Nella giornata del 30 luglio, circa 50.000 persone, tra cui moltissimi giovani e bambini, hanno tentato di raggiungere a nuoto l’enclave spagnola di Ceuta, attraversando il tratto di mare che separa il Marocco dal territorio spagnolo in Nord Africa. Il bilancio è drammatico: almeno 67 persone hanno perso la vita durante la traversata.
Le immagini arrivate dalla costa hanno restituito una scena dai forti contrasti. In un primo momento, molti dei migranti riusciti a raggiungere la terraferma si sono inginocchiati sulla spiaggia tra lacrime e grida di gioia, convinti di aver finalmente raggiunto l’Europa. L’entusiasmo, però, è durato pochissimo: nel giro di appena 24 ore, la quasi totalità degli arrivati è stata rimpatriata in Marocco.
L’episodio ha acceso un duro scontro politico sia in Spagna sia a livello europeo. Dall’opposizione conservatrice e dall’estrema destra sono piovute pesanti critiche contro il governo di Pedro Sánchez. Il presidente statunitense Donald Trump ha attribuito la crisi alle politiche migratorie dell’esecutivo spagnolo; il partito Vox ha definito l’arrivo dei migranti una “invasione”, mentre il Partito Popolare (PP) ha accusato il premier di aver gestito l’emergenza con grave irresponsabilità. Anche il presidente della città autonoma di Ceuta, esponente del PP, ha giudicato l’intervento di Madrid “tardivo e insufficiente”. Durante la visita di Sánchez nell’enclave, il capo del governo è stato accolto da fischi e contestazioni.
Di fronte alla portata della crisi, martedì i ministri dell’Interno dell’Unione Europea si sono riuniti in un vertice straordinario dedicato alla situazione di Ceuta. La convocazione era maturata dopo una riunione preparatoria, definita da alcuni partecipanti “intensa e deludente”, durante la quale diversi Paesi, tra cui Italia e Danimarca, avevano espresso forti critiche nei confronti della gestione spagnola dell’emergenza. L’Italia aveva inoltre annunciato la sospensione per un mese di alcuni accordi operativi con la Spagna nell’ambito della cooperazione prevista da Schengen.
In risposta alle critiche, Sánchez ha dichiarato di nutrire “serie preoccupazioni” per l’atteggiamento assunto da alcuni governi europei, ricordando inoltre che Ceuta non fa parte dello spazio Schengen. “Mentre la maggioranza dei partner ha espresso solidarietà alla Spagna, altri hanno preferito attaccarci spinti da pregiudizi, disinformazione, ignoranza o convenienza politica”, ha affermato.
Il clima, tuttavia, si è parzialmente disteso nel corso del vertice. Al termine dell’incontro, l’Unione Europea ha elogiato la “rapida risposta” delle autorità spagnole nella gestione dell’emergenza migratoria.
Il ministro della Giustizia irlandese Jim O’Callaghan, che ha presieduto la riunione, ha ribadito che gli Stati membri hanno espresso piena solidarietà alla Spagna, sottolineando come la gestione dei flussi migratori richieda “una risposta europea unitaria”.
Nel frattempo, sul versante marocchino del confine si sta consumando un altro dramma. Da giorni centinaia di persone si radunano nei pressi di Fnideq, la città più vicina a Ceuta, non per tentare la traversata, ma per attendere il ritorno dei propri familiari. Sono soprattutto genitori che sperano di riabbracciare figli partiti verso l’enclave spagnola e di cui non hanno più notizie.
Sebbene la maggior parte dei migranti sia già stata rimpatriata, alcune persone risultano ancora disperse. Circa 2.000 migranti si trovano tuttora a Ceuta, tra cui 862 minori non accompagnati, presi in carico dalle autorità spagnole. Nel frattempo, molti genitori mostrano fotografie dei figli ai rimpatriati e ai passanti, nella speranza che qualcuno possa riconoscerli e fornire informazioni sul loro destino.
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