martedì, Maggio 5, 2026

Tunisia, sospesa la Lega per i Diritti Umani

Aumentano le preoccupazioni per la progressiva contrazione dello spazio civico dopo l’ascesa al potere di Kais Saied

by Rachele Gabbin
Tunisia, sospesa la Lega per i diritti umani

Venerdì 24 aprile, le autorità tunisine hanno ordinato la sospensione delle attività della Lega per i Diritti Umani (LTDH). Il divieto, che si estenderà per un mese, è stato reso noto dalla stessa organizzazione. Al momento, non sono stati diffusi comunicati ufficiali da parte del governo a confermare.

Non si tratta di un semplice provvedimento amministrativo, ma di una scelta dal forte significato politico: è stata colpita una delle più antiche organizzazioni per la difesa dei diritti nel mondo arabo e africano, parte del Quartetto insignito del Nobel per la Pace nel 2015.

Il presidente della LTDH, Bassem Trifi, davanti all’accaduto ha dichiarato: “Ci opponiamo a questa decisione e presenteremo ricorso. Continueremo la nostra lotta per i diritti e le libertà”.

Il provvedimento non appare, isolato: secondo NOVACT, un’organizzazione no-profit per la pace con sede a Tunisi, si inserisce in un “modello più ampio di restrizioni sempre più sistematiche nei confronti della società civile e delle voci libere e indipendenti”.

Già a ottobre, le autorità tunisine avevano sospeso diverse organizzazioni di rilievo, tra cui l’Associazione delle donne democratiche e il Forum per i diritti economici e sociali.

Questa progressiva contrazione dello spazio civico viene spesso ricondotta al consolidamento del potere del presidente Kais Saied, il quale ha assunto funzioni straordinarie nel 2021. La Lega si configura come una delle principali voci critiche nei confronti del governo di Saied. L’organizzazione si è mostrata più volte allarmata da una possibile deriva autoritaria in Tunisia, in particolare a seguito della sospensione del Parlamento nel 2021 e del successivo ricorso al governo per decreto.

Dal canto suo, Saied ha più volte dichiarato di non avere intenzione di instaurare un regime dittatoriale, assicurando che le libertà fondamentali restano garantite nel Paese. Tuttavia, i fatti parlano chiaro: dalle pressioni su oppositori, magistrati, giornalisti e organizzazioni indipendenti, al blocco delle visite delle ONG nelle carceri, all’arresto del giornalista Zied Heni, tutto restituisce l’immagine di un sistema in cui il dissenso è sempre più compresso.

In questo quadro, lo smantellamento di gruppi come la LTDH, che in passato hanno contribuito a fornire l’infrastruttura necessaria alla gestione e alla composizione dei conflitti sociali, rischia di aumentare le probabilità di instabilità futura nel Paese, soprattutto nell’attuale contesto politico tunisino.

La Tunisia oggi si trova ad affrontare una profonda crisi economica, con disoccupazione giovanile elevata, inflazione e forte dipendenza dall’estero. L’economia si regge su turismo, rimesse e rapporti commerciali con l’Europa, e ogni irrigidimento politico rischia di avere conseguenze dirette sul piano economico. Sul piano strategico, occupa una posizione chiave nel Mediterraneo centrale, tra Europa, Libia e Algeria, ed è centrale nella gestione delle rotte migratorie e della sicurezza regionale. Proprio per questo l’Unione Europea mantiene una linea ambigua: ne critica l’arretramento democratico, ma continua a considerare Tunisi un partner indispensabile.

Photo credit: Houcemmzoughi, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons

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