venerdì, Aprile 17, 2026

Africa → Sudan: la crisi umanitaria più grande e più ignorata al mondo

Corte Penale Internazionale Nazhat Shameem Khan ha aggiornato il Consiglio di Sicurezza dell’ONU

by Phantasmagoria-Pacis
la crisi umanitaria piu grande e piu ignorata al mondo

Pochi giorni fa la sostituta procuratrice della Corte Penale Internazionale Nazhat Shameem Khan ha aggiornato il Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla situazione in Sudan, definita dall’organizzazione stessa “la più grande crisi umanitaria al mondo”. Il rapporto di Khan è a dir poco drammatico e riporta scenari di crimini di guerra e crimini contro l’umanità, entrambi confermati dalle indagini della Corte:

“La caduta di al-Fasher nelle mani della RSF è stata accompagnata da una campagna organizzata e calcolata di profonda sofferenza, che ha preso di mira in particolare le comunità non arabe”.

“Stupri, detenzioni arbitrarie, esecuzioni, fosse comuni, tutti perpetrati su vasta scala. Molti di questi crimini sono stati filmati ed esaltati da coloro che li hanno commessi,” ha affermato Khan.

Gli sviluppi ad al-Fasher arrivano dopo quasi tre anni di guerra civile, durante cui l’esercito di Khartoum e le milizie paramilitari delle Forze di Supporto Rapido (Rapid Support Forces, RSF, in inglese) si sono scontrate in lotte sanguinose che hanno visto nei civili le vittime più colpite. Come ha infatti evidenziato Khan, al-Fasher non è un caso unico, anzi. Secondo Khan, “questa criminalità si sta ripetendo in una città dopo l’altra nel Darfur. Continuerà fino a quando questo conflitto, e il senso di impunità che lo alimenta, non saranno fermati”.

Questo “senso di impunità” potrebbe derivare anche dal fatto che entrambe le parti coinvolte nel conflitto stanno facendo affidamento sul supporto di “attori esterni”, le cui azioni e movimenti sono difficili da tracciare e, di conseguenza, condannare. Un’apertura più netta alle indagini svolte dalla Corte Penale Internazionale, nonché una collaborazione piena nell’assicurare gli indagati dalla Corte alla giustizia, potrebbero essere compromettenti sia per le RSF che per le stesse forze governative.  

Il rapporto “A War of Atrocities” (“Una Guerra di Atrocità”), redatto dalla Independent International Fact-Finding Mission for the Sudan (Missione Internazionale Indipendente d’inchiesta per il Sudan) su indicazione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, ha infatti appurato che 

“sia le Forze Armate Sudanesi (SAF) che le Forze di Supporto Rapido (RSF) sono state responsabili non solo di attacchi diretti e su larga scala contro i civili, ma anche della distruzione su vasta scala di infrastrutture essenziali per la sopravvivenza, tra cui centri medici, mercati, sistemi di approvvigionamento alimentare e idrico e campi profughi”.

Il rapporto però non condanna solo gli esecutori di questi crimini orrendi, ma indirettamente anche la comunità internazionale, che, nonostante sia in possesso degli strumenti per agire, rimane pressoché inerme: il think tank International Crisis Group (ICG) ha definito “insufficienti” gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra, mentre Amnesty International ha definito la risposta mondiale “del tutto inadeguata”.

Il tentativo più concreto di istituire un cessate il fuoco e terminare le ostilità è al momento rappresentato dalla cosiddetta “Quad initiative”, lanciata dagli USA con l’obiettivo di far cooperare Egitto, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti – gli attori esterni più coinvolti nel conflitto – ed utilizzare la loro influenza per portare forze governative e RSF al tavolo delle negoziazioni. Ma può tale tentativo essere credibile quando un recente rapporto di Sentry, organizzazione investigativa no-profit che mira a smantellare le reti multinazionali predatorie che lucrano su guerre e conflitti, ha affermato che uomini d’affari degli Emirati Arabi Uniti che fornivano mercenari colombiani alle RSF erano collegati a un alto funzionario del governo degli Emirati Arabi Uniti? O quando un rapporto interno ONU – visionato da agenzie di stampa come Reuters e The Guardian – dichiara di avere “prove attendibili” che proprio gli Emirati Arabi Uniti abbiano violato l’embargo di armi in Sudan?

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