giovedì, Maggio 14, 2026

L’Arabia Saudita attacca l’Iran con raid segreti di rappresaglia

L’aviazione di Riad avrebbe colpito Teheran a fine marzo in risposta agli attacchi subiti

by Rachele Gabbin
L’Arabia Saudita attacca l’Iran con raid segreti di rappresaglia

Secondo Reuters l’Arabia Saudita avrebbe condotto una serie di attacchi non dichiarati contro l’Iran in risposta alle offensive subite dal regno durante la guerra in Medio Oriente. La notizia è stata confermata da quattro fonti: due funzionari occidentali e due funzionari iraniani a conoscenza della questione.

Si tratterebbe della prima volta che il regno conduce direttamente un’operazione militare in territorio iraniano. Gli attacchi, portati a termine dall’aviazione saudita, sarebbero stati effettuati alla fine di marzo, secondo gli informatori, che li hanno definiti “semplici attacchi di rappresaglia in risposta alle offensive subite dall’Arabia Saudita”.

Anche gli Emirati Arabi Uniti avrebbero effettuato attacchi militari contro Teheran. Lo ha riportato lunedì il Wall Street Journal. Complice la vicinanza geografica, lo Stato è stato il bersaglio principale dell’Iran durante la cosiddetta ‘Terza Guerra del Golfo’: con oltre 2.800 tra missili e droni, l’offensiva iraniana ha superato per intensità persino quella diretta contro Israele. Tali attacchi hanno inflitto pesanti colpi sia alle infrastrutture che alla reputazione internazionale del Paese, con ripercussioni a lungo termine su traffico aereo, turismo e mercato immobiliare. Tra i danni più critici figura il colpo inferto al principale impianto di estrazione di gas naturale della Adnoc Gas, la cui piena operatività non potrà essere ripristinata prima di due anni.

Pur non avendo mai ammesso il coinvolgimento diretto, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita hanno più volte richiamato il diritto alla difesa contro i droni e i missili iraniani lanciati da Teheran. Se confermati, i nuovi attacchi assumerebbero un peso significativo, poiché dimostrerebbero il coinvolgimento diretto dei due paesi nel conflitto e potrebbero avere conseguenze serie nell’eventualità in cui il cessate il fuoco tra Stati Uniti, Israele e Iran dovesse saltare, riaprendo le ostilità.

I due paesi hanno tuttavia adottato approcci distinti nel corso del conflitto in Medio Oriente. Gli Emirati Arabi Uniti hanno tenuto una linea più aggressiva, mantenendo solo sporadici contatti diplomatici pubblici con Teheran. Abu Dhabi ha chiuso scuole, circoli ed esercizi commerciali legati all’Iran, negato visti e permessi di transito ai cittadini iraniani e appoggiato le risoluzioni statunitensi in sede ONU che chiedevano la riapertura forzata dello stretto di Hormuz.

L’Arabia Saudita, al contrario, ha cercato di contenere l’escalation, mantenendo un dialogo regolare con l’Iran anche attraverso l’ambasciatore iraniano a Riyadh. Un alto funzionario del ministero degli Esteri saudita ha evitato di pronunciarsi direttamente su un possibile accordo di de-escalation con Teheran, dichiarando però: “Riaffermiamo la posizione costante dell’Arabia Saudita a favore della de-escalation, della moderazione e della riduzione delle tensioni, nell’obiettivo di perseguire stabilità, sicurezza e prosperità per la regione e i suoi abitanti”.

La strategia di Riad sembra comunque aver dato i suoi frutti nel contenere l’escalation iraniana. Verso la fine di marzo, l’azione diplomatica unita alla minaccia saudita di adottare una linea più dura, sulla scia di quella emiratina, ha favorito un’intesa per la distensione. Secondo fonti occidentali, i risultati sono evidenti nei numeri: dai 105 raid con droni e missili registrati contro il Regno nella settimana dal 25 al 31 marzo, si è scesi a poco più di 25 nei primi sei giorni di aprile.

 

FONTE: REUTERS

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