giovedì, Maggio 14, 2026

Il ritorno di Thaksin

L’ex primo ministro esce dal carcere mentre il Pheu Thai cerca di recuperare consenso

by Rachele Gabbin
Il ritorno di Thaksin

Thaksin Shinawatra, ex primo ministro thailandese, è stato rilasciato nella giornata di ieri, lunedì 11 maggio, da una delle principali carceri di Bangkok, dove era detenuto dopo aver scontato una condanna a otto mesi per corruzione.

All’uscita dalla Klong Prem Central Prison, è stato accolto da centinaia di sostenitori, molti dei quali vestiti di rosso, colore simbolo del suo partito (il Pheu Thai Party), oltre che da numerosi familiari. Tra cori e slogan come “Amiamo Thaksin”, era presente anche la figlia Paetongtarn Shinawatra, rimossa dalla carica di primo ministro poche settimane prima dell’incarcerazione del padre. Thaksin non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti.

La parabola politica dell’ex premier è stata particolarmente travagliata. Salito al potere nel 2001, Thaksin ha guidato il Paese fino al 2006, anno in cui venne deposto da un colpo di Stato militare mentre si trovava all’estero. Da quel momento iniziò un autoesilio durato circa quindici anni. Il suo ritorno in Thailandia, avvenuto nel 2023, era finalizzato ad affrontare le condanne inflittegli per abuso di potere e conflitto di interessi legati al periodo trascorso al governo. La pena originaria era stata successivamente ridotta a un anno dal re Maha Vajiralongkorn.

In realtà, il periodo trascorso effettivamente in carcere da Thaksin è stato ancora più breve. Poche ore dopo il suo ingresso in prigione, l’ex premier aveva infatti accusato problemi cardiaci e forti dolori al petto, venendo trasferito in ospedale. Qui ha trascorso circa sei mesi in un’ala VIP della struttura sanitaria, fino alla concessione della libertà condizionata.

Nel settembre dello scorso anno, tuttavia, la Corte Suprema thailandese ha stabilito che la pena dovesse essere scontata in carcere, criticando duramente la decisione del suo staff medico di prolungarne deliberatamente la degenza ospedaliera attraverso interventi chirurgici ritenuti non necessari.

Infine, il mese scorso, una commissione del Ministero della Giustizia ha approvato la sua libertà vigilata, citando la buona condotta dell’ex premier, la sua età avanzata e il basso rischio di recidiva. Secondo quanto riferito dal dipartimento penitenziario, Thaksin dovrà comunque indossare una cavigliera elettronica per il resto della pena.

Secondo diversi analisti, il suo rilascio potrebbe contribuire a rilanciare il Pheu Thai Party, per anni forza dominante della politica thailandese. È questa, ad esempio, la lettura proposta da Titipol Phakdeewanich, politologo dell’Università di Ubon Ratchathani: “Ma deve muoversi con cautela”, ha affermato. “Ha già tirato troppo la corda. Restare dietro le quinte sarebbe probabilmente la scelta migliore, anche se viene da chiedersi per quanto tempo riuscirà a farlo, considerando la sua personalità”.

Durante il periodo di detenzione dell’ex premier, il Pheu Thai Party ha infatti registrato uno dei risultati peggiori della sua storia alle elezioni generali di febbraio. Il partito è scivolato al terzo posto, superato sia dal riformista People’s Party sia dal conservatore Bhumjaithai Party, rafforzatosi grazie all’ondata di nazionalismo seguita alle tensioni di confine con la Cambogia. Il Pheu Thai è stato così costretto ad accettare il ruolo di partner di minoranza nella coalizione di governo.

“Thaksin esce di prigione in un contesto politico completamente diverso”, osserva invece l’esperto Ken Lohatepanont. “Il Pheu Thai è stato ridimensionato a semplice partito di medie dimensioni. Non si può mai dare Thaksin per politicamente finito, ma la sfida che lui e il suo partito si trovano ad affrontare oggi è molto diversa rispetto al passato”. Secondo l’analista, il partito dovrà ora decidere se un ritorno pubblico dell’ex premier possa realmente ridargli slancio oppure se sia più strategico valorizzare una nuova generazione di leadership.

FONTE: AL JAZEERA

Photo credit: 2T, CC BY-SA 3.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0, via Wikimedia Commons

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