Alberta, provincia della federazione canadese, ha indetto una consultazione referendaria per chiedere ai propri cittadini se valutino l’ipotesi di una secessione dal Canada. Formalmente, si tratta di un voto preliminare: un referendum per deliberare la possibilità di indirne in futuro un secondo e definitivo sulla piena indipendenza.
Il Primo Ministro canadese, il centrista Mark Carney, ha aspramente criticato la decisione del governo locale paragonandola a una sorta di “Brexit canadese”. Un processo, quello del recesso britannico dall’UE, che Carney conosce da vicino, avendolo vissuto in prima persona quando era governatore della Banca Centrale Britannica.
I parallelismi tra le due vicende sono evidenti. Anche la Premier dell’Alberta che ha promosso il voto, la conservatrice Danielle Smith, appartiene all’area della destra e farà ufficialmente campagna per il ‘No’, ricalcando la strategia adottata a suo tempo da David Cameron. Identico appare anche il movente politico: se Cameron usò il referendum come arma di pressione contro Bruxelles per accreditarsi presso l’elettorato più radicale, Smith punta a forzare la mano al governo centrale di Ottawa.
La Premier, infatti, continua ad accreditarsi come leader di una destra sovranista fortemente allineata al Presidente statunitense Trump. Una mossa particolarmente azzardata in Canada, dove Trump sconta una forte impopolarità, alimentata anche dalle sue ripetute e provocatorie minacce di annessione. Va però osservato che, se il risentimento nei confronti degli Stati Uniti è ampiamente diffuso in Alberta, quello nutrito verso il governo federale appare, in molti casi, ancora più radicato.
D’altra parte, il Presidente Trump guarda con forte interesse a una potenziale indipendenza dell’Alberta, una sponda su cui cercano di fare leva correnti locali come l’Alberta Prosperity Project. Gli esponenti di questo gruppo separatista sono stati ricevuti in più occasioni dall’amministrazione americana e hanno ottenuto una notevole visibilità sui media della destra statunitense, a partire da Fox News.
Le tensioni diplomatiche sono già evidenti: a fine gennaio, il Premier canadese Mark Carney è arrivato a chiedere esplicitamente a Washington di non interferire negli affari interni del Paese dopo che il Segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, aveva dichiarato in un podcast che un’Alberta indipendente rappresenterebbe un ‘partner naturale’ per gli Stati Uniti.
Secondo i media canadesi, la questione della secessione interessa particolarmente a Washington per ragioni prettamente energetiche: se il distacco si concretizzasse, gli USA potrebbero stringere legami commerciali bilaterali ancora più stretti, assicurandosi l’accesso diretto alle immense riserve di greggio della provincia. Alberta ne è talmente ricca che le pompe d’estrazione spuntano persino nei terreni delle fattorie private. Una convergenza di interessi geopolitici che il giornalista di CBC, Jason Markusoff, ha sintetizzato così “Quando Donald Trump parla del Canada come del 51esimo Stato americano, in realtà sta parlando di Alberta e delle sue risorse naturali”.
La retorica di Trump a favore dell’espansione delle attività estrattive trova terreno fertile in Alberta, provincia da cui proviene oltre l’80% della produzione petrolifera canadese. Una parte dell’opinione pubblica locale si è infatti sentita penalizzata dalle politiche ambientali adottate dall’ex premier Justin Trudeau, che avevano introdotto vincoli allo sviluppo del settore energetico, limitando ad esempio la realizzazione di nuovi oleodotti.
FONTE: IL POST
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