sabato, Maggio 23, 2026

L’intervento di Tom Fletcher (OCHA) al Consiglio di Sicurezza ONU

Il briefing sulla situazione in Libano del Sottosegretario Generale per gli affari umanitari è devastante: attacchi a infrastrutture civili, nuovi territori occupati, spostamenti di massa

by Elena Fecchio
Tom Fletcher in uno dei suoi interventi al Consiglio di Sicurezza

Riportiamo la traduzione in italiano dell’intervento di Tom Fletcher, Sottosegretario Generale per gli affari umanitari e coordinatore dei soccorsi di emergenza, durante la riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza ONU richiesta dalla Francia. La riunione si è focalizzata sull’aggravarsi della situazione in Libano, che ha portato all’uccisione di tre Caschi Blu.

Briefing al Consiglio di Sicurezza sulla situazione umanitaria in Libano

31 marzo 2026

Apprezzo l’opportunità di riferire al Consiglio da Beirut, dove sono arrivato ieri sera trovando livelli di ansia e tensione che non vedevo da molti anni, da quando lavoro in e sul Libano.

La gravità del momento, come descritta dai miei colleghi, è stata, ovviamente, al centro dei miei incontri odierni con il Presidente Aoun e il Primo Ministro Nawaf Salam, e ne discuterò ulteriormente domani con il Presidente dell’Assemblea Berri.

Durante i miei incontri ho sentito nuovamente il coraggioso appello al dialogo con Israele per l’attuazione della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e per il pieno controllo statale sulle armi.

Eppure, anche in questo momento, si sentono i rumori degli attacchi aerei nei sobborghi di Beirut, non lontano da qui, e il ronzio dei droni è costante.

Come avete già sentito dal [Sottosegretario Generale per le operazioni di pace Jean-Pierre] Lacroix e dal [Sottosegretario Generale Aggiunto per gli affari politici e di costruzione della pace Khaled] Khiari, la discussione odierna è, pertanto, urgente.

La situazione su entrambi i lati della Linea Blu richiede non solo la massima attenzione del Consiglio, ma anche la vostra azione collettiva per scongiurare una crisi ancora più grave.

Mi unisco ai miei colleghi nel piangere la recente scomparsa di tre membri delle Forze di Pace delle Nazioni Unite.

Dall’ultima volta che vi ho informato, l’11 marzo, le conseguenze umanitarie dell’ultima escalation regionale sono diventate ancora più gravi in tutto il Libano.

Nelle ultime quattro settimane, sono state uccise più di 1.240 persone, tra cui 87 donne e 124 bambini. Tra le vittime figurano circa 52 soccorritori, mentre altre 3.500 persone sono rimaste ferite.

Le ostilità continuano in tutto il Libano meridionale, nei sobborghi meridionali di Beirut, nella Dahiyeh e in alcune zone della Bekaa. Centinaia di migliaia di civili rimangono in pericolo, soprattutto a causa delle avanzate militari che stanno radendo al suolo interi villaggi.

Nel frattempo, Hezbollah continua a lanciare razzi indiscriminatamente oltre la Linea Blu verso il nord di Israele, causando danni e seminando terrore tra i civili.

In Libano, nelle ultime quattro settimane sono state sfollate più di 1,1 milioni di persone, tra cui oltre 370.000 bambini. Nell’ultimo mese, più di 200.000 persone hanno attraversato il confine con la Siria. Si sta innescando un ciclo di sfollamenti forzati.

Uno sfollamento di questa portata, ovviamente, aumenta l’esposizione a ulteriori pericoli, in particolare per le donne e le ragazze che vivono in contesti sovraffollati e sconosciuti.

Ho visto io stesso l’impatto di tutto ciò questa mattina. Le famiglie libanesi e siriane con cui ho parlato hanno raccontato di profonda incertezza, di una resilienza ormai al limite e di una crescente frustrazione per l’impossibilità di tornare a casa in sicurezza. Molte famiglie libanesi hanno descritto di essere fuggite dai combattimenti nel 2024, solo per doverlo fare di nuovo nel 2026. Ho incontrato siriani, sfollati molte volte dal 2013, che raccontavano il loro ultimo sconvolgimento.

Le persone mi hanno ripetutamente detto che lo sfollamento non è una soluzione, ma un doloroso ultimo ricorso per loro – un modo temporaneo per preservare la dignità mentre attendono condizioni che consentano loro di tornare ai propri villaggi e quartieri.

Soprattutto, ci hanno chiesto di non ridurre la loro sofferenza a semplici numeri: vogliono che le loro vite, le loro perdite e le loro speranze siano viste e ascoltate.

Anche prima di queste ultime violenze, decine di migliaia di persone rimanevano sfollate e intere comunità sopravvivevano con un accesso solo parziale all’assistenza sanitaria, all’acqua, all’elettricità e all’istruzione.

L’attuale escalation sta aggravando una situazione già critica: 51 centri di assistenza sanitaria di base e quattro ospedali sono attualmente chiusi a causa delle ostilità, mentre altri sono danneggiati o operano a capacità ridotta. Le scuole e le università pubbliche vengono utilizzate come rifugi, lasciando migliaia di bambini senza accesso all’istruzione.

Sei degli otto ponti a sud del fiume Litani sono stati ormai distrutti e altre infrastrutture vitali sono sotto attacco. Le vie di accesso essenziali sono state danneggiate. I crescenti ostacoli limitano la capacità dei civili di mettersi in salvo e quella dei partner umanitari di raggiungere chi ne ha più bisogno. Intere comunità stanno diventando sempre più isolate.

Il diritto internazionale umanitario è chiaro: i civili, ovunque si trovino, in Israele e in Libano, devono essere protetti. Ciò include consentire loro di allontanarsi dai pericoli delle ostilità verso zone più sicure. Anche le infrastrutture essenziali e i servizi di base – assistenza sanitaria, acqua, elettricità – da cui dipendono i civili devono essere sempre risparmiati.

Questo è ciò che i principi fondamentali di distinzione, proporzionalità e precauzione esigono da tutte le parti.

E, naturalmente, il lavoro del personale medico, dei primi soccorritori e degli operatori umanitari deve sempre essere facilitato, non ostacolato.

Stiamo compiendo uno sforzo concertato per affrontare questo momento. Il 13 marzo, insieme al governo del Libano, abbiamo lanciato un appello urgente da 308 milioni di dollari per fornire un sostegno vitale a fino a un milione di persone nei prossimi tre mesi.

Grazie a tutti i donatori che finora hanno risposto con il loro sostegno, specialmente in un momento così difficile per i finanziamenti globali. Finora abbiamo ricevuto 94 milioni di dollari, di cui un terzo dall’OCHA [l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari], e l’appello continua a raccogliere fondi per l’assistenza salvavita, anche se ce ne servono ancora molti di più.

Nelle ultime quattro settimane abbiamo potenziato le nostre operazioni umanitarie, distribuendo 2,8 milioni di pasti caldi e freddi per garantire un’alimentazione adeguata. Stamattina ho visto con i miei occhi 3.000 di quei pasti pronti per la distribuzione.

Anche il sostegno non alimentare è aumentato per stare al passo con le grandi popolazioni in movimento. Sono state fornite più di 122.000 coperte termiche, 99.000 materassi e quasi 50.000 materassini; sono stati distribuiti anche 58.000 kit igienici e 26.000 kit per l’igiene mestruale.

I partner umanitari hanno consegnato più di 875.000 litri di acqua potabile in bottiglia e 15.000 metri cubi di acqua trasportata su camion. È stato fornito carburante per garantire i servizi idrici a 412.000 persone.

Nel breve periodo trascorso qui in Libano, il messaggio delle comunità locali è dolorosamente chiaro:

Vogliono sicurezza. Vogliono dignità. Vogliono che tutto questo finisca. Vogliono sfuggire a questo ciclo di crisi.

E si rivolgono ai membri di questo Consiglio affinché prestino ascolto a queste richieste.

Abbiamo spesso affermato che non possiamo permettere che il Libano fallisca. Ora è il momento di mettere alla prova quella promessa.

Si dice spesso che il Libano sia al limite, eppure così spesso trova in qualche modo la resilienza per farcela. Ora, è ancora una volta al limite.

Ho quindi tre messaggi per il popolo libanese.

Primo, continuate a rispondere con generosità ai vostri connazionali. In questo momento siete in prima linea nell’impegno umanitario. So che sarete all’altezza di questo momento.

Secondo, mantenete l’impegno verso l’identità nazionale. Dovete elevarvi al di sopra delle forze che cercano di dividervi.

E terzo, non rinunciate all’idea del Libano. Se la convivenza fallisce qui, è destinata a fallire ovunque.

E, infine, signor Presidente, le mie tre richieste a questo Consiglio:

Primo, vista la traiettoria descritta da alcuni Ministri israeliani e visto ciò che abbiamo osservato chiaramente a Gaza, come proteggerete i civili?

Secondo, data l’intensità degli sfollamenti forzati a cui stiamo assistendo, come dovremmo prepararci collettivamente, come comunità internazionale, all’aggiunta di un nuovo territorio alla lista dei territori occupati?

E in terzo luogo, date le tensioni politiche qui in Libano e la fragilità delle strutture politiche, come dovremmo prepararci al potenziale terrore di una nuova ondata di attacchi interni e di conflitti politici?

Queste domande sono scoraggianti: non sono facili, sono impegnative. Ma sono proprio il tipo di domande che il Consiglio di Sicurezza e le Nazioni Unite devono affrontare se anche noi vogliamo essere all’altezza di questo momento.

Fonte: Newsletter OCHA

Photo credits: PBS News Livestream 

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