giovedì, Luglio 16, 2026

Milano capitale della pace: l’idea di una rete di città

by Adriana Randazzo
Milano centro

Un appello a fare di Milano il punto di partenza per una nuova politica di pace, costruita non attraverso i grandi vertici diplomatici ma a partire dalle istituzioni più vicine ai cittadini. È questa la proposta lanciata da Paolo Petracca, presidente dell’associazione Persona e Comunità, in un intervento pubblicato sul Corriere della Sera.

Il punto di partenza della riflessione è linguistico, prima ancora che politico: secondo Petracca, il modo in cui si parla e si scrive può incidere concretamente sulla qualità della convivenza tra le persone. Un linguaggio meno conflittuale, sostiene l’autore, non è soltanto una questione di forma, ma un primo passo verso una scelta più ampia: quella della pace come atteggiamento quotidiano, fatto di dialogo, rispetto reciproco e capacità di confrontarsi anche quando gli interessi in gioco sono divergenti.

Da questa premessa nasce il riferimento al percorso storico dell’integrazione europea. Petracca ricorda come la cooperazione tra Stati nata dopo la Seconda guerra mondiale abbia permesso di superare i confini interni, sviluppare sistemi di welfare e innalzare le aspettative di vita e i livelli di istruzione delle popolazioni del continente. Un risultato che, secondo l’autore, va letto come l’esito di una visione di pace pensata e costruita collettivamente.

L’articolo si sofferma poi sul ruolo degli enti locali, individuati come attori potenzialmente decisivi nella costruzione della pace, anche al di là delle proprie competenze istituzionali primarie come sanità, edilizia abitativa, trasporti e pianificazione territoriale. A supporto di questa tesi viene richiamata la figura di Giorgio La Pira, sindaco di Firenze tra il 1951 e il 1965, secondo il quale un buon amministratore locale deve occuparsi tanto delle questioni quotidiane della città quanto della pace nel mondo.

Petracca elenca alcuni strumenti già esistenti attraverso cui i territori possono contribuire a relazioni internazionali più pacifiche: gemellaggi tra città, cooperazione decentrata, progetti di cosviluppo, campagne educative e politiche di accoglienza orientate al dialogo interetnico, interreligioso e interculturale. Si tratta, secondo l’autore, di pratiche che esistono già ma che restano ancora marginali e poco diffuse rispetto al loro potenziale.

Il contesto in cui si inserisce questa proposta è definito dall’autore come particolarmente critico: si fa riferimento a un aumento delle disuguaglianze globali e a quella che viene descritta come una situazione di conflitti diffusi su scala internazionale. In questo scenario, Petracca richiama nuovamente il pensiero di La Pira, in particolare la sua idea di mantenere la speranza anche in assenza di condizioni favorevoli, ritenendola un riferimento ancora attuale.

L’intervento prosegue con un’analisi del clima geopolitico attuale, segnato secondo l’autore da una crisi di legittimità delle Nazioni Unite e da tensioni che coinvolgono direttamente l’idea dell’Europa come spazio di pace. Di fronte a conflitti che continuano a causare un alto numero di vittime civili, l’ipotesi di un’alleanza tra enti locali e società civile per costruire dialogo “dal basso” viene presentata come una strada percorribile, pur riconoscendone la natura ambiziosa.

Per rafforzare questa visione, l’autore cita due riferimenti storici legati alla Resistenza italiana ed europea: il Manifesto di Ventotene e gli scritti della rivista clandestina Il Ribelle, entrambi nati in un periodo storico segnato da grande incertezza. Petracca ne richiama lo spirito per sottolineare come le visioni più significative spesso si siano sviluppate proprio nei momenti di maggiore difficoltà.

Un ulteriore riferimento citato nell’articolo è quello al cardinale Carlo Maria Martini, che nel 1989 aveva indicato in pace, giustizia e salvaguardia del creato i tre pilastri fondamentali per il futuro dell’umanità. L’autore richiama inoltre le posizioni espresse da Papa Leone XIV, descritte come una continuità con l’approccio del pontificato precedente, orientato verso una pace costruita attraverso la nonviolenza attiva.

L’articolo si chiude con una proposta operativa concreta: la realizzazione a Milano di una conferenza delle città per la pace, accompagnata da un’iniziativa più ampia denominata Civil Week per la pace. Secondo Petracca, la riuscita di questo progetto richiederebbe il coinvolgimento di enti pubblici, istituzioni religiose, amministrazioni locali e realtà della società civile, insieme a un investimento specifico in programmi educativi destinati alle scuole e alle comunità locali.

Fonte: Il Corriere della Sera

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