In Nigeria la popolazione vive in uno stato di costante terrore, sotto il peso di violenze quotidiane ormai impossibili da quantificare. È lo scenario drammatico che emerge dalle parole di don Augustine Ghado, decano di Gujeni e rettore del seminario minore di San Pietro a Katari. Il sacerdote racconta come la paura sia diventata totalizzante: si teme di essere assassinati per strada, di vedere le proprie case date alle fiamme o i propri cari rapiti.
Il 15 maggio è emersa la notizia di un drammatico sequestro nel nord-est della Nigeria, precisamente nel villaggio di Mussa, epicentro di un’insurrezione jihadista. Secondo le prime ricostruzioni, un gruppo di militanti islamisti avrebbe rapito circa 50 tra bambini e ragazzi, di età compresa tra i 2 e i 15 anni, prelevandoli da tre diverse scuole del villaggio. Uomini armati e a volto coperto hanno fatto irruzione negli istituti compiendo aggressioni violente, in un’azione presumibilmente finalizzata all’estorsione.
Mohammed Ali Ndume, senatore dello Stato di Borno, ha dichiarato all’AFP che, in base al conteggio effettuato dai responsabili locali di Mussa, le persone sequestrate sarebbero effettivamente 42. Un residente, Bukar Buba, ha invece riferito di 48 minori rapiti. Il bilancio resta tuttavia incerto: alcuni studenti risultano ancora dispersi poiché, non trovandosi in classe al momento dell’assalto, potrebbero essere riusciti a fuggire e a trovare riparo nelle aree boschive circostanti.
L’escalation, comunque, non si ferma. Pochi giorni fa, nello Stato di Kwara, un gruppo di banditi ha assaltato un posto di polizia, dato alle fiamme la residenza di un emiro e sequestrato dieci persone. Poche ore prima, un altro commando aveva fatto irruzione durante una veglia di preghiera nella vicina Ekiti, lasciando a terra tre vittime e portando via almeno 25 ostaggi.
Una violenza sistematica che colpisce duramente anche lo Stato di Kaduna, dove vive Ghado. Qui, negli ultimi tre mesi, le parrocchie di Kurmin Dangana sono state teatro di assalti costati la vita a 9 persone, mentre altre 25 sono state rapite. Un quadro drammatico che ha spinto il cancelliere dell’arcidiocesi, padre Christian Okewu Emmanuel, a scrivere al Segretario generale cattolico ad Abuja per denunciare l’emergenza e chiedere con forza “l’immediato intervento del governo centrale per intensificare gli sforzi per la protezione delle vite e dei beni nelle aree assediate”.
Kaduna e l’intera fascia centro-nord della Nigeria sono ormai l’epicentro di queste milizie, che dal 2022 il governo ha ufficialmente equiparato a cartelli terroristici. “I villaggi colpiti sono ormai luoghi fantasma”, spiega padre Ghado, lanciando l’allarme sull’emergenza sfollati: chi fugge “trova rifugio in campi di fortuna, mentre le parrocchie devastate sono inaccessibili, interrompendo così ogni forma di assistenza e cura pastorale per la gente”.
Di per sé, la religione ha poco a che vedere con l’escalation di violenze degli ultimi tempi. “Nel nord-est ci sono Stati a maggioranza musulmana dove l’azione dei terroristi non ha risparmiato nessuno. Questa gente non sceglie le vittime in base alla confessione religiosa: ciò che interessa loro sono i soldi dei riscatti”, ha chiarito il decano.
Secondo la sua analisi, a fungere da volano per questa criminalità sistematica sarebbero la mancanza di volontà da parte delle autorità governative nel contrastare l’illegalità in modo concreto e l’incapacità di impedire ad attori non statali di farsi giustizia da sé. A questo si aggiunge un ulteriore, grave fattore: “La totale assenza delle istituzioni in quelle che possono essere definite ‘aree ingovernabili’, ampie porzioni di territorio prive di presidi di sicurezza che diventano così terreno fertile per ogni tipo di attività terroristica”.
FONTE: OSSERVTAORE ROMANO