lunedì, Settembre 21, 2026

Mahiques chiede a Milei di modificare il progetto di riforma del Codice Penale

Il piano presentato da Patricia Bullrich viene modificato dall’attuale ministro della Giustizia perché ha rilevato delle “incongruenze” e afferma che non sarebbe mai passato in Parlamento.

by Adriana Randazzo

Il nuovo ministro della Giustizia, Juan Bautista Mahiques, durante la riunione nella residenza di Quinta de Olivos, ha illustrato le motivazioni che hanno spinto il governo Milei ad abbandonare il progetto di riforma del Codice Penale, precedentemente promosso dalla sua stessa gestione. Mahiques ha dichiarato di aver riscontrato incongruenze e sproporzioni in alcune pene, nonché contrasti con sentenze consolidate della Corte Suprema, sollevando inoltre un problema di carattere politico: il testo, così com’era impostato, non avrebbe mai superato l’esame parlamentare.

La riforma era stata proposta da Patricia Bullrich prima di lasciare il gabinetto di Milei per unirsi ai libertari al Senato. Bullrich aveva promesso che avrebbe messo ordine nel sistema giudiziario, garantendo un inasprimento delle pene e ponendo fine alla tendenza a considerare il colpevole come una vittima — visione che, a suo avviso, spiegava perché molti reati rimanessero impuniti.

Fu questo il punto di partenza da cui giuristi, giudici, avvocati penalisti e membri del Ministero della Sicurezza cominciarono a lavorare alla stesura della riforma.

Il testo originario era composto da 912 articoli, ma a seguito dell’analisi condotta da Mahiques si è giunti alla conclusione che dovesse essere più tecnico e più snello: la versione rivista conta ora 540 articoli. L’analisi integrale delle pene previste ha messo in luce diverse incongruenze che rendevano il testo, nelle parole delle fonti citate, “troppo personalizzato e non in linea con l’ideario libertario”. L’ostacolo principale è stato tuttavia di natura politica: nella sua forma originaria, il progetto non avrebbe ottenuto l’approvazione parlamentare, configurandosi come una potenziale sconfitta per il governo.

Tra gli esempi portati a sostegno delle incongruenze giuridiche figurano: la penalizzazione del possesso di marijuana per uso personale, già dichiarata inammissibile dalla Corte Suprema in diverse sentenze; e una norma in materia di confisca dei beni che faceva riferimento a un decreto dichiarato incostituzionale da un tribunale competente. Sul piano della proporzionalità delle pene, un caso emblematico: lanciare un sasso durante una manifestazione avrebbe comportato una pena massima di nove anni di reclusione, a fronte degli otto previsti per l’omicidio colposo.

Questi cambiamenti non intendono tuttavia abbandonare il principio dell’inasprimento delle pene: “chi la fa, la paga — non si negozia”, ha ribadito una fonte ufficiale.

Vi è infine consenso sulla necessità di procedere rapidamente sui cosiddetti reati “di strada” — truffe, violenza con i veicoli, guida in stato di ebbrezza, maltrattamento animale — con l’obiettivo di ottenere su questi punti una rapida approvazione parlamentare.

Adriana Randazzo

Fonte: Clarín

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