mercoledì, Agosto 19, 2026

Yemen, l’ONU lancia l’allarme: aumentano le vittime civili, rischio di una nuova escalation

Il capo delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Türk chiede alle parti di fermare l’escalation. Almeno 17 civili uccisi dal 6 agosto nelle aree controllate dal governo. Nel Paese circa 18 milioni di persone soffrono già di insicurezza alimentare.

by Andrea Martucci
© UNHCR/Gregory Doane - Yemen

Yemen, torna a crescere l’allarme delle Nazioni Unite per l’aumento delle vittime civili e il rischio che il Paese precipiti nuovamente in un conflitto su vasta scala. L’Alto Commissario ONU per i diritti umani, Volker Türk, ha chiesto a tutte le parti di ridurre immediatamente le tensioni dopo una nuova serie di attacchi. Dal 6 agosto almeno 17 civili hanno perso la vita in azioni attribuite agli Houthi, formalmente conosciuti come Ansar Allah, nelle aree controllate dal governo. Altre due vittime erano state segnalate alla fine di luglio nei territori controllati dall’opposizione.

La nuova fase di tensione si inserisce inoltre in uno scenario regionale più ampio. Gli Houthi hanno colpito anche l’Arabia Saudita e il traffico navale nel Mar Rosso, nel contesto del confronto tra Iran e Stati Uniti.

Yemen, Türk: “Risparmiare alla popolazione altre sofferenze”

Volker Türk ha rivolto un appello diretto alle parti coinvolte nella crisi dello Yemen, chiedendo di fermare l’escalation.

“Chiedo a tutte le parti di ridurre le tensioni e risparmiare al popolo yemenita ulteriori sofferenze.”

Secondo l’Alto Commissario, la popolazione ha già pagato un prezzo altissimo per anni di guerra, sfollamenti e crisi umanitaria.

Anche il portavoce delle Nazioni Unite Stéphane Dujarric ha ribadito la posizione dell’ONU durante il briefing quotidiano a New York. Ogni nuovo attacco, ha sottolineato, rischia di aggravare ulteriormente le sofferenze dei civili e deve quindi cessare immediatamente.

Gli attacchi contro campi profughi e infrastrutture

La situazione si è aggravata nelle ultime settimane. Il 7 agosto un missile di Ansar Allah ha colpito il campo di Jaw al-Naseem, nella zona di Ma’rib, che ospita persone sfollate. Sei civili sono rimasti feriti, tra loro anche un bambino.

Due giorni più tardi, missili e droni hanno raggiunto il porto di Al-Mokha, nel governatorato di Ta’izz. Nell’attacco sono morti tre lavoratori portuali e altre quattro persone hanno riportato ferite.

L’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani sta inoltre verificando le notizie relative a nuovi attacchi contro il porto avvenuti il 14 e 15 agosto, che potrebbero aver provocato ulteriori vittime.

Tra i siti civili colpiti figurano anche depositi di carburante e un complesso residenziale dell’ospedale da campo saudita di Mokha.

Yemen, quattro marittimi uccisi nello stretto di Bab el-Mandeb

La crisi dello Yemen coinvolge direttamente anche una delle rotte marittime strategiche per il commercio internazionale.

L’11 agosto un attacco contro una nave cargo nello stretto di Bab el-Mandeb avrebbe provocato la morte di quattro membri dell’equipaggio. Secondo la portavoce dell’OHCHR Shabia Mantoo, le vittime sono tre cittadini pakistani e un indonesiano. Diverse altre persone sarebbero rimaste ferite.

Gli attacchi alla navigazione commerciale rappresentano una delle principali preoccupazioni della comunità internazionale. Il rischio riguarda non soltanto la sicurezza regionale, ma anche il commercio mondiale e il fragile equilibrio interno yemenita.

L’ONU richiama tutte le parti al diritto internazionale

Türk ha ribadito che tutte le parti devono rispettare il diritto internazionale umanitario e le norme internazionali sui diritti umani.

“È fondamentale che tutte le parti rispettino il diritto internazionale umanitario e i diritti umani.”

Il responsabile ONU ha chiesto di evitare attacchi contro civili e infrastrutture civili. Inoltre, le forze coinvolte devono adottare tutte le precauzioni possibili per scongiurare morti, feriti e danni alle strutture non militari.

La situazione umanitaria rende ogni nuova escalation ancora più pericolosa. Almeno 18 milioni di yemeniti vivono già in condizioni di insicurezza alimentare. Per questo, colpire infrastrutture civili rischia di aggravare una crisi già estremamente grave.

Yemen, il rischio di un ritorno alla guerra su vasta scala

La portavoce dell’OHCHR Shabia Mantoo ha chiesto alle parti di interrompere immediatamente qualsiasi azione che possa riportare lo Yemen verso un conflitto su vasta scala.

Il pericolo era stato evidenziato anche dall’inviato speciale delle Nazioni Unite per il Paese, Hans Grundberg, durante un intervento al Consiglio di Sicurezza. Secondo Grundberg, gli attacchi Houthi contro le navi commerciali minacciano sia il commercio globale sia la fragile tregua che, nelle sue linee generali, regge dal 2022.

Gli Houthi controllano circa un terzo del territorio yemenita, ma esercitano la propria autorità sulla maggioranza della popolazione. Tra le aree sotto il loro controllo figurano la capitale Sanaa e il porto strategico di Hodeidah sul Mar Rosso. La loro amministrazione non gode però del riconoscimento internazionale, attribuito al Consiglio di Leadership Presidenziale sostenuto dall’Arabia Saudita e con sede ad Aden.

Una crisi che ha già travolto milioni di persone

Parallelamente agli attacchi Houthi, secondo le informazioni disponibili, le forze governative yemenite avrebbero condotto quasi 200 attacchi contro postazioni degli Houthi nell’arco di 24 ore. Le operazioni avrebbero causato decine di morti e feriti e distrutto equipaggiamenti militari e depositi di armi.

La crisi politica e umanitaria del Paese, iniziata nel 2011, ha già provocato lo sfollamento di milioni di persone, devastato l’economia e lasciato circa 20 milioni di cittadini bisognosi di assistenza umanitaria.

Il nuovo allarme sullo Yemen arriva quindi in un momento particolarmente delicato. Le Nazioni Unite chiedono di evitare qualsiasi iniziativa capace di distruggere il fragile equilibrio mantenuto dal 2022 e di trascinare nuovamente la popolazione in una guerra su vasta scala.

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La fonte originale e gli aggiornamenti delle Nazioni Unite sulla crisi sono disponibili su UN News.

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