La crisi a Cuba si aggrava dopo l’ultima stretta degli Stati Uniti contro il governo dell’Avana. Washington ha annunciato nuove sanzioni contro il conglomerato militare GAESA, pilastro dell’economia cubana, mentre prosegue il blocco delle forniture energetiche che sta mettendo in ginocchio l’isola.
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che l’amministrazione Trump “continuerà ad agire” finché il regime cubano non introdurrà riforme politiche ed economiche. Le misure arrivano in un contesto già esplosivo: dopo l’interruzione delle forniture petrolifere venezuelane e le restrizioni contro i Paesi che riforniscono Cuba di carburante, l’isola sta vivendo una grave emergenza energetica.
Negli ultimi mesi i blackout si sono moltiplicati, con interruzioni di corrente che in alcune aree superano le 15 ore al giorno. Il collasso della rete elettrica nazionale, avvenuto il 16 marzo, ha avuto pesanti conseguenze su ospedali, scuole e trasporti. La crisi ha inoltre aggravato inflazione, scarsità alimentare e svalutazione del peso cubano.
Tre relatori speciali delle Nazioni Unite hanno definito il blocco energetico una forma di “carestia energetica” incompatibile con i diritti umani fondamentali, denunciando l’impatto umanitario delle sanzioni.
Sul piano geopolitico, Donald Trump ha lasciato intendere che Cuba potrebbe diventare il prossimo fronte strategico della sua amministrazione dopo le tensioni con Iran e Venezuela. Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha risposto assicurando che il Paese è pronto a difendersi da eventuali aggressioni esterne.
Per Mosca, storica alleata dell’Avana, la sopravvivenza del governo cubano rappresenta anche una questione simbolica: un eventuale crollo dell’isola rischierebbe di indebolire la credibilità dell’asse anti-occidentale guidato da Russia e Cina.
Secondo diversi osservatori, però, l’obiettivo della Casa Bianca potrebbe non essere necessariamente un cambio di regime totale, ma piuttosto una transizione controllata che favorisca l’influenza economica e strategica americana sull’isola.
Antonella Mori, Head del Programma America Latina di ISPI, sottolinea come “la situazione economica e umanitaria a Cuba sia drammatica e destinata a peggiorare con le nuove misure dell’amministrazione Trump”.
Secondo Mori, “lo scenario più probabile resta quello venezuelano: un cambiamento limitato del governo, accompagnato da aperture economiche e politiche graduali gradite agli Stati Uniti”. Una vera svolta democratica, conclude l’esperta, “appare ancora lontana, ma Cuba è ormai entrata in una spirale di pressioni difficilmente arrestabile”.