Il 25 aprile si sono svolte in Palestina le prime elezioni amministrative dall’inizio delle ostilità a Gaza. Il voto si è tenuto in 11 città della Cisgiordania e in 182 villaggi, oltre che a Deir el-Balah, nella Striscia centrale. L’affluenza si è attestata al 53,44%, in lieve calo rispetto alle precedenti elezioni locali del 2021-2022 tenutesi in Cisgiordania.
Si tratta di un evento di forte rilievo simbolico e politico: a Deir el-Balah gli elettori sono tornati alle urne per la prima volta dopo oltre vent’anni. I residenti, come gran parte della popolazione di Gaza, non eleggevano i propri rappresentanti locali da quando Hamas ha assunto il controllo della Striscia nel 2007. Non a caso, Ramiz Alakbarov, vicecoordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, ha definito il voto “un’importante opportunità per i palestinesi di esercitare i propri diritti democratici in un periodo eccezionalmente difficile”.
I risultati preliminari delineano per ora un quadro favorevole ai candidati sostenuti da Fatah, il principale partito palestinese laico e moderato, rivale di Hamas e forza guida dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP). Va però considerato che, nelle principali città della Cisgiordania, la competizione è stata limitata a liste legate a Fatah e a candidati indipendenti vicini ad altre fazioni: è la prima volta in sei tornate amministrative che nessun altro movimento presenta ufficialmente proprie liste.
Hamas, infatti, non ha partecipato direttamente al voto. Per questo motivo le elezioni sono state lette soprattutto come un test indiretto per misurare il consenso attorno al movimento islamista, dopo due decenni di dominio sulla Striscia e oltre due anni di devastazioni legate all’invasione israeliana. In questo senso, l’attenzione si è concentrata sui candidati indipendenti ritenuti vicini ad Hamas, considerati il vero indicatore del sostegno ancora goduto dal gruppo. A Deir el-Balah, secondo i risultati preliminari, avrebbero ottenuto solo 2 seggi su 15, dato che alcuni osservatori interpretano come un possibile segnale di indebolimento del consenso popolare verso il movimento.
Per l’ANP il voto rappresenta anche un’opportunità di riaffermare la propria legittimità e capacità di governo nella Striscia, dopo anni di accuse di clientelismo, corruzione e inefficienza.
Eppure, al di là del risultato elettorale, il clima fuori dai seggi resta segnato da profonda disillusione. Molti palestinesi considerano queste votazioni solo come un procedimento formale, dal momento che molte decisioni politiche nei territori occupati continuano a dipendere dall’approvazione israeliana. Sul territorio, intanto, proseguono l’espansione degli insediamenti, l’annessione di terre con la forza e le operazioni militari israeliane, mentre l’ANP appare incapace di garantire protezione ai propri cittadini.
Dopo il voto, il presidente Mahmoud Abbas ha dichiarato: “Siamo soddisfatti dello svolgimento delle elezioni. Prima si sono tenute le elezioni studentesche, poi quelle dei consigli locali, seguite il mese prossimo dalle elezioni del movimento Fatah e quindi dalle elezioni del Consiglio Nazionale Palestinese: tutte si svolgeranno quest’anno”. Aggiungendo: “Diciamo al mondo che siamo democratici, crediamo nella democrazia e nel pluralismo, e meritiamo uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme Est come capitale”.
Photo credit: Munir Nasr, CC BY-SA 3.0 IGO https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/igo/deed.en, via Wikimedia Commons