sabato, Aprile 18, 2026

Europa → UE: tra incudine e martello?

Protesta “Hands off Greenland” a Copenhagen contro il Presidente americano Trump

by Phantasmagoria-Pacis
UE tra incudine e martello

A leggere l’analisi di Jorge Liboreiro, pubblicata da Euronews il 20 gennaio scorso, sembrerebbe proprio di sì. L’Unione Europea non è forse mai stata così sola, schiacciata dalle ambizioni russe da una parte e da quelle americane dall’altra. 

Elemento anacronistico di un sistema internazionale che ha ormai ben poco in comune con i valori del Manifesto di Ventotene, l’UE si trova a fare i conti con una questione piuttosto “scomoda”, come la definisce Liboreiro: può l’alleanza atlantica continuare a cooperare nell’interesse di Kyiv? Questo interrogativo, a dirla tutta, si potrebbe già fermare a metà: può l’alleanza atlantica continuare a cooperare (a prescindere dall’obiettivo)? 

Perché quando il tuo alleato storico, l’ipotecario della tua sicurezza militare, diventa per i tuoi confini una minaccia tanto reale quanto quella costituita dalla Russia putiniana, non si può fare a meno di chiedersi se la questione scomoda non sia in realtà effettivamente drammatica.

Liboreiro descrive infatti un parallelismo piuttosto interessante: le stesse dichiarazioni che per anni i leader europei hanno ripetuto nel tentativo di trascinare gli alleati americani in una difesa “incrollabile” dell’Ucraina, ora sembrano essere state “copiate ed incollate” nel caso Groenlandia. Il problema però è che in questo frangente le dichiarazioni di Ursula von der Leyen non sono un richiamo verso un alleato alquanto reticente o un’esortazione a supportare sinergicamente un Paese terzo, ma un vero e proprio monito affinché questo stesso alleato non attacchi i confini europei. 

E per coloro che tendono a dubitare della serietà o veridicità delle mire trumpiane, è importante ricordare che alzare la posta in gioco per l’amministrazione americana è ormai parte del modus operandi. Come nel caso delle tariffe minacciate al 30% che poi sono state “abbassate” al 15% con l’accordo di Scozia, l’UE alla fine ha ceduto interpretando una vittoria il fatto che, in fin dei conti, le tariffe si siano innalzate del 15% rispetto allo status quo iniziale. 

Qualcosa di simile potrebbe essere già accaduto con le tariffe minacciate da Trump ai Paesi europei che in maniera simbolica hanno inviato contingenti militari in Groenlandia (Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Regno Unito): è infatti di pochi giorni fa la notizia che una bozza di accordo fra USA e UE è stata discussa a Davos durante un incontro informale tra il presidente americano ed il Segretario generale della Nato Mark Rutte. 

Nonostante la portavoce Nato Allison Hart abbia fatto sapere tramite un comunicato stampa che dopo l’incontro dei leader “i negoziati tra Danimarca, Groenlandia e Stati Uniti proseguiranno con l’obiettivo di garantire che Russia e Cina non acquisiscano mai un punto d’appoggio, né economico né militare, in Groenlandia”, i rappresentanti parlamentari groenlandesi nel parlamento danese si sono detti scettici, non apprezzando il fatto che la Nato negoziasse questioni legate alla Groenlandia senza, di fatto, coinvolgere né Groenlandia, né Danimarca. Questa preoccupazione risulta ancora più fondata analizzando le dichiarazioni di Trump alla stampa, che ha definito il potenziale accordo come “l’accordo a lungo termine per eccellenza”, uno che “mette tutti in una posizione davvero vantaggiosa, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza e i minerali”.

Di conseguenza, ammesso e non concesso che il piano di incorporare la Groenlandia non sia al momento una priorità per gli Stati Uniti, bisogna capire perché questa minaccia arriva ora e, soprattutto, che cosa gli USA vogliono in cambio per ritirarla.

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