Il 19 marzo alla Casa Bianca si è svolto un incontro tra il presidente statunitense Donald Trump e la premier giapponese Sanae Takaichi. L’incontro è avvenuto pochi giorni dopo che Trump aveva chiesto ai tradizionali alleati degli Stati Uniti, tra cui Giappone e Cina, di fornire supporto nel conflitto con l’Iran, in particolare attraverso un contributo militare finalizzato alla riapertura dello stretto di Hormuz.
Le richieste del presidente statunitense hanno tuttavia incontrato resistenze dagli alleati, aumentando le tensioni e l’irritazione di Washington. L’incontro si presentava, dunque, complesso per la premier giapponese, che non aveva acconsentito all’invio di forze navali nello stretto, come richiesto da Trump.
Ciò nonostante, i leader dei due paesi hanno mostrato una reciproca cordialità durante il loro scambio diplomatico. Questo, perché, la guerra in Medio Oriente starebbe mettendo alle strette la sicurezza energetica del Giappone: circa il 70 per cento del petrolio importato da Tokyo transita infatti attraverso lo stretto di Hormuz. Di fronte a questa situazione, la premier giapponese ha condannato gli attacchi dell’Iran, riaffermando la centralità della cooperazione con gli Stati Uniti e indicando Trump come “l’unico in grado di riportare la pace nel mondo”.
Dal canto suo, Trump ha elogiato Takaichi per la sua disponibilità, affermando che il Giappone, a seguito dell’incontro, si dichiarerà presto pronto a intervenire, confrontando la buona volontà giapponese con la prudenza mostrata dagli stati della NATO. Tuttavia, il presidente non ha precisato quali fossero queste “dichiarazioni” né quali eventuali impegni abbia assunto Takaichi, che in precedenza aveva più volte richiamato i vincoli legali del Giappone, la cui Costituzione prevede la cosiddetta “rinuncia alla guerra”.
Durante l’incontro, non sono mancati momenti di tensione e battute controverse. Alla domanda di un giornalista giapponese sul perché Trump non avesse informato la premier prima degli attacchi statunitensi all’Iran, il presidente ha risposto che il suo intento era generare un colpo di scena, aggiungendo: “E chi può saperlo meglio del Giappone? Voi perché non ci avete avvertiti di Pearl Harbor?” La leader giapponese non ha reagito a parole; la sua espressione contraddetta, tuttavia, è destinata a diventare un’immagine simbolo dell’incontro.
Le reazioni sui social media sono state molteplici, oscillando tra accuse di ignoranza e scortesia nei confronti del presidente statunitense e osservazioni secondo cui quest’ultimo non considererebbe il Giappone un partner alla pari. Non sono, poi, mancati appelli affinché il Giappone denunciasse pubblicamente i commenti di Trump.
La realtà politica, tuttavia, indica una tacita intesa tra i due paesi a procedere con cautela per evitare conflitti pubblici, dovuta dal fatto che entrambe le parti dipendono l’una dall’altra: Washington conta sul Giappone per ospitare 50.000 soldati e una serie di armi hi-tech di grande potenza, mentre il Giappone fa affidamento sull’ombrello nucleare statunitense per scoraggiare vicini ostili e dotati di armi atomiche. Inoltre, sul piano commerciale, Washington e Tokyo hanno già annunciato una collaborazione, con la creazione di un’azienda a duplice partecipazione che investirà fino a 40 miliardi di dollari nella costruzione di piccoli reattori nucleari negli Stati Uniti, e dove i due Paesi collaboreranno anche alla realizzazione di impianti per lo sfruttamento del gas naturale.