riportati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, i decessi hanno raggiunto quota 2.325. È stato così superato il precedente record di 2.299 morti registrato durante l’epidemia del 2018-2020.

L’attuale emergenza era stata dichiarata dalle autorità nazionali il 15 maggio. Alla fine di luglio aveva già stabilito un altro primato, diventando la più grande epidemia congolese per numero complessivo di casi confermati. Questi ultimi hanno raggiunto quota 4.945.

Ebola, mortalità al 46% e oltre 700 pazienti isolati

I numeri fotografano una situazione sanitaria estremamente difficile a causa Ebola. Attualmente 730 pazienti si trovano in isolamento o ricoverati in ospedale, mentre 1.040 persone sono guarite.

Il tasso di mortalità dell’Ebola Bundibugyo ha raggiunto il 46%, secondo i dati governativi. L’OMS avverte inoltre che l’epidemia sta procedendo più rapidamente della risposta messa in campo per contenerla.

A livello mondiale, l’emergenza resta inferiore per dimensioni alla grande epidemia che colpì l’Africa occidentale tra il 2014 e il 2016. In quella circostanza furono registrati 28.616 casi e 11.310 decessi. Tuttavia, secondo l’OMS, l’attuale epidemia Bundibugyo sta provocando vittime a un ritmo molto più rapido.

A complicare ulteriormente il quadro c’è l’assenza di un trattamento approvato per questo specifico ceppo. Nel Regno Unito e in Canada sono in corso sperimentazioni sui vaccini.

Ebola, Conflitto e strutture sanitarie insufficienti ostacolano gli interventi

La diffusione dell’epidemia incontra diversi ostacoli sul terreno. Le infrastrutture sanitarie risultano insufficienti, mentre il conflitto continua proprio nell’epicentro dell’emergenza.

A questi problemi si aggiunge la diffidenza di parte della popolazione verso le autorità sanitarie. Un elemento che rende più difficile raggiungere le comunità e realizzare le misure necessarie per interrompere le catene di trasmissione.

Proprio per questo l’OMS ha sottolineato la necessità di garantire agli operatori un accesso sicuro alle comunità e risorse adeguate per fermare l’epidemia e salvare vite.

Ebola, massima allerta nei Paesi confinanti

La preoccupazione non riguarda soltanto la Repubblica Democratica del Congo. Le Nazioni Unite e i partner sanitari internazionali stanno lavorando per impedire che il virus raggiunga gli Stati vicini, tra cui Sud Sudan e Repubblica Centrafricana.

All’inizio di giugno l’OMS e gli Africa Centres for Disease Control and Prevention hanno lanciato un piano congiunto di risposta. L’iniziativa punta a migliorare il coordinamento delle emergenze, la sorveglianza sanitaria, i test di laboratorio e la prevenzione delle infezioni.

Il programma comprende inoltre assistenza clinica, coinvolgimento delle comunità, ricerca, logistica e sostegno ai servizi sanitari essenziali.

L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari ha stanziato 54,5 milioni di dollari. Le risorse serviranno ad accelerare la risposta in Congo, preparare i Paesi confinanti a una possibile diffusione e rafforzare la fiducia delle comunità nelle iniziative sanitarie.

Ebola, Repubblica Centrafricana, ONU al lavoro sulla prevenzione

Nella Repubblica Centrafricana anche la missione di pace delle Nazioni Unite MINUSCA sta collaborando con diverse agenzie ONU e con le autorità locali.

Le attività comprendono assistenza tecnica, sorveglianza, preparazione all’emergenza e campagne di informazione rivolte alla popolazione.

Il portavoce delle Nazioni Unite Stéphane Dujarric ha spiegato che la missione sta fornendo anche supporto tecnico e logistico. Tra gli interventi figurano il trasporto degli esperti sanitari sul territorio e la consegna di attrezzature e forniture essenziali.

Ebola, l’OMS aumenta la risposta su tutti i fronti

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha avviato un forte potenziamento di ogni componente della risposta all’Ebola. Lo ha spiegato a UN News il portavoce dell’OMS Tarik Jašarević.

Venerdì l’organizzazione ha convocato a Bangui un incontro con rappresentanti di Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica del Congo, Sud Sudan e Uganda.

I cinque Paesi hanno concordato di rafforzare la cooperazione nella sorveglianza delle malattie e nella preparazione alle epidemie. L’obiettivo è aumentare la capacità di individuare rapidamente eventuali casi oltreconfine e contenere la diffusione.

L’OMS punta a invertire entro tre mesi la rapida avanzata dell’epidemia, riportando la trasmissione sotto controllo. Tuttavia, l’organizzazione sottolinea che tutte le aree della risposta necessitano ancora di sostegno.

L’emergenza Ebola resta quindi in una fase estremamente delicata. Con 4.945 casi confermati, 2.325 vittime e un tasso di mortalità del 46%, l’OMS chiede risorse, accesso sicuro alle comunità e una risposta internazionale adeguata alla velocità con cui il virus continua a diffondersi.

Per altri approfondimenti sulle emergenze internazionali e sanitarie consulta anche https://phantasmagoria-pacis.it.

Per approfondire caratteristiche e modalità di contrasto della malattia è disponibile la pagina dedicata dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’Ebola.

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