giovedì, Maggio 14, 2026

Pechino sospende per due anni la condanna a morte di due ex ministri della Difesa

La decisione si inserisce nella vasta campagna di epurazione militare voluta da Xi Jinping, mentre gli analisti si interrogano sulle implicazioni politiche e strategiche della scelta

by Rachele Gabbin
Pechino sospende per due anni la condanna a morte di due ex ministri della Difesa

Nella giornata di giovedì, Pechino ha sospeso per un periodo di due anni la condanna a morte di due ex ministri della Difesa. Al termine di questo periodo, qualora i due ex generali mantengano una condotta considerata irreprensibile, la sentenza verrà automaticamente commutata in ergastolo senza possibilità di libertà condizionale.

I due ex ministri coinvolti sono Wei Fenghe e Li Shangfu, entrambi accusati di corruzione dalle autorità cinesi. Wei Fenghe ha ricoperto la carica di ministro della Difesa dal 2018 al 2023. A succedergli è stato Li Shangfu, rimasto in carica per meno di otto mesi nel corso del 2023. Entrambi erano stati posti sotto indagine nello stesso anno dall’organismo anticorruzione delle forze armate cinesi.

I media statali cinesi avevano già contribuito a costruire un’immagine fortemente negativa di Li, accusandolo di “gravi violazioni della disciplina del Partito e della legge”. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’ex ministro avrebbe sfruttato i propri incarichi per ottenere vantaggi personali e favorire terzi nella gestione delle nomine, ricevendo in cambio ingenti somme di denaro e beni di valore.

L’annuncio si inserisce nella vasta campagna anticorruzione promossa dal leader cinese Xi Jinping, volta a rafforzare il controllo del Partito Comunista sulle forze armate e a colpire la corruzione anche ai vertici dell’apparato militare. La stretta ha recentemente coinvolto anche Zhang Youxia, uno dei generali più influenti del Paese ed ex responsabile delle operazioni quotidiane dell’esercito, rimosso dall’incarico a gennaio.

Secondo il quotidiano ufficiale PLA Daily, le nuove operazioni avrebbero l’obiettivo di “eliminare le influenze tossiche” all’interno dell’esercito e di favorire un “profondo rinnovamento” delle forze armate, “imprimendo un forte impulso al progetto di costruzione di un esercito potente”.

L’epurazione avrebbe già colpito una parte significativa dei circa due milioni di effettivi dell’Esercito Popolare di Liberazione (EPL). In particolare, uno studio pubblicato a febbraio dal Center for Strategic and International Studies di Washington evidenzia che almeno 36 generali e tenenti generali sono stati ufficialmente rimossi dal 2022, mentre altri 65 ufficiali risultano scomparsi dalla scena pubblica o potenzialmente destituiti.
Secondo il rapporto, questa nuova ondata di epurazioni potrebbe essere finalizzata all’ammodernamento dell’esercito, ma al tempo stesso rischierebbe di compromettere la capacità delle forze armate di condurre operazioni complesse, indebolendone la prontezza operativa.

Ad ogni modo, secondo alcuni analisti, la decisione di sospendere la condanna dei due ex ministri potrebbe rappresentare un segnale di cambiamento da parte del governo cinese, forse legato a esigenze di immagine internazionale in vista di un possibile riequilibrio dei rapporti con l’Occidente, dove il ricorso alla pena di morte è oggetto di crescenti critiche.

Altri osservatori interpretano invece la scelta come una mossa funzionale al consolidamento del potere di Xi Jinping, un modo per riaffermare il controllo del Partito Comunista sull’apparato militare evitando che l’esecuzione di figure di alto profilo possa alimentare tensioni interne o divisioni nelle forze armate.

FONTE: CNN

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