Trent’anni fa Pauline Hanson era proprietaria di una friggitoria con poca esperienza nel mondo della politica, eppure riuscì a conquistare un seggio nel Parlamento australiano. Oggi è nota per la sua retorica contro l’immigrazione e per le sue provocazioni parlamentari. Dopo oltre un decennio ai margini della scena politica, il suo partito One Nation torna sotto i riflettori, trainato dal crescente malcontento di quegli elettori stanchi di una politica tradizionale che non ascolta i loro bisogni.
Il 21 marzo segna una data importante per One Nation: alle elezioni statali nel South Australia il partito ha ottenuto il secondo risultato più alto in termini di voti, superando il 20%. È la prima volta che un evento simile si verifica in un sistema politico come quello australiano, storicamente dominato da due soli grandi partiti.
Nonostante la netta vittoria del premier laburista uscente Peter Malinauskas, One Nation eleggerà almeno tre candidati, sottraendo consensi soprattutto al Partito Liberale, principale forza conservatrice di opposizione. Questo avanzamento rappresenta, secondo gli analisti, un segnale preoccupante per i due partiti tradizionali, e potrebbe ridisegnare gli equilibri della politica australiana.
One Nation è da sempre associato a politiche anti-immigrazione: già nel suo primo discorso parlamentare del 1996, Pauline Hanson avvertiva che l’Australia rischiava di essere “inondata dagli asiatici”, stabilendo fin da subito il tono e l’approccio che avrebbero caratterizzato il partito.
Dopo un exploit iniziale, il consenso per One Nation era rimasto per anni a percentuali modeste. Solo l’anno scorso il partito ha registrato una crescita al 6,4%, favorita dalle tensioni interne tra il Partito Liberale e i suoi alleati dei Nationals, nonché da una crisi del costo della vita che ha spinto molti elettori a cercare alternative. I sondaggi nazionali di quest’anno lo collocano ormai al secondo posto dopo i Laburisti.
Le testimonianze di Brittany, ex sostenitrice della coalizione Liberal-Nationals, e di Andrew Sheffield, ex elettore laburista, raccontano una storia comune: i partiti che li rappresentavano non sembrano più capaci di rispondere alle difficoltà quotidiane della popolazione, dal caro affitti all’aumento generale dei prezzi.
Con Cory Bernardi alla guida della campagna elettorale nel South Australia, One Nation ha promesso di aumentare l’offerta abitativa e di limitare l’immigrazione — nonostante quest’ultima non sia di competenza dei governi statali.
Quello ottenuto nel South Australia è un risultato inatteso, che conferma una tendenza più ampia: gli elettori australiani si stanno progressivamente allontanando dai grandi partiti, dando sempre più spazio a formazioni un tempo considerate marginali.
Fonte: BBC