martedì, Maggio 5, 2026

Cuba condanna le nuove sanzioni americane

Trump firma un decreto esecutivo contro funzionari cubani dei settori energetico, militare e finanziario. L'Avana risponde con fermezza mentre il blocco petrolifero aggrava blackout e carenze di carburante sull'isola.

by Adriana Randazzo
Cuba e sanzioni americane

Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez ha definito «illegali e abusive» le nuove sanzioni annunciate venerdì dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump contro l’isola caraibica. Il decreto esecutivo firmato dalla Casa Bianca prende di mira funzionari attivi nei settori dell’energia, della difesa, della finanza e della sicurezza di Cuba, oltre a coloro che Washington accusa di aver commesso violazioni dei diritti umani o atti di corruzione. La mossa si inserisce in una strategia più ampia di inasprimento della politica estera americana nei confronti dell’Avana, che Trump ha esplicitamente dichiarato di voler sottrarre alla guida comunista.

Scrivendo sulla piattaforma X, Rodríguez ha denunciato che le misure coercitive unilaterali violano la Carta delle Nazioni Unite e mirano a imporre una punizione collettiva al popolo cubano. Il ministro ha condiviso immagini delle manifestazioni di piazza, descrivendole come una dimostrazione di difesa della patria, e ha concluso con un messaggio netto: «Il nostro popolo non si piega».

Primo maggio davanti all’ambasciata USA

L’annuncio delle sanzioni è coinciso con le celebrazioni della Festa dei Lavoratori. Nella giornata di venerdì, migliaia di cubani hanno sfilato davanti all’ambasciata americana a L’Avana per protestare contro il blocco petrolifero imposto dagli Stati Uniti, che ha provocato interruzioni di corrente su larga scala e gravi carenze di carburante in tutto il Paese. Le conseguenze si fanno sentire negli ospedali, nei trasporti pubblici e nelle scuole. Da quando il blocco è entrato in vigore, soltanto una petroliera russa è riuscita a raggiungere l’isola.

«Il blocco e il suo rafforzamento causano enormi danni a causa del comportamento intimidatorio e arrogante della più grande potenza militare del mondo.» — Miguel Díaz-Canel, presidente di Cuba
Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha affidato a X la risposta ufficiale dell’Avana, denunciando l’atteggiamento di Washington come intimidatorio e arrogante. La reazione cubana si inserisce in un quadro di tensioni crescenti, ma anche di trattative in corso: appena due mesi fa, a marzo, lo stesso Díaz-Canel aveva confermato che Cuba e Stati Uniti stavano negoziando per normalizzare i rapporti bilaterali. Le nuove sanzioni sembrano contraddire quella finestra diplomatica, almeno per il momento.

Trump e la retorica del «takeover»

Venerdì sera, parlando davanti a una platea in Florida, Trump ha usato toni sorprendentemente diretti riguardo alle sue intenzioni verso Cuba. Il presidente americano ha dichiarato che gli Stati Uniti prenderanno il controllo dell’isola, che si trova a soli 145 chilometri dalle coste della Florida, «quasi immediatamente». Ha evocato la possibilità di far transitare la portaerei USS Abraham Lincoln a un centinaio di metri dalla costa cubana, insinuando che di fronte a una simile dimostrazione di forza il governo dell’Avana si arrenda senza combattere. Le dichiarazioni, dal tono marcatamente provocatorio, non hanno trovato riscontro in annunci ufficiali di operazioni militari.

Trump ha inoltre minacciato l’introduzione di tariffe doganali sui prodotti importati negli Stati Uniti da qualsiasi Paese che fornisca petrolio a Cuba, una misura che mira ad isolare ulteriormente l’isola sul piano energetico e commerciale e che potrebbe coinvolgere anche alleati tradizionali di Washington qualora decidessero di aggirare il blocco.

Una tensione che viene da lontano

Il rapporto tra Stati Uniti e Cuba è segnato da decenni di antagonismo. Le radici del conflitto risalgono al 1959, quando Fidel Castro rovesciò il governo filostatunitense portando al potere un regime comunista. L’embargo economico e commerciale americano sull’isola è in vigore dal 1960 e rappresenta uno dei conflitti bilaterali più longevi della storia contemporanea. Quest’anno Cuba celebra il centenario della nascita di Castro, una ricorrenza che assume un significato simbolico ancora più marcato nel contesto delle attuali pressioni americane. Il governo dell’Avana continua a presentare le sanzioni come uno strumento di aggressione imperialista, mentre Washington le giustifica come risposta alle violazioni dei diritti civili e alla repressione politica interna.

La crisi in corso dimostra ancora una volta quanto fragile rimanga qualsiasi prospettiva di distensione tra i due Paesi, stretti in una rivalità ideologica e geopolitica che né i cambi di amministrazione né i tentativi di dialogo sono riusciti finora a sciogliere in modo stabile.

Fonte: BBC News Latin America

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