L’FSB, principale servizio di sicurezza e intelligence russo e diretto successore del KGB, si è affermato come una delle organizzazioni di spionaggio più influenti a livello globale. Se già prima dell’invasione dell’Ucraina i suoi poteri erano considerevoli, lo stesso Vladimir Putin ne è stato direttore alla fine degli anni Novanta, oggi l’agenzia ha ulteriormente ampliato il proprio raggio d’azione. Il controllo dell’FSB pervade ormai quasi ogni aspetto della vita dei cittadini, dalla sfera politica a quella economica, fino a una pervasiva e sistematica censura della rete.
Un’evoluzione che sembra avvicinare sempre di più la Russia al modello cinese. All’inizio del 2026 è stata infatti introdotta una nuova legge che consente all’agenzia di ordinare l’interruzione delle telecomunicazioni senza preavviso e a tempo indeterminato. Da mesi i blocchi di internet sono diventati frequenti in varie zone del Paese: i disservizi colpiscono soprattutto le connessioni dati mobili rispetto alle linee domestiche, protraendosi per giorni e paralizzando servizi essenziali, come i pagamenti digitali e tramite carte di credito. Sebbene la versione ufficiale giustifichi tali misure con ragioni di sicurezza, sembra esserci un secondo fine, quello di esercitare un controllo sociale sempre più stringente sui civili.
A conferma di ciò, l’FSB avrebbe ordinato alle aziende di telecomunicazioni di inibire l’uso delle VPN, i software utilizzati da milioni di russi per mascherare la propria posizione geografica e aggirare la censura di Stato. Parallelamente, l’agenzia ha imposto alle banche operanti in Russia l’installazione di software specifici, progettati per garantire ai servizi segreti l’accesso diretto ai dati finanziari e ai messaggi scambiati all’interno delle applicazioni bancarie.
Queste misure rappresentano soltanto l’ultimo capitolo di un più ampio processo di consolidamento autoritario. Nel luglio 2025, ad esempio, una nuova legge ha autorizzato l’FSB a creare un sistema detentivo separato da quello ordinario. Le strutture sarebbero destinate principalmente a persone accusate di spionaggio, alto tradimento o estremismo, categorie frequentemente utilizzate dalle autorità contro dissidenti e oppositori politici, che possono così essere privati della libertà prima ancora dell’avvio formale di un processo.
Tra gli istituti più noti di questo circuito figura il carcere di Lefortovo, a Mosca, storicamente associato ai servizi di sicurezza russi. È qui che è stato detenuto il giornalista statunitense Evan Gershkovich, corrispondente del Wall Street Journal, arrestato nel 2023 con accuse di spionaggio che Washington e numerose organizzazioni internazionali hanno definito infondate. Condannato a 16 anni di reclusione, Gershkovich è stato successivamente liberato nell’ambito del grande scambio di prigionieri tra Russia e Stati Uniti del 2024. Sebbene la struttura fosse passata formalmente sotto il Ministero della Giustizia nel 2006, l’FSB ne ha sempre mantenuto un’influenza significativa, fino a riassumerne ufficialmente il controllo nell’aprile scorso.
Secondo le denunce dell’opposizione, l’agenzia si sarebbe, quindi, ormai trasformata in una sorta di ‘secondo governo’, capace di esercitare un’influenza crescente anche su dicasteri strategici come Difesa e Interno. A guidarla è Alexander Bortnikov, storico direttore dell’FSB e tra i più fidati alleati di Vladimir Putin. I dissidenti stimano che l’apparato conti circa 200.000 dipendenti, di cui oltre 110.000 assegnati alle truppe di frontiera.
FONTE: IL POST