giovedì, Agosto 13, 2026

La distruzione del sud del Libano sotto l’occupazione israeliana

Decine di migliaia di strutture demolite mentre Israele mantiene una fascia di sicurezza lungo il confine

by Rachele Gabbin
La distruzione del sud del Libano sotto l’occupazione israeliana

Proseguono senza sosta i raid israeliani nel sud del Libano. Nelle scorse ore, due violente esplosioni hanno scosso il villaggio di Haddatha, nel distretto di Bint Jbeil. Soltanto ieri, invece, un drone delle Forze di difesa israeliane (Idf) ha colpito un raduno religioso lungo la strada Kfar al Assi, provocando diversi feriti, secondo quanto riferito dall’Agenzia nazionale di stampa libanese (Nna).

La stessa fonte riferisce inoltre che l’esercito israeliano ha fatto saltare in aria un edificio di quattro piani appartenente al complesso scolastico pubblico Sheikh Naim Mahdi, nel centro di Zawtar al Sharqiyah, nel distretto di Nabatiyeh. Nel frattempo, vigili del fuoco e abitanti della regione accusano le truppe israeliane di aver appiccato diversi incendi, che hanno devastato vaste aree boschive.

Questi episodi si inseriscono in un quadro più ampio di distruzione sistematica del territorio. Dalle abitazioni private agli uffici, dagli ospedali alle scuole, fino alle infrastrutture essenziali e ai sistemi di approvvigionamento idrico, ampie porzioni del sud del Libano stanno progressivamente scomparendo.

Secondo esperti e organizzazioni non governative, l’obiettivo di Israele sarebbe quello di rendere l’area sempre più inabitabile, spingendo la popolazione locale ad abbandonarla e creando così una ‘zona cuscinetto’ lungo il proprio confine.

Stando ai dati dell’Unicef, la situazione umanitaria è drammatica: gli sfollati dall’inizio delle ostilità tra Stati Uniti ed Iran sarebbero oltre un milione, tra cui si contano circa 390 mila bambini. L’escalation delle ostilità ha aggravato una crisi già profondamente segnata da anni di conflitto e instabilità.

Per comprendere come si sia arrivati alla situazione attuale è necessario tornare all’ottobre del 2024, quando le Idf hanno avviato l’invasione terrestre del Libano in risposta ai continui lanci di missili da parte di Hezbollah, il movimento politico e militare filoiraniano fortemente radicato nel sud del Paese. Da allora, l’estensione dell’occupazione ha subito diverse oscillazioni, arrivando a interessare quasi il 14% dell’intero territorio nazionale.

Il Libano è stato così progressivamente trascinato al centro del più ampio scontro che contrappone Israele e Stati Uniti all’Iran. Nonostante la tregua negoziata lo scorso aprile, i bombardamenti non si sono mai del tutto arrestati. A seguito di quell’accordo, le truppe israeliane si sono riposizionate lungo una fascia profonda circa 10-15 chilometri a ridosso della frontiera, che rappresenta tuttora circa il 6% della superficie del Libano. È proprio all’interno di questa fascia che si concentra gran parte della distruzione denunciata nelle ultime settimane.

Un’analisi condotta dal Financial Times attraverso immagini satellitari, fotografie e filmati raccolti sul campo ha documentato la distruzione di decine di migliaia di strutture: non solo abitazioni ed edifici commerciali, ma anche scuole, centri sanitari, luoghi di culto e siti storici risalenti persino all’epoca delle Crociate.

La devastazione è tale che di interi centri abitati rimangono ormai soltanto macerie, indipendentemente dal fatto che si trattasse di storiche roccaforti di Hezbollah o di villaggi a maggioranza cristiana o sunnita.

Una strategia che Tel Aviv non sembra intenzionata a nascondere. Già lo scorso aprile, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz aveva indicato esplicitamente come modello per il sud del Libano le città di Rafah e Beit Hanoun, nella Striscia di Gaza, quasi completamente rase al suolo durante il conflitto.

A luglio, poi, lo stesso Katz aveva rivendicato la demolizione di circa 20.000 abitazioni, dichiarando: “Abbiamo distrutto tutti gli edifici in ventiquattro cittadine libanesi, alcune delle quali antiche di secoli”.

Più recentemente, durante una visita alle truppe nel sud del Libano,  ha ribadito l’intenzione di mantenere la presenza militare israeliana nella zona: “Come sia io sia il Primo Ministro abbiamo chiaramente dichiarato, non ci ritireremo da questa zona di sicurezza”. L’esercito israeliano, ha aggiunto, “è qui per proteggere le comunità del nord e le proprie forze”. […] “Bonificheremo quest’area e garantiremo la sicurezza dei residenti del settentrione. Non ci ritireremo in alcun modo dalle zone di sicurezza: né in Libano, né in Siria, né a Gaza”.

 

FONTE: IL POST

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